Il d.lgs. 9 settembre 2026, n. 160 rappresenta il primo intervento organico di adeguamento dell’ordinamento italiano all’AI Act europeo nei settori dell’attività di polizia, della responsabilità civile e della tutela penale (leggi anche qui per approfondire).
Il decreto disciplina l’uso dell’intelligenza artificiale da parte delle forze di polizia, con particolare attenzione al riconoscimento biometrico e facciale; introduce nuove norme penali sulla sicurezza e sulla sorveglianza umana dei sistemi di AI ad alto rischio; rafforza inoltre la tutela civilistica dei danneggiati, agevolando l’accesso alle prove e l’accertamento del nesso causale.
L’obiettivo è conciliare innovazione, sicurezza pubblica e tutela dei diritti fondamentali, pur lasciando aperte questioni rilevanti sul rapporto tra sorveglianza algoritmica, libertà individuali e nuove forme di responsabilità civile e penale.
Consiglio: per approfondimenti in materia, segnaliamo il volume “La legge Italiana sull’Intelligenza Artificiale”, a cura di Andrea Sirotti Gaudenzi e Vincenzo Franceschelli, acquistabile cliccando su Shop Maggioli o su Amazon.

La legge Italiana sull’Intelligenza Artificiale
Il volume presenta il primo articolato commento dedicato alla Legge 23 settembre 2025, n. 132, che detta le norme che consentono di disciplinare in ambito italiano il fenomeno dell’intelligenza artificiale e il settore giuridico degli algoritmi avanzati.
Il testo offre una panoramica completa delle principali questioni giuridiche affrontate dal legislatore italiano, tra cui la tutela del diritto d’autore e la disciplina della protezione dei dati personali raccolti per l’addestramento dei modelli e per il funzionamento dei sistemi di intelligenza artificiale.
Sono analizzate tutte le modifiche normative previste dalla nuova legge, che è intervenuta anche sul codice civile, sul codice di procedura civile e sul codice penale, introducendo nuove fattispecie di reato. La puntuale analisi della riforma e il confronto con le fonti europee (l’AI Act e il GDPR) sono accompagnati da schemi e tabelle, e da un agile glossario giuridico.
Vincenzo Franceschelli
Come professore straordinario prima, e poi come ordinario, ha insegnato nelle Università di Trieste, Siena, Parma, Milano e Milano Bicocca. È Vicepresidente del CNU – Consiglio Nazionale degli Utenti presso l’AGCom Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. È stato Visiting Professor presso la Seton Hall University Law School di New Jersey, USA. Direttore responsabile della Rivista di Diritto Industriale e autore di numerose monografie e contributi scientifici in varie riviste.
Andrea Sirotti Gaudenzi
Avvocato e docente universitario. Svolge attività di insegnamento presso Atenei e centri di formazione in Italia e all’estero. È responsabile scientifico di vari enti, tra cui l’Istituto nazionale per la formazione continua di Roma. Direttore di collane e trattati giuridici, è autore di numerosi volumi, tra cui “Manuale pratico dei marchi e brevetti”, “Il nuovo diritto d’autore” e “Codice della proprietà industriale”. I suoi articoli vengono pubblicati su varie testate giuridiche.
Leggi descrizione
Vincenzo Franceschelli, Andrea Sirotti Gaudenzi, 2025, Maggioli Editore
25.00 €
23.75 €
La legge Italiana sull’Intelligenza Artificiale
Il volume presenta il primo articolato commento dedicato alla Legge 23 settembre 2025, n. 132, che detta le norme che consentono di disciplinare in ambito italiano il fenomeno dell’intelligenza artificiale e il settore giuridico degli algoritmi avanzati.
Il testo offre una panoramica completa delle principali questioni giuridiche affrontate dal legislatore italiano, tra cui la tutela del diritto d’autore e la disciplina della protezione dei dati personali raccolti per l’addestramento dei modelli e per il funzionamento dei sistemi di intelligenza artificiale.
Sono analizzate tutte le modifiche normative previste dalla nuova legge, che è intervenuta anche sul codice civile, sul codice di procedura civile e sul codice penale, introducendo nuove fattispecie di reato. La puntuale analisi della riforma e il confronto con le fonti europee (l’AI Act e il GDPR) sono accompagnati da schemi e tabelle, e da un agile glossario giuridico.
