Se gestisci una società a responsabilità limitata o ne possiedi delle quote, ti sarai trovato spesso nella necessità di sostenere l’attività aziendale con risorse personali, scegliendo la via del prestito o finanziamento anziché deliberare un formale aumento di capitale. Questa operazione, apparentemente agile e priva di rischi immediati, nasconde però insidie giuridiche decisive per il tuo patrimonio quando la tua azienda affronta tensioni di liquidità o accumula debiti verso i fornitori.
Devi sapere che il fulcro normativo della materia è la postergazione dei finanziamenti dei soci, stabilita dall’art. 2467 del codice civile per comporre il conflitto tra la tutela dei creditori sociali e il tuo diritto di riavere indietro il capitale prestato. La legge non consente infatti che tu, in qualità di socio, trasferisca il rischio d’impresa sui terzi contraenti o sulle banche, facendo figurare come debito liquido ed esigibile quello che nella sostanza economica avrebbe dovuto costituire un apporto a patrimonio netto.
In questa guida ti illustriamo nel dettaglio come opera la disciplina della postergazione legale nella S.r.l., spiegandoti cosa accade durante la normale vita societaria (in bonis) e nelle procedure di liquidazione concorsuale. Capirai quando anche i canoni di affitto o i tuoi compensi non riscossi vengono riqualificati come prestiti anomali, come la società può opporsi alle richieste di restituzione azionate con decreto ingiuntivo e quali cautele puoi adottare per salvaguardare la regolarità dei tuoi investimenti d’impresa.
In Sintesi: Punti Chiave
- Presupposti e inesigibilità in bonis: Se eroghi un prestito alla tua S.r.l. in presenza di un eccessivo squilibrio tra debito e patrimonio netto, il tuo credito diventa legalmente inesigibile finché non vengono pagati tutti i creditori terzi.
- Estensione ai finanziamenti indiretti: La postergazione colpisce anche la sistematica e prolungata tolleranza nella riscossione di canoni di locazione o compensi di amministrazione spettanti al socio, riqualificati come apporti anomali.
- Recupero e revoca dei rimborsi: I rimborsi percepiti dal socio nell’anno anteriore alla dichiarazione di fallimento o liquidazione giudiziale devono essere restituiti per legge; per quelli anteriori opera l’azione revocatoria ordinaria.
1. Cos’è il finanziamento dei soci e la differenza tra capitale e debito
Quando decidi di investire risorse finanziarie nella tua società a responsabilità limitata, puoi farlo scegliendo due canali contrattuali e contabili radicalmente distinti. Puoi effettuare un conferimento formale imputato a capitale sociale o a riserva di patrimonio netto, oppure puoi concedere un prestito alla società, assumendo contestualmente la duplice veste di socio e di creditore chirografario dell’ente.
La distinzione assume un rilievo centrale per l’equilibrio dei rapporti d’affari. Se conferisci capitale di rischio, quelle somme confluiscono stabilmente nel patrimonio dell’azienda e servono a garantire i terzi che contrattano con essa: non potrai pretenderne la restituzione se non all’esito della liquidazione finale della società e soltanto dopo che tutti i debiti sociali saranno stati pagati fino all’ultimo centesimo. Se invece eroghi un finanziamento a titolo di debito, acquisisci in teoria il diritto a ottenere il rimborso del capitale prestato e degli eventuali interessi convenuti alle scadenze pattuite.
Tuttavia, l’autonomia statutaria e contrattuale dei soci incontra una barriera insuperabile nel principio di corretta capitalizzazione dell’impresa. Molto spesso, infatti, i soci costituiscono società con capitali esigui (persino di un euro o di poche centinaia di euro) e preferiscono finanziare la cassa con ripetuti prestiti personali. In questo modo tentano di mettersi al riparo dalle perdite future: se gli affari vanno bene ritirano gli utili, ma se la società entra in crisi pretendono di concorrere sullo stesso piano dei creditori terzi per recuperare i propri soldi. È esattamente per neutralizzare questo opportunismo che il legislatore ha introdotto la regola della postergazione legale.
1.1 Capitale di rischio o finanziamento: come distinguere le risorse apportate dai soci?
Per distinguere un conferimento di capitale da un finanziamento del socio occorre analizzare la causa concreta dell’attribuzione patrimoniale e la sua iscrizione a bilancio: il conferimento accresce stabilmente il patrimonio netto senza alcun obbligo di rimborso, mentre il finanziamento genera un vero debito della società verso il socio.
Quando versi del danaro sui conti della tua S.r.l., la contabilità aziendale e le delibere societarie devono chiarire senza alcuna ambiguità la natura dell’operazione. Nei versamenti a fondo perduto o nei versamenti in conto capitale, la tua volontà espressa è quella di patrimonializzare definitivamente l’impresa. Tale apporto viene appostato nel passivo dello stato patrimoniale tra le riserve di capitale proprio e non attribuisce alcun diritto individuale alla restituzione del controvalore versato, partecipando direttamente al rischio d’impresa.
Al contrario, il finanziamento soci stipulato a titolo di mutuo (o di versamento con obbligo di restituzione) crea una posizione di credito esigibile regolata dalle norme contrattuali sui prestiti. In questo secondo scenario, la società si obbliga a restituirti la provvista secondo un piano di ammortamento o a semplice richiesta. La giurisprudenza ha tuttavia precisato che l’etichetta contabile o la denominazione adottata nei documenti interni non è vincolante per i giudici né per i terzi: se l’operazione, valutata nella sua sostanza economica, è stata concepita per sopperire strutturalmente alla mancanza di fondi propri in una fase in cui la società non avrebbe mai potuto ottenere credito dal mercato bancario, scatta automaticamente l’inquadramento nella disciplina dei finanziamenti anomali.
Confronto tra Capitale di Rischio e Finanziamento del Socio
1.2 Quali sono i presupposti legali che fanno scattare la postergazione ex art. 2467 c.c.?
La postergazione scatta in via oggettiva qualora il finanziamento sia stato concesso dal socio in presenza di un eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto ovvero in una situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento.
Il legislatore ha formulato due condizioni alternative, contemplate dal secondo comma dell’art. 2467 c.c., che delimitano i confini della c.d. “anomalia dell’erogazione”. Non si tratta di una valutazione arbitraria, bensì di un giudizio tecnico ancorato alla situazione patrimoniale e finanziaria della società al momento in cui le somme…
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