Business Judgment Rule e responsabilità degli amministratori: limiti e applicazione in Italia


Il contributo nasce per affrontare un tema ancora molto dibattuto che non ha ricevuto un riconoscimento codicistico ma che deve la sua genesi e l’ingresso nel nostro ordinamento grazie a varie pronunce giurisprudenziali, che verranno più avanti analizzate, le quali hanno ribadito il criterio secondo cui la business judgment rule non può essere invocata come scudo omnibus, ma trova il proprio limite nella ragionevolezza rispetto al processo decisionale adottato a monte.


1. Introduzione: chi controlla le scelte degli amministratori

Nel diritto societario, uno dei temi più dibattuti riguarda i limiti entro cui i soci, i creditori o i giudici possano sindacare le decisioni assunte dagli amministratori di una società. Ogni imprenditore è conscio che gestire un’azienda significa assumere decisioni rischiose in condizioni di incertezza (il c.d. “rischio d’impresa) come investire in un nuovo mercato, acquisire un concorrente o cedere un ramo d’azienda. Com’è chiaro, non sempre le scelte di mercato si rivelano fruttuose, e proprio nel caso di un’operazione con esito negative per la società che si sviluppa il tema di questo contributo: chi giudica le scelte degli amministratori?

La risposta dell’ordinamento non è così scontata. Accanto alla disciplina codicistica della responsabilità degli amministratori, si è fatta largo, anche nel diritto italiano, la cosiddetta Business Judgment Rule (BJR). Tale principio, elaborato originariamente dalla giurisprudenza degli Stati Uniti e gradualmente assimilata anche dall’ordinamento italiano, assolve una funzione di garanzia nei confronti degli amministratori, andando a preservare la loro autonomia gestoria ed impedendo che il giudice si possa sostituire retroattivamente all’organo amministrativo nella valutazione del merito delle decisioni imprenditoriali.

La ratio sottostante è radicata in una considerazione di ordine pratico e sistematico: chi è preposto alla guida di un’impresa opera inevitabilmente in un contesto di incertezza, dove assumere rischi calcolati non è un’eccezione ma una componente ordinaria del mandato gestorio. Da ciò ne deriva che pretendere che ogni scelta rivelatasi in seguito infelice generi responsabilità personale, equivarrebbe a paralizzare l’iniziativa imprenditoriale, esponendo gli amministratori a un sindacato giudiziale sul merito.

Società 2026, Autori: AA.VV., Ed. IPSOA, 2026. Per ogni tipo di società affronta: costituzione, funzionamento, bilancio, strumenti finanziari, operazioni straordinarie, regime fiscale, aspetti penali.
Scarica gratuitamente l’estratto

2. La responsabilità degli amministratori: il quadro normativo

La Business Judgment Rule, elaborata dalla giurisprudenza nordamericana e progressivamente recepita nel nostro ordinamento, trova nel diritto italiano una collocazione normativa soltanto implicita, ricavata per via interpretativa dalle disposizioni codicistiche in tema di diligenza e responsabilità degli amministratori. L’assenza di una norma espressa ha imposto alla dottrina e alla giurisprudenza di ricostruirne il fondamento e i limiti applicativi in via sistematica, con esiti non sempre uniformi, specie con riguardo all’estensione del principio alle società a responsabilità limitata.

Per quanto concerne le S.p.A., il codice civile disciplina la responsabilità degli amministratori di società per azioni all’art. 2392 c.c., che impone loro di adempiere i doveri previsti dalla legge e dallo statuto “con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze”. La norma individua quindi uno standard di diligenza qualificata, che tiene conto del ruolo ricoperto e delle competenze professionali del singolo amministratore. La responsabilità è solidale tra tutti gli amministratori per i danni derivanti dall’inosservanza dei doveri, salvo che si tratti di attribuzioni proprie del comitato esecutivo o di funzioni attribuite in concreto a uno o più amministratori.