Vincenzo Franceschelli
Come professore straordinario prima, e poi come ordinario, ha insegnato nelle Università di Trieste, Siena, Parma, Milano e Milano Bicocca. È Vicepresidente del CNU – Consiglio Nazionale degli Utenti presso l’AGCom Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. È stato Visiting Professor presso la Seton Hall University Law School di New Jersey, USA. Direttore responsabile della Rivista di Diritto Industriale e autore di numerose monografie e contributi scientifici in varie riviste.
Andrea Sirotti Gaudenzi
Avvocato e docente universitario. Svolge attività di insegnamento presso Atenei e centri di formazione in Italia e all’estero. È responsabile scientifico di vari enti, tra cui l’Istituto nazionale per la formazione continua di Roma. Direttore di collane e trattati giuridici, è autore di numerosi volumi, tra cui “Manuale pratico dei marchi e brevetti”, “Il nuovo diritto d’autore” e “Codice della proprietà industriale”. I suoi articoli vengono pubblicati su varie testate giuridiche.
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Vincenzo Franceschelli, Andrea Sirotti Gaudenzi, 2025, Maggioli Editore
25.00 €
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AI e potere pubblico: perché il d.lgs. 160/2026 cambia le regole
L’emanazione del d.lgs. 9 settembre 2026, n. 160 rappresenta un passaggio particolarmente significativo nel percorso di adattamento dell’ordinamento italiano all’ecosistema regolatorio inaugurato dall’AI Act europeo. Il dato maggiormente rilevante non consiste tanto nell’introduzione di nuove tecnologie nell’azione amministrativa e giudiziaria, quanto nel fatto che per la prima volta il legislatore affronta in modo diretto il rapporto tra intelligenza artificiale ed esercizio del potere pubblico.
La scelta sistematica compiuta dal decreto appare immediatamente chiara. L’intelligenza artificiale non viene considerata un semplice strumento tecnologico neutrale, ma una tecnologia capace di incidere profondamente sulle libertà individuali e sulla distribuzione delle responsabilità giuridiche. Da qui la necessità di disciplinarne l’impiego nei contesti maggiormente sensibili: le attività di polizia, il procedimento penale e il risarcimento dei danni derivanti dall’uso di sistemi algoritmici.
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L’intero impianto normativo si fonda sul principio, espressamente richiamato dall’art. 3, che l’intelligenza artificiale debba mantenere una funzione “strumentale e di supporto” rispetto all’azione umana, secondo un approccio antropocentrico e basato sul rischio. La disposizione impone che l’utilizzo dei sistemi e dei modelli di AI nelle attività di polizia sia accompagnato da “adeguate forme di revisione umana qualificata” e che nessuna decisione avente effetti giuridici possa fondarsi esclusivamente sull’elaborazione automatica.
Questa impostazione rivela una precisa opzione politico-legislativa. Il legislatore italiano recepisce la filosofia dell’AI Act europeo e respinge implicitamente la prospettiva di un’amministrazione algoritmica integralmente automatizzata. L’intelligenza artificiale è ammessa come fattore di incremento dell’efficienza amministrativa, ma non può mai sostituire la responsabilità decisionale dell’essere umano. È questo il principio che attraversa l’intera architettura del decreto e che costituisce il criterio interpretativo destinato a guidarne l’applicazione.
AI nelle attività di polizia: quando è ammesso il riconoscimento biometrico
La parte più innovativa e al tempo stesso più delicata del decreto è certamente quella dedicata all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle attività di polizia. Il legislatore si confronta qui con una questione fino a pochi anni fa confinata alla letteratura distopica: la possibilità che algoritmi predittivi, sistemi biometrici e tecnologie di riconoscimento facciale vengano utilizzati stabilmente per finalità di prevenzione e repressione dei reati.
Il decreto individua un punto di equilibrio fondato su tre pilastri.
- Il primo è rappresentato dal principio di proporzionalità, che permea l’intera disciplina.
- Il secondo consiste nella centralità della sorveglianza umana.
- Il terzo è costituito dalla previsione di meccanismi autorizzatori e controlli preventivi particolarmente stringenti.
Particolare interesse riveste la disciplina dell’identificazione biometrica remota in tempo reale. L’art. 8 consente l’utilizzo…
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Sara Nardone
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