La storia criminale di Salvatore Mirabella emersa dalla sentenza Mercurio: la guida del gruppo di Castello Ursino, le estorsioni e lo scontro con Bucolo
Per anni sarebbe stato uno degli uomini di riferimento del gruppo mafioso di Castello Ursino, fino ad assumerne la responsabilità durante la detenzione degli esponenti storici. Poi il ritorno nel sodalizio, la battaglia per il controllo delle estorsioni e lo scontro con Rosario Bucolo ed Ernesto Marletta, concluso con l’allontanamento e il passaggio verso il gruppo attivo a San Cristoforo.
È la storia criminale di Salvatore Mirabella, conosciuto negli ambienti mafiosi come “Turi Palocco”, ricostruita nella sentenza di primo grado n. 374/2026 emessa dal Gup del Tribunale di Catania Sebastiano Fabio Di Giacomo Barbagallo.
Il giudice ha esaminato le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, il racconto reso dal coimputato Rosario Bucolo dopo l’avvio della sua collaborazione e le conversazioni intercettate nel corso delle indagini.
Ne emerge il profilo di un uomo profondamente inserito nelle dinamiche della famiglia Santapaola-Ercolano e, in particolare, nell’articolazione territoriale di Castello Ursino.
Gli inizi nel gruppo di Castello Ursino
Rosario Bucolo ha raccontato di avere conosciuto Salvatore Mirabella nel 2001.
In quel periodo Mirabella sarebbe già appartenuto al gruppo di Castello Ursino, mentre Bucolo si trovava ancora in una fase di semplice avvicinamento al sodalizio. Quest’ultimo accompagnava Ernesto Marletta, si metteva a disposizione degli uomini del gruppo, ma non partecipava ancora alle decisioni più riservate.
Secondo la ricostruzione contenuta nella sentenza, il gruppo di Castello Ursino era storicamente riconducibile a Natale D’Emanuele, ma al suo interno aveva acquistato un ruolo sempre più rilevante Ernesto Marletta.
Proprio attorno a D’Emanuele e Marletta si sarebbero formate, nei primi anni Duemila, due diverse componenti.
Bucolo ha collocato Mirabella nello schieramento più vicino a Marletta, insieme allo stesso Bucolo, a Raccuglia e a Mario Privitera.
Dall’altra parte si trovavano gli uomini maggiormente legati a Natale D’Emanuele, tra i quali i fratelli Bonaccorso e Francesco Napoli.
La riunificazione dopo le divisioni interne
Le due componenti avrebbero operato nello stesso territorio, ma facendo riferimento a nomi differenti.
Per superare la frattura venne organizzato, secondo Bucolo, un incontro in una masseria nei pressi di Gelso Bianco.
Alla riunione avrebbero preso parte Natale D’Emanuele, Ernesto Marletta, Rosario Bucolo, Salvatore Mirabella e alcuni esponenti della famiglia Bonaccorso.
Durante quella “mangiata” sarebbe stato deciso di mettere da parte i contrasti e ricostituire un unico gruppo di Castello Ursino.
Mirabella rimase tra gli uomini maggiormente legati a Marletta, soprattutto dopo l’arresto di quest’ultimo nel 2007.
L’autorizzazione a gestire gli affari
La detenzione di Marletta aprì un problema di comando.
Gli uomini rimasti liberi continuarono a gestire le attività illecite, occupandosi in particolare delle estorsioni e del mantenimento economico dei detenuti e delle loro famiglie.
Questa autonomia sarebbe stata inizialmente contestata da altri esponenti della famiglia mafiosa. Bucolo ha raccontato di essere stato convocato da Enzo Aiello, all’epoca figura di vertice della famiglia Santapaola-Ercolano.
Aiello avrebbe riconosciuto Ernesto Marletta come responsabile di Castello Ursino, autorizzando tuttavia Bucolo, Raccuglia e Mirabella a continuare la gestione del gruppo durante la sua detenzione.
In questa fase Mirabella avrebbe quindi operato con una precisa legittimazione proveniente dai vertici dell’organizzazione mafiosa.
