L’illusione della strategia perfetta di Mosca. Perché l’analisi di Baud non convince


Dall’efficacia degli attacchi ucraini alle difficoltà incontrate da Mosca sul piano militare e logistico, emerge un quadro molto meno lineare di quello descritto dal colonnello svizzero, con obiettivi russi ancora incerti e una narrazione spesso piegata alle esigenze del Cremlino. La ricostruzione del generale Nicola Cristadoro, che mette in discussione la lettura filorussa del conflitto proposta da Jacques Baud

03/08/2026

Tra le ormai innumerevoli disamine disponibili su YouTube in cui si discetta del conflitto russo-ucraino e, in particolare, in cui si sottolinea l’indomabile superiorità morale e materiale della Federazione Russa, ve n’è una molto interessante e illuminante sul sito “Il Contesto”. Si tratta dell’intervista Clausewitz rovesciato: l’Occidente scoprirà presto la concezione russa di guerra, rilasciata dal Colonnello Jacques Baud, ufficiale in pensione dell’Esercito svizzero, nonché ex collaboratore dei servizi segreti e specialista di sicurezza. Attualmente è sotto osservazione del governo elvetico per le sue posizioni filorusse.

In seguito alla richiesta di sanzioni da parte dell’Unione europea, tuttavia, l’Ufficiale trova in patria chi lo difende, come emerge dal corsivo della giornalista Maria Jannuzzi “Jacques Baud, le sanzioni e i dubbi sotto la cupola” (RSI, 23/12/2025): “Il caso sta infatti sollevando interrogativi su come si comporta la Svizzera quando le sanzioni dell’Ue toccano cittadini elvetici. Ed è quello che vuol sapere con la sua interpellanza Franz Grüter. Il politico lucernese critica queste misure, perché colpiscono individui senza garantire loro il diritto fondamentale di essere ascoltati. Grüter sottolinea come Jacques Baud non sia accusato di atti criminali, ma di opinioni filorusse, e che in una democrazia anche le voci scomode devono essere tollerate. Denuncia poi anche la rapidità con cui l’Ue etichetta come “disinformazione” ogni posizione divergente, ricorrendo alle sanzioni anziché al confronto. E sullo stesso tenore è anche l’interpellanza del consigliere nazionale vallesano, sempre democentrista, Jean-Luc Addor”. 

Raccolgo la sfida lanciata nella parte finale del commento riportato e mi cimento in un’analisi che cerchi di confutare o, quantomeno, mettere in discussione le asserzioni del nostro protagonista. E lo faccio con un pizzico di rammarico, in quanto alla fine degli anni Novanta, quando cominciavo ad operare nell’ambito dell’intelligence militare, tra i testi su cui studiavo e mi documentavo ve ne erano un paio scritti da Baud, che all’epoca consideravo figura eminente del settore. Non che non lo sia più, per carità, quello che non ritengo più condivisibile è la posizione da lui assunta dopo l’invasione dell’Ucraina e, soprattutto, la sua permeabilità alle narrazioni del Cremlino, anche le più grossolane.

Cominciamo dall’affermazione secondo cui i danni inferti all’economia russa dal targeting dei droni ucraini sarebbe ininfluente. Tale affermazione, sottolinea Baud, è sostenuta dall’ex comandante in capo e attuale ambasciatore ucraino nel Regno Unito, Valerij Zalužnyj che, in un  editoriale su pubblicato The Telegraph l’8 luglio 2026, avverte che considerare la Russia vicina alla sconfitta è un errore strategico pericoloso. In sostanza, Zalužnyj sostiene che esultare per le singole vittorie tattiche o i raid in profondità (come i droni contro le infrastrutture petrolifere russe) impedisce di vedere il quadro strategico generale; il conflitto resta una prova di resistenza economica, industriale, logistica e psicologica a lungo termine, dove Mosca gode ancora di un peso demografico e materiale notevole e che concentrarsi solo sui successi operativi immediati distoglie l’attenzione dalla capacità della società russa di assorbire il peso del conflitto e rischia di generare false aspettative negli alleati occidentali. Tutto vero. E, in proposito, per Baud la “guerra dei droni” di Kyiv sarebbe più orientata a strategie comunicative (infowar) che alla convinzione di poter ottenere dei reali successi strategici sul campo, a causa dei danni limitati inflitti alle infrastrutture e alle risorse in generale, in considerazione delle potenzialità di Mosca. Per inciso, enuncia l’interessante concetto di gamification, cioè la trasformazione della guerra in un gioco, che giudica una conseguenza della predilezione dell’ex ministro della Difesa ucraino Mychajlo Fedorov per questo tipo di arma, in quanto appartenente ad una generazione di ossessivi game-player. A valutare dallo spropositato impiego di questa tipologia di armamento, ribadito anche nell’intervista, anche i Russi però sembrerebbero degli appassionati players.

Tornando ai danni inferti dai droni ucraini alle raffinerie e alle petroliere della flotta ombra, insomma, sarebbero solo “una lacrima nella pioggia”, passatemi la metafora. Eppure non si direbbe e, senza dilungarmi troppo, mi affido alle considerazioni della giornalista Annalisa Bottani, che con precisione e un pizzico  di pacata ironia descrive una realtà che incrina il quadro ottimistico ritratto dal colonnello svizzero. Nel suo articolo Il Ritorno della Coda. “La Russia di Putin fa i conti con la scarsità”, pubblicato su Ytali il 27 luglio 2026, infatti, in conseguenza dei reiterati attacchi alle infrastrutture petrolifere, l’impatto sulla vita quotidiana della popolazione – dunque non solo delle operazioni militari – sarebbe consistente: “Nel corso della storia dell’Unione Sovietica, dagli anni Trenta alla stagnazione brežneviana, fino alla perestrojka, le code, seppur determinate da fattori storico-economici diversi, sono state una costante della quotidianità dei cittadini sovietici. Si faceva la fila per qualsiasi cosa: abbigliamento di buona qualità, generi alimentari, vodka, scarpe, mobili, elettrodomestici, altri beni di consumo e, negli anni Settanta, anche prodotti di importazione (jeans americani, maglieria italiana o scarpe tedesche). La coda, secondo Sorokin, “era quasi un surrogato della chiesa”. Restando in piedi per ore, le persone partecipavano a una sorta di rituale al termine del quale, invece dell’Eucaristia e dell’assoluzione dei peccati, ricevevano generi alimentari e prodotti manifatturieri…Oggi, a decenni dalla crisi degli anni Novanta, nella Federazione Russa la coda è tornata…Gli attacchi ucraini con droni a lungo raggio contro le raffinerie e le infrastrutture energetiche e logistiche russe hanno causato chiusure, razionamenti e difficoltà di approvvigionamento, generando una crisi prima locale e poi nazionale…Ad oggi, la Crimea è la regione più colpita…Mentre la crisi si aggravava in Crimea, sono emerse difficoltà di approvvigionamento e restrizioni anche in diverse regioni della Federazione, dalla Russia meridionale alla Siberia…In questi mesi le code hanno rappresentato l’inquietudine e la frustrazione di un Paese che sta portando sulle proprie spalle le conseguenze economiche dell’invasione dell’Ucraina. Le interminabili attese ai distributori di benzina, in alcuni casi, hanno spinto gli automobilisti a condividere mappe e informazioni sulle stazioni ancora rifornite… Parallelamente, si è diffuso un nuovo fenomeno – il cosiddetto “turismo del carburante” – che ha visto alcuni automobilisti attraversare i confini con la Cina e il Kazakistan per fare il pieno… Il…


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