Per tre settimane una squadra ha reso meno del previsto. Non c’è
stata una sospensione, nessuno ha fermato il cantiere e non esiste
un ordine di servizio: si è lavorato in un’area più stretta di
quella prevista, con due riprese al giorno invece di una. La
contabilità ha registrato correttamente le quantità eseguite. Da
nessuna parte, però, resta scritto perché erano quelle e non
altre.

Il dato contabile e il fatto produttivo: che cosa registra la
contabilità

L’articolo
115
, comma 1, del Codice porta le piattaforme digitali dentro
la direzione, il controllo e la contabilità dei lavori, rinviando
all’Allegato II.14 per le modalità operative. L’articolo 1, comma
3, dell’Allegato stabilisce anche che i fatti producenti spesa
siano accertati mentre accadono e procedano di pari passo con
l’esecuzione, secondo il principio di costante progressione della
contabilità. La contabilità, quindi, deve seguire il lavoro mentre
si forma.

La contabilità fa esattamente questo: il libretto delle misure
registra le quantità, il registro le riporta in ordine cronologico,
lo stato di avanzamento le somma. Ma ciò che viene accertato è il
fatto contabilizzabile, cioè la lavorazione eseguita, misurata e
attribuita a una voce dell’elenco prezzi.

Accanto al fatto contabilizzato ne esiste però un secondo, che
non sempre resta collegato al dato economico dell’impresa. È il
fatto produttivo: la condizione organizzativa che spiega perché la
quantità effettivamente eseguita sia stata quella e non quella
prevista.

La contabilità registra che la squadra ha eseguito trenta metri;
ciò che non restituisce necessariamente è il rapporto tra quel
risultato e le condizioni operative nelle quali è stato
prodotto.

Contabilità digitale: dati affidabili che non sempre spiegano gli
scostamenti

Sul dato contabile la digitalizzazione ha fatto passi molto
concreti. Il comma 10 dell’articolo 12 dell’Allegato
II.14
, nel testo vigente dopo il correttivo,
impone programmi che utilizzino formati aperti non proprietari e
garantiscano autenticità, sicurezza e provenienza dei dati.
Importi, date e sequenze sono oggi molto più difficili da mettere
in discussione di quanto lo fossero dieci anni fa, e questo è un
progresso reale anche per l’impresa.

La maggiore precisione del dato contabile, però, rende più
evidente ciò che quel dato non può spiegare da solo. A consuntivo
l’impresa può sapere con esattezza quanto una lavorazione è costata
e non riuscire più a ricostruire perché sia costata più del
previsto. Lo scostamento può essere nato da un’interferenza, da una
sequenza imposta, da una riprogrammazione, da un’attesa oppure
dalla stessa organizzazione dell’impresa.

Se il collegamento con le condizioni operative si è perso,
quest’ultima diventa inevitabilmente la spiegazione più immediata:
la squadra ha prodotto meno, l’organizzazione non ha funzionato, la
produttività prevista non è stata raggiunta. Non perché sia
necessariamente la spiegazione corretta, ma perché è l’unica che i
dati disponibili, da soli, non consentono di escludere.

Scostamenti di produttività: perché si perde il legame con le
condizioni di cantiere

Non si perde per trascuratezza. Si perde perché i due dati
nascono da persone diverse, con cadenze diverse, e si incontrano
una sola volta.

Il dato causale si forma ogni giorno e in cantiere: il
rapportino del capo squadra, l’allocazione degli uomini la mattina,
l’ordine al subappaltatore, la telefonata che sposta una consegna.
È materiale minuto, prodotto da chi ha altre urgenze e nessun
obbligo di conservarlo in forma ordinata. Il dato contabile si
consolida invece a scadenze lunghe, in ufficio, ed è tenuto dalla
direzione lavori. Al momento della misura i due flussi si toccano,
ma si toccano già filtrati: di tutto ciò che ha condizionato quella
settimana resta la quantità che ne è uscita.

C’è poi una ragione che riguarda il modo in cui i fatti si
presentano. Nel momento in cui accade, il fatto produttivo non
viene percepito come qualcosa da registrare: è semplicemente un
problema operativo da risolvere. Chi sposta una squadra sta
risolvendo un problema, non documentando un evento, e fa bene a
comportarsi così, perché è il suo mestiere. La consapevolezza che
quella giornata andava registrata arriva quando lo scostamento è
già visibile in consuntivo, cioè esattamente quando ricostruirla è
diventato difficile.

Produttività e costi: il dato va confrontato con le condizioni
previste

Una squadra che impiega seicento ore non sta lavorando bene o
male in assoluto. Per dirlo bisogna sapere quante ore erano
previste, per quale quantità e soprattutto in quali condizioni si
pensava di eseguire quella lavorazione.

Se la previsione era costruita su un’area interamente
disponibile e durante l’esecuzione il lavoro viene suddiviso in tre
zone, con ritorni successivi della stessa squadra, il dato delle
seicento ore resta corretto. A essere superato è il termine con cui
lo si sta confrontando.

È qui che il programma dei lavori e il controllo economico
devono parlarsi, e spesso non lo fanno. Il direttore di cantiere
vede per primo che la sequenza prevista non esiste più: sposta
uomini, modifica gli accessi, coordina il ritorno del
subappaltatore. Se quella variazione resta dentro la gestione
quotidiana, settimane dopo il project manager si trova davanti un
costo maggiore e lo confronta ancora con la produttività attesa
nella sequenza originaria. Il dato non è sbagliato: è il confronto
a essere diventato debole. E uno scostamento dovuto al cambiamento
delle condizioni operative finisce per essere attribuito a un calo
di rendimento.

Non serve, per evitarlo, riscrivere il programma ogni volta che
qualcosa si muove. Serve però che resti leggibile che cosa è
cambiato rispetto alla previsione sulla quale erano stati costruiti
tempi, produttività e costi. Un cronoprogramma aggiornato alle sole
scadenze contrattuali resta un documento corretto e smette di
essere un termine di confronto: dice quando l’opera deve finire,
non come la si sta producendo.

C’è quindi una seconda cosa da conservare, accanto al fatto
produttivo, ed è la previsione rispetto alla quale quel fatto è
diventato uno scostamento. Sono due metà della stessa informazione:
senza la prima non so perché il costo è cresciuto, senza la seconda
non so nemmeno rispetto a che cosa.

Contabilità dei lavori e controllo di commessa: due sistemi con
finalità diverse

Qui c’è una differenza di posizione che in cantiere si vede
bene. La contabilità è tenuta dalla direzione lavori; il programma
utilizzato per tenerla non rientra nelle scelte dell’esecutore e,
quando la direzione lavori è affidata a professionisti esterni,
deve essere preventivamente accettato dal RUP, che ne verifica
affidabilità, idoneità e conformità. I programmi di contabilità
devono rispettare i requisiti fissati dall’Allegato II.14; il più
ampio ecosistema digitale dei contratti pubblici si inserisce
invece nel sistema delle piattaforme di approvvigionamento digitale
disciplinato anche dalle regole tecniche AgID.

Queste regole rendono affidabile il dato contabile, ma non hanno
per oggetto il legame fra una spesa e la sua causa. Quel legame
deve conservarlo l’impresa, non perché esista un adempimento
specifico che glielo impone,…


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