Il ritorno alla guida tra il 2012 e il 2013
Uno dei passaggi centrali della storia criminale di Mirabella riguarda il biennio 2012-2013.
Secondo Bucolo, Mirabella sarebbe tornato alla guida di Castello Ursino per volontà di Daniele Nizza.
La maggior parte degli uomini storicamente appartenenti al gruppo si trovava in carcere e Mirabella era considerato una delle poche persone libere che conoscevano gli affari e gli equilibri interni del territorio.
Diversi collaboratori di giustizia lo hanno indicato come responsabile o capo del gruppo in quel periodo.
Silvio Corrà ha riferito di avere conosciuto Mirabella nel 2013 e lo ha descritto come il responsabile di Castello Ursino. Fu proprio Mirabella, secondo il collaboratore, a presentargli Rosario Bucolo come affiliato al gruppo.
Accanto a Mirabella vengono indicati Santo Missale, Andrea Corallo, Corrado Monaco e Pierpaolo Di Gaetano.
Un altro collaboratore, Alfredo Palio, ha reso dichiarazioni sul ruolo di Mirabella quale responsabile del sodalizio negli anni 2012 e 2013. La sentenza richiama anche ulteriori dichiarazioni secondo cui, fino al suo arresto del 2013, “Turi Palocco” sarebbe stato il capo del gruppo.
La gestione delle estorsioni
Mirabella non avrebbe ricoperto soltanto un ruolo formale.
Le dichiarazioni riportate nella sentenza lo collocano nella gestione delle attività illecite e, in particolare, delle estorsioni.
Silvio Corrà ha raccontato che Mirabella gestiva la cosiddetta “carta delle estorsioni”, cioè l’insieme delle entrate provenienti dagli imprenditori sottoposti alle richieste di denaro.
Mirabella sarebbe stato affiancato da Franco Petralia, Andrea Corallo, Corrado Monaco, Pierpaolo Di Gaetano e Santo Missale.
Quest’ultimo avrebbe avuto il compito di raccogliere le somme e custodire la cassa comune del gruppo, tenuta, secondo le dichiarazioni riportate in sentenza, presso un’agenzia di pompe funebri.
Le entrate servivano a finanziare l’organizzazione, sostenere gli affiliati liberi e mantenere i detenuti e le rispettive famiglie.
I rapporti con i vertici della famiglia
Mirabella avrebbe dovuto riferire quanto accadeva nel gruppo agli esponenti superiori della famiglia Santapaola-Ercolano.
Corrà ha raccontato che Francesco Santapaola gli aveva ordinato di affiancare Mirabella e di comunicargli tutto ciò che accadeva a Castello Ursino.
Mirabella era consapevole che le informazioni fornite sarebbero state successivamente trasmesse a Santapaola.
Questo sistema mostra, secondo la ricostruzione della sentenza, come il gruppo mantenesse una propria autonomia territoriale, pur rimanendo subordinato ai vertici della famiglia mafiosa catanese.
L’estorsione all’imprenditore delle casse funebri
Mirabella è stato accusato, insieme a Santo Missale, dell’estorsione commessa ai danni di un imprenditore attivo nella produzione di casse funebri.
Secondo la contestazione, tra il maggio del 2011 e il novembre del 2013 l’imprenditore sarebbe stato costretto a consegnare mille euro durante il periodo natalizio.
Il denaro sarebbe stato richiesto come contributo per il mantenimento degli affiliati detenuti e delle loro famiglie.
Rosario Bucolo ha indicato tra gli autori dell’estorsione Corrado Monaco, Santo Missale, Salvatore Mirabella e Mario Palumbo.
Bucolo ha spiegato di l’imprenditore dal 1997, quando lavorava nel settore funerario, e ha riferito che l’uomo aveva conosciuto anche Mirabella e Missale in quell’ambiente.
Per la richiesta di denaro si sarebbe sfruttato la forza intimidatrice derivante dall’appartenenza degli uomini al gruppo di Castello Ursino e alla famiglia Santapaola-Ercolano.
L’arresto e l’assenza dal territorio
La prima fase di partecipazione contestata a Mirabella si conclude il 27 novembre 2013, data collegata…
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Salvo Giuffrida
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