Il presidente della Federazione calcistica marocchina e ministro delegato al Bilancio è diventato il volto più visibile della campagna elettorale. Tra comizi affollati, scontri con gli alleati di governo e speculazioni su una possibile ascesa a capo dell’esecutivo, Fouzi Lekjaa si sta imponendo come una delle figure più influenti della politica del Marocco

23/09/2026

Entrato il 25 luglio nel Partito Autenticità e Modernità (PAM), il presidente della Federazione calcistica marocchina e ministro delegato al Bilancio è diventato il protagonista assoluto della campagna elettorale. Pur non essendo candidato, riempie le piazze, favorisce nuove adesioni, provoca la reazione frontale del Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti e alimenta le ipotesi su una sua possibile ascesa alla guida del governo.

«Un dirigente instancabile, un lavoratore infaticabile». Il giudizio che circola nei corridoi della Confederazione africana di calcio (CAF) restituisce efficacemente la reputazione che Fouzi Lekjaa si è costruito negli anni.

Il 23 settembre i cittadini marocchini saranno chiamati a eleggere i 395 deputati della Camera dei rappresentanti, il primo ramo del Parlamento, in una consultazione decisiva alla quale potranno partecipare circa 16,5 milioni di elettori.

La competizione più accesa, tuttavia, non contrappone la maggioranza all’opposizione, bensì i tre partiti che governano insieme dal 2021: il Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti (RNI), il Partito Autenticità e Modernità (PAM) e l’Istiqlal.

Alla vigilia della presentazione delle candidature arriva il colpo di scena: Fouzi Lekjaa rinuncia a concorrere a Berkane, la sua città, dove il partito sceglie di candidare Mohamed Ibrahimi. Il ministro delegato al Bilancio, tuttavia, non abbandona la campagna. Attraversa il Paese, difende il programma del PAM – sul quale la sua impronta appare determinante – mobilita le folle, catalizza l’attenzione e, soprattutto, pronuncia discorsi diretti, spesso privi delle abituali cautele della politica.

A Fès, Séfrou e Berkane il suo ingresso nelle sale viene accolto al grido di «Sir, Sir, Sir» – “Avanti, avanti, avanti” – lo slogan reso popolare dalle imprese della nazionale marocchina di calcio. Il tour nella regione Orientale prosegue poi verso Guercif, Oujda e Bouarfa, dove Lekjaa moltiplica gli incontri ravvicinati con cittadini e militanti.

Il suo linguaggio non risparmia neppure gli alleati di governo. A Dakhla denuncia la «spartizione del bottino» e i «conflitti d’interesse» dell’esecutivo uscente; a Boulemane invita gli elettori a «sanzionare cinque anni di gestione del RNI»; a Oujda definisce l’amministrazione comunale «indegna della città locomotiva della regione Orientale».

Instancabile, percorre il Marocco tenendo in media quattro comizi al giorno. Venerdì scorso è arrivato a otto incontri in una sola giornata: un record. Il suo ingresso ha ridato slancio a un PAM che faticava a riprendersi da diversi scandali.

Il programma da lui sostenuto è stato quantificato a Rabat il 1º settembre dall’ufficio politico del partito: circa 350 miliardi di dirham di spesa aggiuntiva complessiva durante la legislatura 2027-2031, pari a circa 70 miliardi l’anno.

In quattro settimane conquista il primato mediatico

La capacità di attrazione di Fouzi Lekjaa emerge con chiarezza dai dati sulla sua esposizione pubblica. L’analisi delle citazioni sulla stampa e sui social network mostra quanto profondamente siano cambiati gli equilibri nel corso dell’estate.

Tra il 17 agosto e il 12 settembre, la sua quota settimanale di citazioni sui mezzi di informazione è passata dal 2,5 al 13,1 per cento, portandolo dal decimo al primo posto tra le personalità maggiormente menzionate, davanti allo stesso capo del governo Aziz Akhannouch.

Tra i soli esponenti del PAM, il 12 settembre Lekjaa concentra il 39,9 per cento delle citazioni, contro il 13 per cento registrato il 17 agosto. Sui social network raggiunge addirittura il 72,1 per cento: la popolarità costruita nel mondo del calcio si sta trasformando rapidamente in capitale politico.

Dall’estate il suo nome circola con insistenza come possibile futuro capo del governo. Lekjaa, da parte sua, non sembra fare molto per spegnere le indiscrezioni.

Il PAM, arrivato secondo alle elezioni legislative del 2016 e del 2021, punta ora apertamente al primo posto. Il ministro descrive questa prospettiva come una «evoluzione logica» per l’unico grande partito marocchino che non abbia mai guidato l’esecutivo.

Interrogato sulle proprie ambizioni personali, liquida la questione con poche parole: «Non ci ho mai pensato».

All’interno del suo stesso partito, tuttavia, il tema è già incandescente. Fatima Ezzahra El Mansouri, coordinatrice della direzione collegiale, nega qualsiasi ipotesi di sostituzione e assicura che nessuna trattativa abbia mai riguardato l’attribuzione di incarichi. Mehdi Bensaïd, dal canto suo, respinge le indiscrezioni su presunte rivalità, ma rifiuta al tempo stesso di ridurre la corsa alla guida del governo a un confronto tra due soli nomi.

Agosto 2026: guerra aperta con il Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti

Il 25 agosto l’ufficio politico del RNI, riunito sotto la presidenza di Mohamed Chouki, accusa il PAM di sottrargli amministratori ed esponenti eletti e ne denuncia apertamente i metodi.

Nello stesso giorno Marouane Chbaatou, deputato uscente di Midelt e componente dello stesso ufficio politico, lascia il RNI per aderire al cosiddetto “partito del Trattore”, soprannome con cui è conosciuto il PAM.

L’episodio sancisce la rottura tra due formazioni che, nonostante tutto, siedono fianco a fianco al governo da cinque anni.

Poco dopo, sui social network comincia a circolare una registrazione attribuita a Rachid Talbi Alami, presidente della Camera dei rappresentanti e figura di primo piano del RNI. L’autenticità dell’audio non è stata verificata in maniera indipendente e Talbi Alami non ne ha formalmente smentito la paternità.

Nella registrazione, la voce ironizza sull’idea di applicare alla politica le regole della FIFA, presenta sarcasticamente Lekjaa come il messia tanto atteso e sostiene che non otterrà mai il dicastero delle Finanze, destinato a rimanere nelle mani dell’attuale titolare Nadia Fettah.

La replica arriva il 27 agosto. È indiretta, ma durissima: Lekjaa definisce «veri terroristi» coloro che avrebbero rovinato ai marocchini la gioia della Festa del Sacrificio, l’Aïd al-Adha.

Due giorni dopo il suo cinquantaseiesimo compleanno, il presidente della Federazione calcistica marocchina entra ufficialmente nell’ufficio politico del PAM durante la trentaduesima sessione del Consiglio nazionale, tenutasi a Salé. Con lui fa il proprio ingresso Yanja El Khattat, presidente del Consiglio regionale di Dakhla-Oued Eddahab, proveniente dall’Istiqlal.

Eppure, ancora all’inizio di giugno, Lekjaa aveva cercato di fermare ogni speculazione con una frase inequivocabile: «Non sono iscritto ad alcun partito».

Il suo ingresso sconvolge una campagna elettorale che, fino a quel momento, era stata dominata dal duello tra Aziz Akhannouch e Abdelilah Benkirane, leader del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (PJD), la formazione di ispirazione islamista.

Il PAM comprende immediatamente che non si trova di fronte a un’adesione come le altre, ma all’ingresso di un’autentica…


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