Quantum ready: come prepararsi oggi alla sfida del Q-Day


Il 90% delle aziende globali non ha un piano per affrontare le minacce alla cybersicurezza nel calcolo quantistico. Ma il “Q-Day” – la data presunta in cui i dati protetti dai classici meccanismi crittografici potrebbero essere violati daiquantum computer non è affatto lontano: 2030, forse anche prima, a seconda delle ricerche, e l’adeguamento tecnologico non è banale. Per molti CIO è il momento di studiare i rischi e aggiornare le strategie di sicurezza informatica.

«È importante investire per essere quantum-ready perché il settore quantistico avrà un impatto analogo a quello che sta avendo oggi l’intelligenza artificiale: è una tecnologia dal forte valore strategico, politico e di sicurezza nazionale», afferma Armando Novara, Chief Information Officer & CISO, Intecs. «La prospettiva che un computer quantistico sufficientemente potente possa, un giorno, decrittare i messaggi oggi protetti dagli algoritmi tradizionali apre scenari di grande rilevanza per governi e imprese. È essenziale lavorare fin da subito sulla crittografia post-quantistica e sugli algoritmi in grado di garantire la sicurezza dei dati nel lungo periodo».

Quantum computing tra cybersicurezza e rivoluzione industriale

Come hanno scritto gli analisti di McKinsey, «i team di gestione del rischio aziendale e di cybersicurezza, insieme ai loro fornitori, dovranno concentrarsi su qualcosa di più della semplice tecnologia; dovranno attuare cambiamenti strutturali nel modo in cui stabiliscono le priorità e si organizzano per affrontare la transizione al PQC (Post-Quantum Cryptography)».

McKinsey osserva che il mercato delle comunicazioni quantistiche si colloca all’incrocio tra cybersicurezza, sicurezza nazionale e infrastrutture di nuova generazione. Il fatturato è composto per lo più dalla spesa dei governi, ma la crescita futura arriverà dal privato, a cominciare dai settori telecomunicazioni e finanza.

Il valore complessivo è previsto tra 11 e 15 miliardi di dollari entro il 2035.Quattro ambiti, secondo gli analisti, sono destinati a risentire in modo significativo degli impatti del calcolo quantistico: la riservatezza a lungo termine dei dati e delle comunicazioni, l’integrità dei meccanismi di fiducia digitali,l’invisibilità crittografica e l’accumulo di debito tecnico.

«Oggi il quantum resta una materia per addetti ai lavori e l’applicazione principale è l’accelerazione di specifici carichi di lavoro che non potrebbero essere gestiti in maniera efficiente con l’informatica tradizionale», osserva Novara. «Pochi settori hanno già iniziato a muoversi concretamente, in particolare la difesa. Ma i settori interessati includono le banche, la farmaceutica e la ricerca medica, oltre alle industrie che potrebbero beneficiare delle simulazioni avanzate e della modellazione di sistemi complessi. In prospettiva, inoltre, il quantum computing e l’intelligenza artificiale potrebbero convergere, dando vita a nuove applicazioni ad alto valore aggiunto. In una seconda fase, arriveranno anche le applicazioni consumer».

Attualmente il quantum computing viene utilizzato prevalentemente attraverso piattaforme cloud. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di prototipi di algoritmi quantistici eseguiti su infrastrutture condivise. In futuro però, secondo Novara, assisteremo probabilmente a un modello ibrido, nel quale una parte delle elaborazioni sarà eseguita localmente e un’altra sarà demandata a sistemi di supercalcolo dedicati ai computer quantistici, con una progressiva convergenza tra le due architetture.

Il quantum computing e l’AI potrebbero convergere, dando vita a nuove applicazioni ad alto valore aggiunto

Armando Novara, Chief Information Officer & CISO di Intecs

Tuttavia, evidenzia Novara, il quantum computing non è solo hardware. «Oggi sta diventando più importante sviluppare gli algoritmi che disporre fisicamente di un computer quantistico. Gli algoritmi rappresentano il vero elemento di valore, consentono di ridurre la dipendenza da licenze esterne e possono essere sviluppati e testati già oggi. Al contrario, un computer quantistico on premise rimane, almeno per il momento, uno scenario poco realistico».

Crittografia post-quantistica: il percorso quantum ready di Istat

In Italia le aziende più strutturate e diverse amministrazioni o enti, stanno già lavorando su progetti rivolti alle applicazioni di sicurezza e di supercalcolo del quantum computing e tra queste c’è l’istituto nazionale di statistica, l’Istat.

«Sebbene gli scenari futuri, al momento, non siano ben definiti, e questa tecnologia non abbia ancora raggiunto un alto livello di diffusione, le sue potenzialità potranno esprimersi nell’eccezionale velocità nella risoluzione di problemi specifici, tra i quali quello degli algoritmi crittografici, l’ottimizzazione dei modelli statistici, analisi di grandi quantità di dati e accuratezza dei modelli predittivi, riconoscimento e classificazione delle immagini basati su modelli statistici», afferma Cecilia Colasanti, CIO di Istat. «Per l’Istat, oltre alle applicazioni sulla ricerca statistica, ricoprono una significativa rilevanza i temi della sicurezza e della crittografia. Il passaggio dalla crittografia classica a quella post-quantica pone una sfida IT rilevante. Le ricerche Gartner (e non solo) mostrano come resti confermata l’aspettativa che il quantum computing potrà decifrare gli algoritmi di cifratura a chiave pubblica entro il 2029. Pertanto, l’uso della crittografia convenzionale a chiave asimmetrica è ritenuto insicuro in futuro».

L’attacco cosiddetto Harvest Now Decrypt Later è praticabile fin da ora. È dunque necessario prepararsi e proporre una strategia di mitigazione dei rischi

Cecilia Colasanti, CIO di Istat

Istat si è, dunque, mossa per tempo avviando una mappatura dei protocolli di sicurezza oggi applicati ai dati per poterli poi rendere quantum-safe. «L’attacco cosiddetto Harvest Now Decrypt Later è praticabile fin da ora, in attesa di avere gli strumenti per decifrare i dati raccolti. È dunque necessario prepararsi e proporre una strategia di mitigazione dei rischi, in linea con la strategia europea e quella italiana sul quantum», afferma Colasanti.

L’ente di ricerca responsabile della maggiore produzione di statistica ufficiale del Paese, ha avviato un progetto interno di cryptographic discovery per identificare sistemi e risorse che sfruttano la crittografia a chiave pubblica. I passi successivi saranno quelli di rendere i sistemi atti a utilizzare algoritmi quantum-safe, come il meccanismo di incapsulamento delle chiavi basato sul module-lattice (ML-KEM), aggiornando i protocolli Transport Layer Security (TLS); equindi, aggiornare tutti i sistemi che non possono utilizzare la crittografia post-quantistica (PQC) tramite l’approccio di distribuzione delle chiavi quantistiche.

Contemporaneamente, Istat sta, da un lato, investendo su alcune risorse interne al fine di creare un centro di eccellenza, dall’altro, «considerato il carattere fortemente innovativo dell’attività», riferisce Colasanti, «restano imprescindibili le partnership con altre istituzioni già impegnate sul tema, al fine di condividere le conoscenze e il know how necessario per valutare gli impatti a livello internazionale, nazionale e nel contesto Istat».

«Il progetto di discovery crittografico in Istat ci permette di scovare le eventuali vulnerabilità a un possibile attacco Harvest Now Descript…


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 Patrizia Licata

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