Dai megatrend ai segnali deboli, dalle wild card alla protezione delle infrastrutture energetiche: la seconda giornata della VI Università d’Estate sull’Intelligence ha messo al centro la capacità di anticipare il cambiamento e trasformare la conoscenza in decisione, rafforzando il rapporto tra intelligence, istituzioni, Difesa e sistema produttivo
05/09/2026
Il futuro è l’unico spazio che non possiamo conoscere e, proprio per questo, è quello sul quale l’Intelligence deve imparare ad agire prima. È il paradosso attorno al quale si è sviluppata la seconda giornata della VI Università d’Estate sull’Intelligence. Una giornata apparentemente divisa tra due temi – gli studi sul futuro e l’energia – ma attraversata in realtà da una sola domanda: come può un sistema-Paese trasformare l’incertezza in capacità di preparazione? La risposta emersa dal confronto è netta: non attraverso la pretesa di prevedere ciò che accadrà, ma costruendo gli strumenti per riconoscere per tempo i cambiamenti, comprendere le alternative, individuare le vulnerabilità e mettere il decisore nelle condizioni di scegliere.
È, in fondo, una diversa idea di Intelligence: non soltanto capacità di conoscere ciò che accade, ma capacità di arrivare prima.
Il futuro non è profezia
Ad aprire la riflessione è stato il generale Alessandro Ferrara, riportando il tema della “passione del futuro” entro il perimetro proprio dell’Intelligence: quello del rapporto tra conoscenza, analisi e decisione. Il futuro, ha ricordato, non è un oggetto esistente che l’analista possa semplicemente osservare. È un insieme di possibilità rispetto alle quali occorre costruire ipotesi, valutarne la fattibilità e comprenderne le conseguenze. Una distinzione tutt’altro che teorica. L’Intelligence non produce il futuro e non compete al suo analista decidere quale futuro debba realizzarsi. Il compito è piuttosto quello di esplorare le diverse linee evolutive e fornire al decisore una rappresentazione ampia e rigorosa delle alternative. Come è stato sottolineato nel confronto conclusivo, lavorare sul futuro significa proprio individuare tra gli scenari possibili quelli maggiormente coerenti con l’immagine di futuro che il decisore intende perseguire. In questo rapporto si definisce una delle funzioni più delicate dell’Intelligence democratica: informare la decisione senza sostituirsi alla decisione.
È anche per questo che gli studi sul futuro non possono essere confusi con la previsione in senso deterministico. L’intervento di Roberto Paura, Presidente della Fondazione IIF-Italian Institute for the Future, ha insistito sui limiti delle estrapolazioni lineari e sulla necessità di considerare il futuro come spazio di alternative. Le tendenze possono indicare una direzione, ma non garantiscono che quella direzione venga percorsa: il cambiamento interviene quando mutano le condizioni che avevano prodotto quella tendenza.
La conseguenza metodologica è decisiva: l’analista deve smettere di chiedersi soltanto che cosa accadrà e interrogarsi su che cosa potrebbe accadere, quali condizioni potrebbero produrlo e quali segnali consentano di riconoscerlo prima.
Megatrend, segnali deboli, wild card
È qui che entrano in gioco gli strumenti degli studi previsionali. I megatrend consentono di osservare trasformazioni di lungo periodo secondo una prospettiva multidimensionale, mettendo in relazione società, tecnologia, economia, ambiente e politica. La loro rilevanza deriva dalla persistenza nel tempo e, ancor più, dalla capacità di interagire tra loro e produrre effetti che attraversano più domini. Ma proprio perché il cambiamento strategico raramente si presenta sotto forma di evento evidente, diventa essenziale la capacità di intercettare i segnali deboli. Un segnale debole non coincide con una notizia marginale. È un’informazione ancora poco consolidata, che può assumere rilevanza strategica quando viene collegata ad altri elementi e interpretata come possibile indicatore di una trasformazione più ampia. La sua difficoltà consiste proprio nella distinzione dal rumore: deve essere sufficientemente nuovo, strategicamente rilevante e potenzialmente capace di perturbare l’ambiente di riferimento. Per l’Intelligence questo significa una cosa molto concreta: quando un fenomeno è diventato evidente per tutti, una parte del vantaggio informativo è già stata persa. L’obiettivo è arrivare prima della notizia, prima che il segnale diventi trend, prima che il trend diventi crisi.
Ancora più complessa è la gestione delle wild card, eventi ad alto impatto e bassa prevedibilità, capaci di interrompere traiettorie consolidate. Il problema, è stato osservato, non consiste soltanto nell’identificarne la possibilità: molte crisi considerate “imprevedibili” erano in realtà già contemplate come possibilità. La vera difficoltà sta nella capacità dei sistemi di agire quando ancora non esiste una certezza né necessaria né sufficiente a giustificare una risposta. Il vero vulnus non è necessariamente l’incapacità di prevedere. È l’incapacità di agire sulla previsione. I sistemi complessi tendono strutturalmente a reagire, non ad anticipare. E proprio l’inerzia istituzionale, organizzativa e sociale può impedire di intervenire quando esistono ancora margini sufficienti per modificare una traiettoria. La sfida dell’intelligence, dunque, non si esaurisce nella qualità dell’analisi. Coinvolge la capacità del sistema di trasformare l’analisi in preparazione.
Dalla conoscenza alla decisione
Questa prospettiva restituisce centralità alla funzione dell’analista. L’analista non è un profeta. Il suo compito è rendere più solida la decisione nel presente. Deve, quindi, costruire alternative, mettere alla prova le ipotesi, riconoscere le discontinuità, indicare le vulnerabilità e, soprattutto, evitare che l’incertezza venga scambiata per assenza di informazione. Il futuro, in questa prospettiva, diventa un terreno di responsabilità.
Non esiste una sola traiettoria inevitabile: esistono possibilità, vincoli, opportunità e rischi. La conoscenza serve a ridurre l’incertezza; la decisione serve a orientare l’azione. È questo il punto di intersezione nel quale Intelligence e studi sul futuro si incontrano. E proprio per questo la cultura del futuro non può essere separata dalla cultura dell’Intelligence: entrambe richiedono metodo, capacità critica, conoscenza del passato e disponibilità a mettere continuamente in discussione le proprie ipotesi.
Nel pomeriggio, il ragionamento ha assunto una dimensione operativa con il confronto dedicato a energia e Intelligence. Se al mattino ci si è interrogati sulla capacità di intercettare ciò che potrebbe accadere, nel pomeriggio la domanda è diventata: che cosa accade quando una trasformazione strategica investe le infrastrutture sulle quali poggia la sicurezza nazionale? La risposta passa innanzitutto dal superamento della separazione tra sicurezza dello Stato e sicurezza delle grandi imprese.
Le infrastrutture energetiche – reti, impianti di generazione e stoccaggio, gasdotti, terminali Gnl – costituiscono componenti essenziali della sicurezza energetica. E non sono più realtà esclusivamente fisiche: il loro funzionamento dipende da sistemi digitali che le rendono simultaneamente più efficienti e più esposte a nuove forme di…
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione
Source link


