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Defence tech in Italia: la mappa di startup, contratti della Difesa e fondi dedicati


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Il defence tech in Italia comprende soprattutto startup con tecnologie dual use, cioè utilizzabili anche in ambito civile. Ecco quali sono, chi le finanzia e quali opportunità hanno per ottenere contratti con la Difesa

Pubblicato il 16 ott 2026



Punti chiave

  • Commissione chiede maggiore autonomia difensiva e acquisti coordinati per ridurre dipendenza estera; indicazione centrale del Libro bianco sulla difesa per rafforzare la Europa dopo il disimpegno degli Stati Uniti.
  • In Italia prevalgono imprese dual use e startup; segmenti chiave: Aerospazio, Cybersecurity, Droni. Esempi: Leaf Space, CY4GATE, FlyingBasket.
  • Finanziamenti da DIANA, NATO Innovation Fund e EIC STEP; gare richiedono certificazioni (ISO 9001, NATO AQAP 2110), abilitazioni e rischio di intervento del golden power.
Riassunto generato con AI




La difesa europea è diventata uno dei nuovi terreni di sviluppo per il deep tech e le startup deep tech, le imprese che trasformano ricerca scientifica e tecnologie avanzate in prodotti e soluzioni per il mercato. Dall’intelligenza artificiale ai droni, dalla cybersecurity alle tecnologie spaziali, queste giovani aziende possono contribuire a ridurre la dipendenza dell’Europa dai fornitori extraeuropei. Perché la difesa non è più soltanto una questione di eserciti, armamenti e spesa militare: è diventata anche una questione di sovranità tecnologica. Chi controlla le tecnologie strategiche? Chi possiede le competenze per svilupparle? E chi finanzia l’innovazione necessaria a garantire la sicurezza del continente?

È in questo scenario che si inserisce il Libro bianco sulla difesa europea, presentato dalla Commissione europea nel marzo 2025. Il documento ha segnato un passaggio importante nella strategia dell’Unione: rafforzare la produzione europea, coordinare gli investimenti e gli acquisti militari, ridurre le dipendenze strategiche. A oltre un anno di distanza, mentre la guerra in Ucraina continua a mettere alla prova la sicurezza del continente e l’incertezza sulle garanzie americane alimenta il dibattito sull’autonomia strategica, la questione non è più soltanto quanto investire nella difesa, ma come trasformare queste risorse in capacità tecnologiche, industriali e innovative europee.

Non si tratta più soltanto di dichiarazioni d’intenti. Nel 2026 l’Unione europea ha aperto nuovi canali di finanziamento per le tecnologie dual use e ha definito strumenti dedicati ad accelerare l’innovazione nella difesa, riconoscendo alle startup un ruolo crescente accanto ai grandi gruppi industriali. La sfida è fare in modo che le risorse mobilitate si traducano in nuove imprese, tecnologie competitive e capacità produttive, superando la distanza che spesso separa la ricerca dal mercato e la sperimentazione dall’adozione su larga scala.

In Italia il defence tech resta un settore dominato da grandi gruppi industriali come Leonardo e Fincantieri. Al loro fianco, però, si sta sviluppando un ecosistema di startup che lavorano soprattutto su tecnologie dual use, utilizzabili sia nel mercato civile sia in quello militare. Alcune hanno già rapporti con la Difesa, altre stanno sperimentando possibili applicazioni delle proprie soluzioni. Per tutte si apre un mercato potenzialmente importante, ma caratterizzato da barriere all’ingresso, complessità regolatorie e tempi di sviluppo diversi da quelli dell’innovazione digitale tradizionale.

Chi sono queste startup, quali tecnologie stanno sviluppando, chi le finanzia e quali requisiti devono soddisfare per ottenere contratti con la Difesa? E, più in generale, come si sta evolvendo in Italia un settore nel quale innovazione tecnologica, investimenti e sicurezza nazionale sono sempre più strettamente collegati?

Lo stato dell’arte dell’ecosistema defence tech e dual use in Italia

In Italia le startup che sviluppano tecnologie esclusivamente destinate alla difesa sono pressoché assenti. Piuttosto, prevalgono le imprese dual use che lavorano nel mercato civile sviluppando tecnologie con applicazioni, esplicite o potenziali, anche nella difesa. Lo sottolinea un approfondimento all’interno dell’ultima Survey IBAN (Italian Business Angels Network), che fornisce anche una possibile spiegazione: i tempi di acquisto delle amministrazioni pubbliche (che arrivano a 3-7 anni), i requisiti di certificazione stringenti e la ristrettezza della clientela sono poco compatibili con il modello delle startup, che richiede capacità di monetizzazione rapida, scalabilità e accesso ai capitali privati in tempi brevi.

Quali sono i segmenti tecnologici chiave tra aerospazio, cyber e droni

Le startup italiane del defence tech operano in diversi ambiti del dual use. Tra i principali:

  • Aerospazio. Leaf Space gestisce stazioni di terra per le comunicazioni con i satelliti, AIKO sviluppa software per automatizzare le missioni spaziali, D-Orbit offre servizi di trasporto e posizionamento in orbita. Nel settore lavorano anche Ecosmic, con software per la sicurezza delle operazioni spaziali, e Capsule Corporation che sviluppa sistemi di propulsione satellitare ad acqua.
  • Cybersecurity e intelligence digitale. Tra le imprese italiane c’è CY4GATE, gruppo quotato che sviluppa software per la sicurezza informatica e l’analisi delle informazioni. HIGHTEK lavora invece sull’integrazione e sull’analisi dei dati per supportare le decisioni.
  • Droni e robotica. FlyingBasket produce droni cargo, mentre Evolunar sviluppa sistemi di navigazione per droni e mezzi robotici capaci di funzionare anche senza GPS. Fluid Wire Robotics realizza bracci robotici per ambienti estremi, Adaptronics sviluppa dispositivi che permettono ai robot di afferrare gli oggetti attraverso l’elettroadesione.
  • Fotonica e comunicazioni sicure. Ephos sviluppa chip fotonici in vetro, levelQuantum lavora sulla distribuzione quantistica delle chiavi per cifrare le comunicazioni, Rotonium sviluppa collegamenti per trasmettere informazioni anche in presenza di disturbi elettromagnetici.
  • Sensori e monitoraggio. Eye2Drive progetta sensori di immagine che si adattano alle condizioni di luce, mentre Knitronix mette a punto sistemi per monitorare le condizioni delle infrastrutture civili e militari.
  • Energia. WPE Research & Development elabora sistemi per la produzione energetica distribuita, Novac produce supercondensatori per l’accumulo di energia, ORiS lavora sulla trasmissione wireless di energia tramite laser, con applicazioni per satelliti e droni.
  • Comunicazioni subacquee. WSense, spin-off della Sapienza di Roma, sviluppa reti wireless che consentono lo scambio di dati tra sensori e dispositivi sott’acqua, utilizzabili anche per sorvegliare infrastrutture sottomarine.

Come i fondi NATO e i capitali privati stanno finanziando l’innovazione

La NATO sostiene le imprese che sviluppano tecnologie dual use attraverso DIANA (Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic), un programma di accelerazione che offre finanziamenti e accesso a strutture dove effettuare i test. Chi accede al programma…


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 Valentina Neri

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