Crea annunci e campagne pubblicitarie per spingere il cliente all’acquisto di un bene o di un servizio. Studia spot, affissioni, banner e inserzioni focalizzati sul singolo prodotto o offerta con un obiettivo preciso: accompagnare un’azienda verso il rapido incremento delle proprie vendite. Ed è anche una delle attività che più serve oggi, e probabilmente nel futuro, a imprese e professionisti per far crescere il fatturato. Ecco come si inquadra fiscalmente, con che codice ATECO e con quali costi previdenziali, chi lavora nel mondo delle agenzie pubblicitarie.
Agenzia pubblicitaria, di comunicazione e web agency: precisazioni sui codici ATECO
L’attività di un’agenzia pubblicitaria non è perfettamente sovrapponibile a quella svolta da un’agenzia di comunicazione. Seppure il fil rouge, ovvero l’elemento che le tiene insieme, sia rappresentato dalla creatività, la differenza principale sta nel margine di azione: un’agenzia di comunicazione gestisce l’intera identità e la reputazione di un brand nel lungo periodo, mentre un’agenzia pubblicitaria si concentra in modo specifico sulla creazione di campagne promozionali mirate alla vendita immediata di prodotti o servizi.
Cosa fa la web agency? Rispetto a un’agenzia di pubblicità che di solito è più orientata ai mass media tradizionali (TV, stampa, cartelloni) rispetto al digitale, una web agency si concentra invece sullo sviluppo tecnico e strategico per internet, realizzando siti web, e-commerce e progetti focalizzati sul traffico online.
Il codice ATECO principale per un’agenzia di comunicazione e pubblicità è il 73.11.00 (o le sue specificazioni 73.11.01 e 73.11.02). Altri codici utili dipendono dai servizi specifici offerti, come le pubbliche relazioni o la gestione di eventi.
Codici principali per la pubblicità e il marketing
- 73.11.01 – Ideazione di campagne pubblicitarie (creatività, grafica, copy, strategie su media online e offline).
- 73.11.02 – Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari (gestione spazi pubblicitari, media buying, promozioni).
- 73.11.03 – Attività di influencer marketing.
Codici per servizi di comunicazione specifica
- 70.21.00 o 73.30.01 – Attività di pubbliche relazioni e comunicazione (cura dell’immagine aziendale e rapporti con i media).
- 70.20.09 – Altre attività di consulenza imprenditoriale e amministrativa (se l’agenzia fa consulenza strategica pura).
- 82.30.00 – Organizzazione di convegni, fiere ed eventi (se l’agenzia organizza eventi per i clienti).
Chi usa il codice 73.11.02, coefficiente e previdenza
Per un’agenzia pubblicitaria in Italia bisogna innanzitutto scegliere la forma giuridica (ditta individuale o società), aprire la partita IVA (scegliendo tra il regime forfettario oppure ordinario) e individuare il codice ATECO corretto.
Il passo successivo è l’iscrizione al Registro delle imprese della Camera di commercio e la presentazione della SCIA al Comune in cui si apre la sede operativa o l’ufficio. Infine, occorre regolarizzare la posizione INPS.
L’apertura della posizione contributiva riguarda il titolare, i soci e gli eventuali dipendenti (Gestione Commercianti o Gestione Separata a seconda dell’organizzazione). Quella INAIL, invece, è obbligatoria solo in presenza di dipendenti o se sussistono specifici rischi legati all’ufficio o al laboratorio fisico.
Chi ideazione pura, chi conduzione delle campagne. Per un’agenzia pubblicitaria o un professionista del marketing, la Gestione commercianti INPS richiede il pagamento di contributi fissi minimi obbligatori anche in caso di zero ricavi, configurandosi come attività d’impresa (ditta individuale con iscrizione in Camera di commercio): è la strada di chi adotta il codice 73.11.02, cioè chi gestisce e conduce direttamente le campagne pubblicitarie per conto dei clienti. La Gestione separata INPS prevede invece solo una percentuale sugli incassi effettivi, senza minimi fissi, per chi opera come libero professionista intellettuale con il codice 73.11.01: la scelta ideale in caso di guadagni più modesti o discontinui e di attività intellettuale pura, come ideare strategie pubblicitarie, fare consulenza di marketing, redigere piani di comunicazione o occuparsi di copy. La Gestione separata richiede l’apertura della partita IVA come libero professionista, senza iscrizione alla Camera di commercio.
Il coefficiente di redditività per il codice 73.11.02, in regime forfettario, è del 78%: significa che il 78% del fatturato incassato viene considerato reddito imponibile su cui calcolare imposta sostitutiva e contributi, mentre il restante 22% è la quota di spese riconosciuta forfettariamente.
Ipotizzando un fatturato annuo di 30.000 euro in regime forfettario, il costo previdenziale oscilla intorno ai 6.000 euro con la Gestione separata, mentre con la Gestione commercianti il costo è di 5.735,76 euro (tariffa piena) oppure 3.728,25 euro sfruttando la riduzione del 35% consentita ai forfettari.
Lavorare nel marketing, opportunità di guadagno: da 20.000 a 60.000 euro l’anno
Le agenzie di pubblicità rientrano nella macro categoria delle cosiddette imprese di comunicazione che, secondo gli ultimi dati forniti dalle Camere di commercio, in Italia avrebbero raggiunto la sorprendente soglia delle 43.000 realtà. Quelle specializzate nella pubblicità sarebbero circa 18.000, con prospettive di crescita incoraggianti grazie alla spinta che arriva dalla digitalizzazione.
Lavorare nel marketing in modo redditizio significa saper sfruttare bene le proprie competenze ma soprattutto la propria esperienza.
In Italia, lo stipendio in un’agenzia pubblicitaria varia molto in base al ruolo e all’esperienza. Un profilo junior guadagna tra 20.000 e 28.000 euro di RAL (circa 1.250-1.550 euro netti al mese). Un profilo senior o manageriale può superare i 45.000-60.000 euro di RAL, arrivando a oltre 3.000 euro netti mensili.
Il fatturato dei big
Secondo bsness.com, un’agenzia di pubblicità ben strutturata può arrivare, da sola, a fatturare fino a 250.000 euro. “Il margine operativo netto – si legge sul sito bsness.com – si attesta tra il 6% e il 12%, riflettendo una redditività influenzata dalla crescente digitalizzazione e dall’adozione di soluzioni basate su intelligenza artificiale”. Numeri che non sorprendono se pensiamo a realtà come Armando Testa, Ogilvy Italia e Caffeina, tra le agenzie di pubblicità a fatturare di più in Italia: se le mettiamo insieme, parliamo di qualcosa come quasi 50 milioni di fatturato in un solo anno.
Come avviare un’agenzia pubblicitaria: i costi da sostenere
L’avvio di una struttura interamente digitale da casa potrebbe rivelarsi la soluzione migliore per abbattere i costi: in questo caso, l’investimento iniziale si aggira tra 8.000 e 10.000 euro. Per un ufficio vero e proprio la spesa sale, oscillando tra 20.000 e 60.000 euro o più con personale strutturato.
Come guadagnano le agenzie pubblicitarie oggi? Il cambiamento permanente della comunicazione
Giuseppe Rosalia è il titolare dell’agenzia “Microgramma” che ha sede a Catania, in Sicilia, e ad essa è collegata una casa editrice. Rosalia racconta di aver attraversato quasi quarant’anni di trasformazioni: dalla tipografia con i caratteri in piombo alla camera oscura, dai trasferibili ai sistemi di intelligenza…
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Patrizia Penna
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