Una tragica vicenda si è consumata a Palermo la sera del 27 agosto: una bambina di due anni e mezzo è morta annegata nella piscina sopraelevata di una villa presa in affitto per le vacanze. La piccola si sarebbe immersa senza che nessuno se ne accorgesse; inutile la corsa in ospedale. Sull’episodio indaga la Procura per i minorenni tramite i Carabinieri, che hanno ascoltato i genitori e la coppia di amici presenti e disposto l’autopsia.
In poche settimane di questa estate 2026 si sono verificati diversi gravi incidenti in alcune piscine italiane: due bambine sono morte (una di 11 anni in Liguria, intrappolata da un bocchettone di aspirazione, e una di 4 anni in Romagna, annegata in hotel), mentre a Mentana un bimbo di 5 anni è stato ricoverato in codice rosso per un’intossicazione da cloro.
Questi episodi dimostrano come le piscine richiedano massima attenzione, venendo spesso considerate a torto più sicure del mare o dei laghi.
I dati sugli annegamenti in piscina
Secondo i dati Istat riportati dall’Istituto superiore di Sanità, gli incidenti in piscina che hanno causato un decesso per annegamento sono stati 6.994 dal 2003 al 2020, con una media annua di 389 decessi, scesa a 342 negli anni successivi. L’obiettivo deve essere però zero decessi, come ribadito da Federalberghi, in modo che un bagno in piscina sia davvero solo un momento di divertimento in totale sicurezza. Federalberghi ha raccolto dati sugli incidenti in piscina, utilizzando una diversa metodologia, confermando una diminuzione dei casi e concentrandosi sulle percentuali degli annegamenti. L’indagine ha coinvolto tutte le tipologie di piscine, da quelle pubbliche a quelle facenti parte di strutture ricettive come alberghi e spiagge, fino a quelle private, che si trovano nel giardino delle abitazioni.
- Il 57% degli annegamenti ha riguardato i bambini fino ai 14 anni di età, con quasi la metà dei casi concentrati nella fascia tra 0 e 4 anni.
- Il 44,4% degli annegamenti si è verificato in piscine aperte al pubblico, per esempio quelle comunali o di centri sportivi, parchi acquatici, stabilimenti termali o di strutture ricettive aperte anche a una clientela esterna.
- Il 28,6% dei casi si è verificato in piscine presenti in abitazioni private di proprietà oppure prese in affitto.
Un ulteriore 27% di incidenti è successo in piscine di strutture ricettive riservate agli ospiti come alberghi, agriturismi, bed and breakfast, campeggi.
Le cause delle continue morti di bambini
I fattori di rischio per l’annegamento di un bambino sono numerosi e si basano su un mancato controllo dei più piccoli, su una falsa percezione di sicurezza della piscina e sulla carenza di misure di protezione soprattutto nelle piscine delle abitazioni.
Talvolta gli adulti che dovrebbero vigilare su un bambino in acqua, o in prossimità di essa, si distraggono parlando o guardando lo smartphone, oppure assentandosi qualche istante. Secondo Federalberghi, la mancanza di attenzione è responsabile di incidenti nel 36,5% dei casi. È essenziale ricordare che un bambino può sparire dalla vista ed esporsi a un pericolo in una manciata di secondi.
Un altro errore è la falsa sicurezza, credendo che il bambino sia controllato da altri adulti, soprattutto se è presente un elevato numero di persone, oppure che sia al sicuro perché sa nuotare, o ha braccioli e salvagente o, ancora, perché l’acqua della piscina è bassa.
Molti incidenti avvengono per mancanza di misure di protezione, come succede per esempio nel caso delle piscine private senza una recinzione di sicurezza che impedisca ai bambini di avvicinarsi. Anche le piccole piscine gonfiabili da giardino, così come i canali, i pozzetti, i mastelli contenenti acqua rappresentano un potenziale pericolo.
Ancora, i bambini sono portati a esplorare, non hanno il senso del pericolo e basta un giocattolo galleggiante per attirarli. Inoltre hanno una scarsa forza muscolare e il capo è più pesante rispetto al resto del corpo. Possono cadere a testa in giù e annegare in pochi istanti anche in pochi centimetri d’acqua.
Non va dimenticato, infine, che quando un bambino è in difficoltà perché sta per annegare, non agita le braccia e non urla. Quasi sempre sta in silenzio, si sente soffocare, scompare sott’acqua senza che nessuno se ne accorga. Ecco perché si deve vigilare sempre su di lui.
Il malore in acqua
Secondo la stima di Federalberghi, la principale causa di annegamento è il malore in acqua. Nel caso dei bambini, questo evento è meno frequente perché i più piccoli non sono soggetti ai problemi cardiovascolari e respiratori dei quali soffrono adulti e anziani.
La congestione digestiva, invece, può essere una causa di annegamento, perché lo shock termico che subisce il corpo nel momento della digestione, a contatto improvviso con l’acqua fredda, può causare crampi, perdita dei sensi e arresto cardiaco. Se si è in acqua, il rischio di annegamento è elevato.
I traumi
Un trauma cranico subito dal bambino può portare alla perdita di coscienza e, di conseguenza, all’annegamento. Il trauma può capitare per esempio quando ci si tuffa in un punto della piscina in cui l’acqua è bassa, per un errore di valutazione o per inesperienza. Si batte la testa sul fondo della piscina e si perdono i sensi, quindi si è a rischio di annegamento.
Anche le corse a bordo piscina possono essere pericolose perché espongono a scivoloni e a traumi cranici, a seguito dei quali si può cadere in acqua privi di sensi.
Il pericolo dell’impianto di aspirazione
Un impianto di aspirazione non a norma, con una griglia protettiva spostata, rotta o mancante, rappresenta un rischio perché un bambino piccolo può restare aspirato dalla forte corrente con un braccio, una gamba o addirittura la testa. E, anche nel caso in cui la griglia sia posizionata correttamente e ben funzionante, alcune parti sottili e sporgenti come i capelli o i lacci del costume possono essere aspirati e impedire alla persona di riemergere.
Quando il flusso del bocchettone è ostruito, l’aspirazione diviene ancora più intensa e questo può arrivare a bloccare completamente una persona, in modo particolare un bambino o un ragazzino che non hanno sufficiente forza muscolare.
I più piccoli difficilmente hanno consapevolezza della pericolosità dell’impianto di aspirazione. Sono attratti dalle correnti subacquee, dall’effetto risucchio e a volte si divertono ad appoggiarvi una mano, un arto o addirittura la schiena. In questo modo si crea un’aspirazione così intensa da bloccare completamente il corpo, impedendo di riemergere. Forzare, tirare nella direzione opposta è inutile, si deve invece avviare il personale che provvede al rapido spegnimento dell’impianto.
A cosa fare attenzione quando si va in piscina con i bambini
È importante non solo pretendere strutture sicure e a norma, come prevede la legge, ma anche adottare una serie di comportamenti caratterizzati da attenzione e prudenza, per evitare gli incidenti in piscina. Il discorso vale per gli adulti che hanno il dovere di sorvegliare i piccoli. Anche i bambini, non appena sono in grado di comprendere, devono avere un comportamento corretto a tutela della propria incolumità, come indicato anche dalla Federazione italiana medici pediatri – Fimp per la prevenzione dell’annegamento infantile. Le indicazioni coincidono anche con le raccomandazioni di Federalberghi e seguirle può contribuire a ridurre notevolmente i rischi.
- Tenere i piccoli sotto…
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Roberta Raviolo
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