Gli Stati Uniti vogliono trasformare la propria leadership nell’intelligenza artificiale in uno standard internazionale. Al G20 Innovation Ministerial di Chapel Hill, in North Carolina, concluso il 2 settembre 2026, l’amministrazione Trump e alcuni dei principali dirigenti dell’industria tecnologica americana hanno chiesto ai governi delle maggiori economie di evitare norme che possano rallentare lo sviluppo dell’AI.

Sul palco e nei collegamenti con i delegati sono intervenuti Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, Sam Altman di OpenAI, Mark Zuckerberg di Meta ed Elon Musk, alla guida di Tesla e SpaceX. Il loro argomento economico è: l’AI può aumentare produttività, investimenti e capacità scientifica, ma una regolamentazione troppo rigida rischia di trasferire investimenti e innovazione verso i Paesi con meno vincoli.

La posizione dell’industria coincide in larga parte con quella della Casa Bianca. Il segretario al Commercio Howard Lutnick, il consigliere presidenziale per l’AI David Sacks e Michael Kratsios, direttore dell’Office of Science and Technology Policy, hanno presentato ai partner del G20 il modello americano: pochi obblighi preventivi, interventi concentrati sui rischi dimostrabili e sostegno agli investimenti nelle infrastrutture.

Jensen Huang di Nvidia (a sinistra) dialoga con il segretario al Commercio Usa Howard Lutnick

Il confronto arriva mentre Stati Uniti, Europa e Cina stanno costruendo tre strategie differenti per governare una tecnologia che influenza ormai investimenti in semiconduttori, data center, energia, software e difesa.

Huang: intervenire sui danni reali, non su quelli teorici

Jensen Huang ha sintetizzato la posizione più favorevole alla deregolamentazione chiedendo ai governi di intervenire sui danni reali e verificabili anziché su rischi soltanto ipotetici. Secondo il numero uno di Nvidia, i progressi nelle tecniche di addestramento e controllo dei modelli stanno migliorando anche la sicurezza dei sistemi.

Nvidia occupa una posizione particolare nella discussione. I suoi processori grafici sono diventati l’infrastruttura centrale dell’AI generativa e l’azienda si trova al centro della competizione tecnologica fra Washington e Pechino. Le scelte sulle esportazioni dei chip, sulla costruzione dei data center e sull’accesso alla capacità di calcolo incidono quindi direttamente sul mercato globale dell’intelligenza artificiale.

L’amministrazione Trump ha fatto propria una parte importante di questa impostazione. Nel luglio 2025 la Casa Bianca ha pubblicato l’“America’s AI Action Plan”, costruito su tre direttrici: accelerazione dell’innovazione, realizzazione delle infrastrutture americane per l’AI e rafforzamento della posizione degli Stati Uniti nella diplomazia tecnologica internazionale. Il documento chiede esplicitamente di ridurre gli ostacoli normativi considerati eccessivi per le imprese.

Il 20 marzo 2026 la Casa Bianca ha aggiunto un quadro legislativo nazionale dedicato all’AI, legando competitività, sicurezza nazionale e sviluppo economico. A giugno, un ordine esecutivo ha confermato l’obiettivo di mantenere una regolazione limitata, pur riconoscendo che i modelli più avanzati presentano rischi nuovi per la sicurezza nazionale.

Il G20 prova a trovare un terreno comune

Il vertice di Chapel Hill non ha prodotto un modello regolatorio globale, ma ha raggiunto un accordo su alcuni principi generali.

Secondo la dichiarazione diffusa dalla Casa Bianca il 2 settembre, i ministri del G20 hanno riconosciuto che le tecnologie emergenti possono sostenere produttività, prosperità e opportunità economiche. Il documento finale individua sei aree di lavoro: politiche favorevoli all’innovazione, uso della tecnologia per lo sviluppo economico, formazione delle competenze tecniche, proprietà intellettuale nell’AI, standard tecnologici e investimenti nelle catene di approvvigionamento.

I Paesi hanno inoltre approvato i “Carolina Principles for Emerging Technologies”, che invitano i governi a finanziare la ricerca di base, facilitare il trasferimento delle innovazioni verso il mercato e creare condizioni favorevoli all’adozione di nuove tecnologie.

L’accordo sui principi non elimina le differenze politiche. Washington cerca di convincere gli alleati che una regolamentazione leggera favorisca gli investimenti. L’Unione europea ha costruito un sistema basato su obblighi differenziati secondo il livello di rischio. La Cina sostiene invece la diffusione internazionale dei propri modelli e delle proprie infrastrutture digitali, con una presenza crescente dei sistemi open weight.

L’Europa ha già scelto la strada dell’AI Act

Il contrasto più immediato con la linea statunitense arriva dall’Unione europea.

Dal 2 agosto 2026 la Commissione europea dispone dei pieni poteri di enforcement su una parte centrale dell’AI Act. L’AI Office e le autorità nazionali possono verificare il rispetto degli obblighi applicabili ai fornitori di modelli di AI per finalità generali e, nei casi previsti, imporre sanzioni.

Le regole europee impongono ai produttori di modelli general purpose di predisporre documentazione tecnica, fornire informazioni alle aziende che costruiscono applicazioni sui loro sistemi, adottare politiche compatibili con il diritto d’autore europeo e pubblicare una sintesi sufficientemente dettagliata dei contenuti utilizzati per l’addestramento.

Per i modelli considerati a rischio sistemico sono previsti ulteriori obblighi relativi alla valutazione e mitigazione dei rischi, alla sicurezza informatica e alla comunicazione degli incidenti.

Dal 2 agosto 2026 sono entrati in applicazione anche nuovi requisiti europei di trasparenza. Determinati sistemi devono informare gli utenti quando stanno interagendo con un’intelligenza artificiale; deepfake e altri contenuti generati o manipolati devono essere identificabili secondo le modalità previste dalla normativa.

Le norme per alcuni impieghi ad alto rischio, fra cui biometria, infrastrutture critiche, istruzione, lavoro e controllo delle frontiere, entreranno invece in applicazione dal dicembre 2027. Per l’AI incorporata in alcuni prodotti regolamentati la scadenza è stata spostata all’agosto 2028.

Due modelli economici si confrontano sulle regole

La distanza tra Washington e Bruxelles non riguarda soltanto la sicurezza dei modelli. Riguarda il modo in cui le due economie intendono distribuire costi e responsabilità dell’innovazione.

Gli Stati Uniti attribuiscono un peso maggiore alla velocità di sviluppo e alla capacità delle aziende di investire senza dover superare lunghi controlli preventivi. L’Europa assegna invece obblighi specifici ai fornitori e aumenta i requisiti quando crescono il rischio o la capacità del modello.

Per le imprese globali la conseguenza è un aumento dei costi di conformità. OpenAI, Meta, Google, Anthropic e gli altri sviluppatori devono adattare documentazione, modalità di distribuzione e sistemi di sicurezza alle diverse giurisdizioni nelle quali operano.

La questione incide anche sulle imprese europee che utilizzano quei modelli. Informazioni più dettagliate sulle capacità e sui limiti dei sistemi possono ridurre alcuni rischi operativi, ma gli obblighi possono aumentare costi amministrativi e tempi di sviluppo.

Il confronto del G20 mira anche a limitare questa frammentazione attraverso standard condivisi. Sam Altman e Demis Hassabis, amministratore delegato di Google DeepMind,…


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 Pierluigi Sandonnini

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