Antonino Della Vita, “La volpe” del Castello Ursino


 

Nota per il lettore: la ricostruzione deriva dalla sentenza di primo grado n. 374/2026 del Tribunale di Catania, relativa al procedimento n. 5107/2025 R.G.N.R. – n. 8001/2025 R.G. G.I.P., pronunciata dal Gup Sebastiano Fabio Di Giacomo Barbagallo il 17 aprile 2026 e depositata il 6 luglio 2026. Il procedimento scaturisce dall’operazione “Mercurio”. Le dichiarazioni attribuite a Rosario Bucolo sono riportate nella motivazione della sentenza e la decisione non è definitiva.

Un uomo legato da un rapporto di fiducia a Rosario Bucolo, coinvolto nelle discussioni più riservate del gruppo di Castello Ursino e disponibile, secondo il racconto del collaboratore di giustizia, a partecipare ad affari di droga e a progettare rapine.

È il profilo criminale di Antonino Della Vita, conosciuto con il soprannome di “La Volpe”, che emerge dalla sentenza di primo grado n. 374/2026 pronunciata dal Gup del Tribunale di Catania Sebastiano Fabio Di Giacomo Barbagallo.

Della Vita viene indicato nell’imputazione come partecipe del gruppo di Castello Ursino, articolazione territoriale della famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano, dal primo dicembre 2020 fino all’agosto del 2023.


La ricostruzione della sua posizione passa soprattutto attraverso le dichiarazioni rese da Rosario Bucolo dopo l’avvio della collaborazione con la giustizia e le numerose conversazioni intercettate all’interno dell’agenzia di onoranze funebri “San Marco”.

Il soprannome “La Volpe”

Antonino Della Vita era conosciuto come “La Volpe”.

Bucolo ha dichiarato di essere stato proprio lui ad attribuirgli quel soprannome. Le intercettazioni documentano come Della Vita venisse annunciato e presentato utilizzando quell’appellativo.

L’11 gennaio 2021, all’interno dell’agenzia “San Marco”, Bucolo lo presentò al nipote Gabriele con il soprannome di “Volpe”. Poco dopo, un altro uomo avvisò Bucolo dell’arrivo di Della Vita esclamando: «La Volpe».

Il soprannome diventa quindi anche uno degli elementi utilizzati dagli investigatori per identificarlo nelle conversazioni e ricostruirne la frequentazione con Bucolo e con gli altri uomini vicini a Castello Ursino.

Il legame con Rosario Bucolo

Secondo quanto dichiarato dal collaboratore, Della Vita si sarebbe avvicinato stabilmente a Bucolo nel 2020.

«Ad un certo punto nel 2020 Della Vita si è legato a me», ha raccontato Bucolo ai magistrati.

Il rapporto tra i due viene descritto come particolarmente stretto. Bucolo ha riferito di fidarsi di lui e di discutere con Della Vita anche delle questioni interne al gruppo di Castello Ursino.

Della Vita frequentava l’agenzia “San Marco”, divenuta uno dei principali luoghi d’incontro degli uomini vicini a Bucolo. All’interno dei locali venivano affrontati problemi relativi agli affiliati, agli equilibri del gruppo, ai rapporti con Ernesto Marletta e Salvatore Mirabella e alla gestione degli affari criminali.

Dalle intercettazioni emerge Della Vita mentre ascolta Bucolo, ne condivide le valutazioni e interviene nelle discussioni sui comportamenti degli altri uomini del sodalizio.

Per Bucolo era inizialmente un uomo “avvicinato”

Nelle dichiarazioni rese durante la collaborazione, Bucolo ha fornito una prima definizione apparentemente prudente della posizione di Della Vita.

Il collaboratore ha affermato che l’uomo era molto vicino a lui e a Ernesto Marletta, ma non sarebbe stato inizialmente un affiliato formale al gruppo.

«Io parlavo di questioni del gruppo del Castello Ursino con Nino perché io mi fidavo di lui», ha dichiarato Bucolo, aggiungendo che Della Vita era un soggetto “avvicinato”.

