Mentre Pirelli chiude in bellezza la sua telenovela cinese, Ferretti resta incagliata tra rastrellamenti sotto soglia, conti in calo e un ministero della Difesa che osserva… Con il binocolo
01/08/2026
C’è una regola non scritta dell’intelligence industriale: le cose più sensibili non si nascondono nei bunker, ma nella vernice lucida di un oggetto che nessuno sospetterebbe. Un microfono in una presa di corrente, per dire. O un’elica veloce che riduce la propria firma radar sotto la chiglia di un motoscafo da 25 milioni di euro. Il caso Ferretti, i cantieri con quartier generale a Forlì che costruiscono Riva, Pershing e Custom Line per armatori che vanno da Dubai a Miami, ha in comune con un romanzo di spionaggio più di quanto la copertina patinata di una rivista di yacht possa lasciar immaginare. E il finale, con il Golden power del governo italiano che incombe sulla governance cinese del gruppo, non è ancora scritto.
Un’assemblea da soap opera geopolitica
Il 14 maggio 2026 Ferretti ha vissuto la sua “notte delle urne” più tesa da quando, nel 2012, il gruppo cinese Weichai (parte di Shandong Heavy Industry, controllata in ultima istanza dallo Stato di Pechino attraverso la Sasac provinciale dello Shandong) salvò l’azienda dal fallimento rilevandone il controllo. Da una parte la lista di Weichai, azionista al 39,5%; dall’altra quella della ceca KKCG Maritime del miliardario Karel Komárek, salita al 23% dopo un’Opa parziale. Il risultato: il fronte cinese ha vinto con il 52,3% dei voti, portando a casa otto consiglieri su nove e, soprattutto, la testa dello storico amministratore delegato Alberto Galassi, in sella da dodici anni, sostituito dall’ex numero uno di Duracell Stassi Anastassov.
KKCG non l’ha presa bene. Ha notificato alla presidenza del Consiglio e alla Consob un esposto sull’omessa notifica del Golden power da parte di Weichai, ha impugnato le delibere davanti al Tribunale delle imprese di Bologna e ha chiesto la sospensione cautelare dei diritti di voto della holding cinese. Nel comunicato ufficiale, KKCG ha parlato di “serious concerns” e di “potential failures to comply with disclosure obligations”. Il ministro dell’Industria e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha confermato che una richiesta di attivazione del Golden power “è arrivata ed è al vaglio degli uffici competenti”, precisando che la partita “non riguarda ovviamente solo il mio dicastero, ma anche innanzitutto il ministero della Difesa, avendo Ferretti anche la parte produttiva che riguarda la Difesa”.
Curiosità da manuale del contropiede: a sfidare il gigante cinese sui due fronti più delicati della finanza italiana, Ferretti e Pirelli, sono stati due investitori cechi — prima Komárek, poi, come vedremo, Michal Strnad. Prima o poi qualcuno a Praga dovrà spiegarci come si diventa, quasi per caso, i cavalieri bianchi del capitalismo italiano.
Rossano (Università Parthenope): non conta il 2012, conta il 2016
Al netto della cronaca da assemblea, la questione giuridica è più sottile di un semplice “i cinesi comandano da 14 anni, che problema c’è”. Come ricostruisce Diego Rossano, professore ordinario di Diritto dell’economia all’Università Parthenope di Napoli, in un saggio pubblicato sulla European Law and Finance Review, l’oggetto sociale di Ferretti include da sempre la costruzione di unità “civili e militari”, ma è nel 2016 che la società crea la Ferretti Security Division (FSD), progettando pattugliatori costieri compositi per clienti istituzionali. Da quel momento — non dal 2012 — scatterebbe, secondo questa lettura, l’obbligo per il socio estero di controllo di notificare la propria partecipazione ai fini del Golden power, anche se acquisita prima. “La sopravvenuta qualificazione strategica dell’impresa” può cioè “determinare l’insorgenza dell’obbligo di notifica” per partecipazioni già detenute, scrive Rossano, aggiungendo che la giurisprudenza amministrativa riconosce che “l’omessa notifica lascia all’amministrazione il potere di accertare l’inadempimento finché dura l’inottemperanza” — cioè il tempo, in questa materia, non prescrive nulla.
Non è un dettaglio giuridico: è la risposta diretta all’argomento più ripetuto dal fronte Weichai, quello del “non è cambiato nulla in quattordici anni”. Se strategicità e duale nascono nel 2016, il fatto che il controllo azionario risalga al 2012 perde senso.
C’è di più. Il fascicolo si arricchisce con il sospetto — sollevato dagli avvocati di KKCG durante l’assemblea — che gli acquisti recenti di piccole quote (Bank of China all’1,989%, la svizzera Adtech Advanced Technologies fondata da un consigliere di Weichai Power al 2,8%, Wealth Strategy Holding di Hong Kong e Yanjan International) restino tutti accuratamente sotto la soglia del 3% che farebbe scattare l’obbligo di comunicazione, ma sommati a Weichai portino il fronte cinese oltre il 45%: un possibile caso di azione concertata mai dichiarata. Insomma un rastrellamento a rate che, se confermato, ricorderebbe il precedente Alpi Aviation, produttore di droni per le forze speciali italiane la cui cessione occulta a soggetti cinesi spinse nel 2022 il Copasir — comitato parlamentare per la sicurezza — a chiedere un sistema di controllo “in stile CFIUS”, il comitato statunitense sugli investimenti esteri, capace di “cercare attivamente le acquisizioni in cui il vero acquirente è nascosto”.
Quando lo yacht diventa un pattugliatore (e viceversa)
Il pezzo più affilato del dibattito, però, riguarda ciò che l’occhio non vede: il know-how a uso duale. Lo spiega con chiarezza il generale Vincenzo Camporini, consigliere scientifico dell’Istituto Affari Internazionali, in un intervento che merita di essere citato per intero nel suo passaggio più netto: “Il caso Ferretti lo mostra bene. Costruttore di yacht di lusso, marchi come Riva e Pershing. Nulla di più lontano, in apparenza, dalla sicurezza nazionale. Eppure la presidenza del Consiglio lo ha qualificato più volte come rilevante ai fini del Golden power. La ragione sta nel sapere che il gruppo custodisce: scafi plananti oltre i 45 nodi, carbonio che riduce la firma radar, propulsione ibrida che abbatte la segnatura acustica, integrazione tra sensori e comunicazioni. Competenze civili che convertono uno yacht veloce in un pattugliatore o in un mezzo d’assalto litoraneo”.
Camporini ricorda che non si tratta di teoria: “la FSD195, derivata da uno scafo Pershing, nella versione da attacco veloce imbarca una stazione d’arma remotizzata e missili antinave” — un dettaglio confermato già nel 2016 da Defense News, che descriveva la FSD195 come un mezzo da 20 metri, 55 nodi di velocità, predisposto per un cannone Oto Melara da 12,7 mm o una torretta remotizzata. E ancora Camporini, sul nodo più delicato: “Il controllo di fatto di Ferretti è in mano a Weichai, parte di un conglomerato a controllo statale cinese. E quando emerge un trasferimento di tecnologie produttive verso un polo nautico a Qingdao, che ospita la Flotta del Mare del Nord, la domanda su quale sarà domani l’impiego di quelle competenze diventa difficile da eludere”. Il riferimento non è ipotetico: già nel 2023, secondo ricostruzioni di Milano Finanza, l’allora presidente di Weichai Tan Xuguang parlava apertamente della necessità di “implementare…
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