Il 30 luglio 2026 il settimanale francese L’Express ha pubblicato una graduatoria dei servizi di intelligence estera in Europa basata sulle preferenze di circa sessanta professionisti ed ex professionisti del settore. L’Agenzia italiana Aise figura al quindicesimo posto, insieme ai servizi belgi e cechi. L’analisi di Mauro Cappello, professore all’Università della Tuscia

11/09/2026

Stilare una classifica dei diversi servizi segreti è già di per sé un paradosso: significa voler rendere visibile l’efficacia di organizzazioni il cui lavoro, quando riesce, è destinato in larga parte a rimanere invisibile. È anche per questo che il dossier pubblicato recentemente da L’Express il 30 luglio 2026 ha suscitato interesse e polemiche in tutta Europa.

Considerando il paradosso insito nell’impresa, si può dire che il settimanale francese ha tentato un’operazione giornalistica ambiziosa: stabilire quali siano i migliori servizi di intelligence estera in Europa. L’esito di questa impresa assegna il primo posto al servizio britannico MI6, con 251 punti, seguito dalla francese Dgse con 169. Alle loro spalle compaiono i servizi olandesi, ucraini e tedeschi. L’Italia con la sua Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (Aise) viene collocata al quindicesimo posto, insieme a Belgio e Repubblica Ceca.

Il dossier, pubblicato sul numero 3917 di L’Express, si basa sulle valutazioni di circa sessanta professionisti ed ex professionisti dell’intelligence provenienti da venticinque Paesi. A ciascuno è stato chiesto di indicare, in forma riservata, i cinque migliori servizi esteri.

La stampa britannica, in particolare il Times, con una sola frase ha centrato il punto critico dell’intero dossier quando ha definito il metodo utilizzato dai francesi un sondaggio in stile “Eurovision Spy Contest”: un’espressione ironica, ma abbastanza efficace per descrivere la natura del metodo impiegato, aggiungendo di dovere il proprio successo in classifica alla figura di James Bond “the agent who keeps MI6 on top”.

Non si tratta di un audit, né di una valutazione costruita su indicatori operativi verificabili eppure, chiunque abbia una sia pur minima conoscenza di Project Management, sa che una valutazione seria si deve basare su indicatori chiave di prestazione (Key Performance Indicators) e relativi target, il cui raggiungimento o meno determina il successo o il fallimento di un progetto. Quello riportato da L’Express è soltanto un giudizio tra addetti ai lavori, nel quale esperienza diretta, reputazione e percezione inevitabilmente si sovrappongono.

Il settimanale francese non ha dichiarato i criteri quantitativi sulla base dei quali sono stati attribuiti i punteggi, così da poter confrontare la performance delle agenzie in modo omogeneo. Non vengono ponderati i bilanci, il numero degli operatori, l’estensione geografica delle rispettive missioni o la diversa esposizione internazionale dei Paesi. Neppure è possibile verificare quante informazioni effettivamente possedessero i votanti sulle attività delle singole agenzie.

A queste lacune si aggiunge un difetto strutturale del meccanismo di voto, ancora più grave dell’assenza di indicatori: ogni giurato ha espresso soltanto una Top 5, pesata 5-4-3-2-1, mentre la classifica finale conta oltre venti posizioni. Lo strumento è quindi cieco sotto il quinto posto: le prime cinque posizioni assorbono il 73,8% dei punti (656 su 889) e tutto ciò che segue viene misurato con un residuo statistico. I 9 punti attribuiti all’Italia sono compatibili con appena 2-9 schede su 60: gli altri 51-58 giurati non hanno espresso alcun giudizio sull’Aise, ma il metodo contabilizza il loro silenzio come uno zero. Un servizio indicato al sesto posto da tutti i sessanta giurati risulterebbe a zero punti pur godendo di una stima unanime. La “cattiva reputazione” non è dunque misurata dal sondaggio: è un’ipotesi giornalistica sovrapposta all’assenza di dati.

In altre parole, il sondaggio di L’Express fotografa un’unica dimensione reale dell’intelligence, la percezione, per di più limitatamente ad un ristrettissimo gruppo di persone, ma non dice nulla su tutte le altre sue dimensioni.

Un ulteriore elemento di cautela riguarda il posizionamento della stessa testata: L’Express coltiva da anni una posizione di vicinanza agli ambienti dell’intelligence francese – ne sono testimonianza la rubrica Secret-défense e il podcast Nid d’espions – e opera di frequente come cassa di risonanza delle loro narrazioni; quando lo stesso media produce un ranking che colloca la Dgse al secondo posto assoluto e al primo tra i Paesi dell’Unione europea, il rischio di un’operazione di accreditamento reciproco è concreto.

Per dare maggior concretezza a certi confronti ed almeno una parvenza di metodo scientifico, soprattutto in considerazione dell’odierna situazione geopolitica, si sarebbe potuto valutare come indicatore chiave di performance, quanti attentati di matrice jihadista sono stati portati a compimento.

La statistica è impietosa per il servizio di James Bond 007 Licenza di uccidere, visto che il Regno Unito nel periodo 2005-2019 ha subito ben otto attentati compiuti sul proprio territorio, di cui ricordiamo: 7 luglio 2005, Londra (Regno Unito): 52 pendolari uccisi in attentati suicidi multipli nella metropolitana della capitale britannica; 22 maggio 2013, Londra (Regno Unito): estremisti di Al Qaeda uccidono a colpi di machete un soldato di 24 anni reduce dell’Afghanistan nella capitale inglese; 22 marzo 2017, Londra (Regno Unito): 4 morti e circa 40 feriti davanti al Parlamento di Westminster, nel cuore politico del Regno Unito; 22 maggio 2017, Manchester (Gran Bretagna): Una bomba esplode al termine del concerto della pop star amata dai teenager Ariana Grande all’interno della sala concerti Manchester Arena; 3 giugno 2017, Londra (Gran Bretagna): attentati multipli con 8 morti e 48 feriti. L’Isis ha rivendicato l’attentato tramite la sua agenzia di stampa, Amaq. L’elenco potrebbe proseguire.

Nel periodo 2015-2018 la Francia ha subito anch’essa otto attentati di matrice islamica: Charlie Hebdo a Parigi, 17 morti e 22 feriti – Bataclan ed altri attentati multipli, 130 morti – Nizza Promenade des Anglais 86 morti e 434 feriti – Strasburgo Mercatino di Natale 5 morti e 11 feriti – solamente per citare i più famosi.

La scia di sangue di matrice islamica in Francia, purtroppo, è proseguita anche nel periodo tra il 2021 ed il 2025 con altri otto attentati di matrice islamica, in particolare per il 2021, i dati ufficiali dell’Unione europea indicano tre attentati jihadisti rispettivamente in Francia, Germania e Spagna.

Sempre in Francia, nel 2022 Europol registra un attentato; nel 2023 due; nel 2024 altri due; nel 2025 ancora due.

In Italia, nello stesso periodo, non è stato registrato nessun attentato di questa matrice ed il dato deriva dalla serie dei rapporti annuali EU TE-SAT.

L’assenza di attentati completati non dimostra automaticamente la superiorità dei servizi italiani, così come gli attentati avvenuti nel Regno Unito ed in Francia non provano l’inefficienza dell’MI6 e della Dgse.

In particolare, la Francia presenta una diversa esposizione internazionale e una pressione jihadista quantitativamente maggiore: tra il 2023 e il 2025 le autorità francesi hanno effettuato 184 arresti per reati connessi al terrorismo jihadista, contro…


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