Il trucco semipermanente, che si tratti di microblading o di dermopigmentazione, è sconsigliato in gravidanza e in allattamento. Trattandosi di un intervento puramente estetico, e quindi non strettamente necessario, è bene adottare la massima prudenza per tutelare la salute di mamma e nascituro.

L’uso di micro-aghi può comportare infatti il rischio di infezioni o reazioni allergiche che richiederebbero terapie farmacologiche, cortisonici o antibiotici controindicati in gestazione.

Inoltre, gli anestetici topici utilizzati per limitare il dolore possono entrare nel circolo sanguigno, mentre eseguire il lavoro senza anestesia causerebbe uno stress eccessivo potenzialmente dannoso per il feto.

A ciò si aggiunge l’assenza di studi sulla tossicità fetale dei pigmenti. Anche la resa estetica risulta compromessa dai cambiamenti ormonali: la ritenzione idrica altera i volumi del viso rendendo il disegno asimmetrico post-parto; l’iperpigmentazione può far virare il colore verso toni bluastri o rossastri; la maggiore fragilità capillare causa sanguinamenti che “lavano via” il pigmento, lasciando il lavoro a chiazze.

Il momento ideale per sottoporsi al trattamento è circa due mesi dopo la fine dell’allattamento e il ritorno del capoparto, quando la pelle si è stabilizzata. Nel frattempo, la scelta più sicura resta il make-up ipoallergenico tradizionale.

Trucco semipermanente 

Durante i nove mesi il corpo femminile attraversa una trasformazione profonda, accompagnata spesso dal desiderio di vedersi sempre curate. Per semplificare la routine quotidiana, oggi si fa spesso ricorso al microblading e alla dermopigmentazione, tecniche di trucco semipermanente ideali per definire l’arcata sopraccigliare, valorizzare lo sguardo o enfatizzare le labbra.

Durante l’attesa, la domanda sorge spontanea: è possibile sottoporsi a questi trattamenti in totale sicurezza oppure è preferibile rinviare? La risposta della comunità medica, dai ginecologi ai dermatologi, e degli stessi operatori dermoestetici qualificati è unanime: per tutto il periodo della gravidanza il trucco semipermanente è sconsigliato.

Sebbene si tratti di procedure estetiche superficiali e comunemente considerate di routine e sicure, comportano comunque una micro-incisione della cute e l’introduzione di pigmenti estranei all’interno del derma. In un momento delicato come la gravidanza, la priorità assoluta deve rimanere sempre la salute della mamma e il corretto sviluppo del nascituro.

Si tratta quindi sempre di valutare con prudenza e consapevolezza il rapporto tra rischi e benefici. Il microblading e la dermopigmentazione non rappresentano interventi d’emergenza o necessari per il benessere psicofisico; sono trattamenti puramente estetici e, come tali, possono essere rimandati a un momento più idoneo.

Durante l’attesa, la fisiologia materna cambia e questo coinvolge il sistema immunitario, l’assetto ormonale, la vascolarizzazione e persino la struttura cutanea. Ognuno di questi fattori incide sulla prevedibilità del risultato e aumenta l’esposizione a complicanze evitabili.

Non a caso la maggior parte degli studi e dei centri estetici seri si rifiuta di eseguire trattamenti di trucco semipermanente su donne incinte. Questo non solo per tutelare la cliente da potenziali problemi di guarigione o di resa estetica, ma anche perché non esistono studi clinici e test di laboratorio condotti su donne in gravidanza che abbiano valutato la totale assenza di tossicità fetale dei pigmenti e dei prodotti anestetici usati.

La cautela, dunque, è il principio guida fondamentale che deve indirizzare le scelte di ogni futura mamma. Se il desiderio è quello di avere un aspetto curato e riposato, nei nove mesi ci si può affidare a metodiche tradizionali e non invasive, posticipando il trucco semipermanente a quando il corpo sarà tornato al suo naturale equilibrio.

I rischi in gravidanza

 I motivi per cui il microblading e la dermopigmentazione sono sconsigliati in gravidanza riguardano diversi fattori di rischio, sia diretti che indiretti. Il primo e più importante è legato al pericolo di infezioni locali o sistemiche. Entrambe le tecniche, infatti, presuppongono l’uso di micro-aghi che creano minuscole lesioni nell’epidermide nel momento in cui depositano il colore. Anche se gli operatori professionisti lavorano in ambienti perfettamente sterilizzati con aghi monouso, la fase successiva di guarigione avviene a casa ed è sempre esposta al rischio di contaminazioni batteriche, virali o micotiche.

In questi casi diventa necessario ricorrere alla somministrazione di farmaci disinfettanti, creme cortisoniche o antibiotici per via orale. Molti di questi principi attivi sono controindicati o fortemente limitati durante la gestazione, in quanto capaci di attraversare la barriera placentare e potenzialmente danneggiare lo sviluppo degli organi del feto. Evitare procedure che possano richiedere una terapia farmacologica d’emergenza è quindi una norma elementare di prudenza.

Un secondo rischio riguarda le reazioni allergiche e la tossicità dei materiali usati. I pigmenti per il trucco semipermanente sono formulati con sostanze approvate e certificate, ma possono comunque contenere tracce di metalli o composti chimici verso cui l’organismo può sviluppare una sensibilità improvvisa.

Durante la gravidanza, la risposta immunitaria della donna si modifica profondamente per tollerare la presenza del feto; questa alterazione rende la pelle molto più reattiva e predisposta a dermatiti da contatto, orticarie, gonfiori anomali. Anche in questo caso occorre intervenire con farmaci la cui assunzione dovrebbe sempre essere limitata al minimo indispensabile nei nove mesi.

Non va poi sottovalutata la gestione del dolore e dello stress psicofisico. Sebbene la soglia del dolore sia estremamente soggettiva, sia il microblading che la dermopigmentazione comportano un certo grado di fastidio o bruciore.

Per attenuare queste sensazioni, di norma si utilizzano creme ad azione anestetica a base di lidocaina. L’uso di anestetici topici è ampiamente sconsigliato in gravidanza poiché le sostanze attive vengono assorbite dai vasi sanguigni della pelle ed entrano nel circolo ematico materno. Eseguire il lavoro “a freddo”, d’altra parte, sottopone la futura mamma a un carico di tensione, dolore e ansia ingiustificato: lo stress acuto causa il rilascio di dosi elevate di cortisolo e adrenalina, ormoni che possono influenzare la frequenza cardiaca fetale e persino innescare contrazioni uterine indesiderate.

Infine, esiste il tema legato alla trasmissione di patogeni come i virus dell’epatite B, dell’epatite C o dell’HIV. Sebbene nei centri autorizzati e professionali la possibilità di contagio sia pressoché azzerata dall’impiego di materiale sterile, il rischio teorico legato a un errore procedurale o a norme igieniche non idonee rappresenta una minaccia gravissima per la salute della madre e del nascituro che non vale assolutamente la pena correre per un semplice ritocco estetico.

Come cambiano i tessuti e gli ormoni

Oltre agli aspetti legati alla sicurezza e alla salute, c’è anche una motivazione puramente estetica che sconsiglia il trucco semipermanente in gravidanza: la resa finale del lavoro rischia di essere totalmente compromessa dai cambiamenti fisiologici che il corpo femminile subisce sotto la spinta degli ormoni. Durante la gravidanza, la produzione di estrogeni e progesterone aumenta…


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 Alberta Mascherpa

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