La valutazione del giudice è però differente.

Secondo la sentenza, la partecipazione di Della Vita al gruppo sarebbe dimostrata non soltanto dalla sua costante presenza accanto a Bucolo, ma soprattutto dalla conoscenza delle dinamiche interne, dalla condivisione di questioni associative e dal contributo fornito alle attività criminali.

La contestazione individua il suo ingresso nel sodalizio dal primo dicembre 2020.

Le discussioni sugli equilibri di Castello Ursino

Le conversazioni intercettate mostrano Della Vita perfettamente informato dei contrasti che dividevano il gruppo.

Con Bucolo discuteva della posizione di Salvatore Mirabella, delle decisioni di Ernesto Marletta e del comportamento degli altri uomini di Castello Ursino.

In una conversazione, Bucolo spiegava che chi intendeva operare utilizzando il nome del gruppo avrebbe dovuto presentarsi periodicamente, riferire le proprie attività e versare una parte dei guadagni alla cassa comune.

Della Vita approvava le parole di Bucolo, definendole più volte «giuste».

Il dialogo riguardava il principio secondo il quale nessuno avrebbe potuto utilizzare il prestigio criminale e la forza intimidatrice del gruppo per condurre affari personali senza riconoscere una parte all’organizzazione.

In un’altra conversazione, Bucolo indicava se stesso come responsabile e criticava chi assumeva posizioni di comando senza essere capace di sostenere il ruolo. Della Vita condivideva questa valutazione e definiva l’uomo di cui stavano parlando “non capace”.

Il sostegno a Ernesto Marletta

Della Vita era anche coinvolto nel sostegno economico e materiale destinato a Ernesto Marletta, indicato come capo del gruppo di Castello Ursino.

In una conversazione intercettata, Della Vita riferiva di avere mandato del pesce a Marletta e al fratello rimasti soli in una stanza.

Parlando con Bucolo, aggiungeva di avere consegnato a Marletta anche «un paio di mila euro».

Questi episodi vengono inseriti dal giudice nel più ampio sistema di assistenza attraverso il quale gli uomini del gruppo sostenevano i propri esponenti, specialmente nei momenti di difficoltà o durante i periodi di detenzione e sorveglianza.

La vicinanza a Marletta emerge anche dalle discussioni nelle quali Della Vita manifestava rispetto per il capo e valutava con Bucolo le decisioni assunte all’interno del sodalizio.

La proposta di compiere rapine e affari di droga

Bucolo ha riferito che Della Vita gli propose esplicitamente di realizzare insieme attività illecite.

«Mi propose di fare affari illeciti insieme quali droga e rapine», ha dichiarato il collaboratore.

Della Vita viene descritto come una persona sempre disponibile per questo tipo di operazioni.

Secondo Bucolo, proponeva sia a lui sia a Ernesto Marletta progetti di rapina. Uno di questi avrebbe dovuto essere realizzato in Calabria.

Della Vita disponeva dei contatti con alcuni uomini calabresi che avrebbero potuto fornire appoggio logistico per il colpo.

Bucolo ha raccontato di avere incontrato questi soggetti insieme a Della Vita. Durante l’incontro si sarebbe parlato anche di rilevanti debiti economici vantati nei confronti di esponenti criminali catanesi.

La rapina descritta da Bucolo, tuttavia, rimase allo stadio di progetto e non risulta tra gli specifici reati contestati a Della Vita nel procedimento.

Il rapporto con Francesco Napoli

Della Vita avrebbe svolto un ruolo determinante anche nell’avvio di un affare di droga con Francesco Napoli, indicato in quel periodo come reggente della famiglia mafiosa.

Secondo Bucolo, fu Della Vita a proporre di rivolgersi a Napoli per ottenere della sostanza stupefacente da rivendere.

Della Vita incontrò Napoli e gli propose l’acquisto della droga. I due avrebbero ottenuto complessivamente due chilogrammi di cocaina.

La sostanza venne consegnata nei pressi del “Centro Colori”, nella zona di…


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