Sotto il profilo della natura giuridica, quella gravante sugli amministratori si qualifica come obbligazione di mezzi e non di risultato. La distinzione è di assoluto rilievo, poiché nell’obbligazione di risultato l’inadempimento discende dalla divergenza tra il risultato conseguito e quello dovuto, mentre nell’obbligazione di mezzi il parametro di riferimento è la condotta tenuta dal debitore, che deve conformarsi al modello del comportamento diligente. In quest’ottica, la diligenza funge da criterio per misurare la correttezza dell’esecuzione della prestazione.

Il contenuto concreto di tale dovere, così come delineato dall’art. 2392 c.c., impone agli amministratori di operare in modo informato, calibrando il proprio agire sulla natura dell’incarico ricoperto e sulle competenze specifiche di cui ciascuno è portatore.

Per le società a responsabilità limitata, invece, la disciplina è dettata dall’art. 2476 c.c.

Gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall’inosservanza dei doveri imposti dalla legge e dall’atto costitutivo, con esonero per chi dimostri di essere esente da colpa e abbia fatto constare il proprio dissenso.

Se in un primo momento potevano sorgere dubbi sull’applicazione della BJR anche alla S.r.l., la giurisprudenza ha progressivamente esteso i principi elaborati sul tema facendo dell’art. 2392 c.c. il parametro di diligenza di riferimento (Cass. Civ., Sez. I, n. 20252 del 2021).

Il nodo interpretativo, comune a entrambi i tipi sociali, è se il giudice possa spingersi a valutare non solo la legittimità formale delle decisioni, ma anche il merito delle stesse.

3. Cos’è la Business Judgment Rule: origine americana e recezione italiana

La Business Judgment Rule nasce e si consolida nella giurisprudenza del Delaware, Stato di incorporazione della maggior parte delle grandi società statunitensi, dove costituisce una presunzione, operante sul piano processuale, che gli amministratori abbiano agito in modo informato, in buona fede e nell’onesto convincimento di perseguire il migliore interesse della società. Secondo questa regola, i tribunali presumono che gli amministratori abbiano agito in buona fede, sulla base di informazioni adeguate e nell’interesse della società, comportando che le loro scelte non possano essere impugnate per il solo fatto di essersi rivelate infruttuose o economicamente dannose.

L’enunciazione classica del principio risale alla sentenza Aronson v. Lewis (Del. 1984), che ha definito la BJR come «a presumption that in making a business decision the directors of a corporation acted on an informed basis, in good faith and in the honest belief that the action taken was in the best interests of the company». La presunzione non è assoluta, in quanto, il socio che impugna la decisione, può superarla dimostrando che gli amministratori hanno violato uno dei tre doveri fiduciari: il dovere di diligenza (duty of care), il dovere di lealtà (duty of loyalty) o il dovere di buona fede (good faith), oppure che la decisione è viziata da gross negligence, cioè da una negligenza grave nella fase istruttoria.

Il punto di equilibrio raggiunto dal sistema sviluppato in Delaware consiste nel “no second-guessing” del giudice, il quale non va a sindacare il merito della decisione ma si limita a verificarne il processo decisionale. Se il board si è informato adeguatamente, ha discusso senza conflitti di interessi e ha…


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 

Source link

#Adessonews

Chi Siamo

#Adessonews composta da consulenti specializzati in consulenza di finanza agevolata, con l’obiettivo di supportare imprese e privati nell’accesso a strumenti finanziari e opportunità di agevolazione.

Le nostre consulenze e attività professionali sono erogate esclusivamente da consulenti abilitati, garantendo competenza, trasparenza e professionalità in ogni fase del percorso.

Servizi Offerti

Finanziamenti e Mutui Le pratiche di finanziamento e mutuo vengono gestite unicamente da mediatori creditizi abilitati. 👉 Per queste attività non è previsto alcun costo anticipato.

Finanza Agevolata La consulenza iniziale è gratuita. Successivamente, in base alla complessità e alla tipologia dell’operazione, verrà elaborato e condiviso un preventivo personalizzato, chiaro e trasparente.

La Nostra Filosofia

#Adessonews si distingue per un approccio fondato su:

Professionalità: solo consulenti e mediatori qualificati.

Trasparenza: nessun costo nascosto o spese anticipate.

Personalizzazione: soluzioni su misura per le esigenze specifiche di ogni cliente.