La sicurezza e il degrado vanno affrontati. Ma confondere l’emergenza dell’accoglienza con la crisi strutturale della città rischia di farci perdere di vista il problema vero: un modello economico e turistico che da anni fatica a rigenerarsi.
Davvero il problema di Chianciano Terme sono i migranti? La domanda merita una risposta che non sia né ideologica né semplicistica.A Chianciano Terme esistono problemi di degrado e di gestione dell’accoglienza, compresi episodi di occupazione abusiva e situazioni di illegalità. Negarlo sarebbe sbagliato. Ma è altrettanto sbagliato trasformare questi fenomeni nella spiegazione della crisi della città. Le vicende legate ai CAS, ai migranti e agli alberghi dismessi si inseriscono infatti in una crisi molto più lunga e profonda, che riguarda il modello turistico-termale, il patrimonio alberghiero, la demografia e la capacità di riconversione economica della città.
Sicurezza e immigrazione non sono la stessa cosa
Nel 2025 la Prefettura ha documentato episodi di bivacco e occupazione abusiva di alberghi dismessi. In una delle operazioni furono controllate circa 80 persone, prevalentemente di origine pakistana, e individuati sei occupanti abusivi. Alcune delle persone trovate negli immobili abbandonati risultavano ospiti dei CAS.
Nel gennaio 2026, però, un successivo controllo su circa 200 persone ha prodotto un dato significativo: gli stranieri irregolari espulsi sono stati sette, mentre la quasi totalità degli stranieri identificati risultava regolarmente soggiornante. Il dato non cancella i problemi. Li colloca però nella loro dimensione reale.
Il fenomeno da affrontare è costituito dalla presenza di immobili abbandonati, dal degrado, dalla vulnerabilità di alcune persone e, in alcuni casi, da comportamenti illegali. Non è automaticamente possibile trasformarlo nell’equazione immigrazione = degrado = insicurezza.
Gli episodi di illegalità vanno perseguiti, indipendentemente dalla nazionalità di chi li commette. Ma una cosa è affrontare concretamente la sicurezza; un’altra è utilizzare la presenza degli stranieri come chiave interpretativa di tutti i problemi della città.
E va detto anche un altro aspetto: il problema non è semplicemente la quantità dei controlli. A Chianciano Terme i controlli ci sono e ci sono sempre stati. Il tema, semmai, è la disponibilità di personale e la capacità operativa delle forze presenti sul territorio. I vigili urbani sono oggi sei, rispetto ai dieci di alcuni anni fa, mentre anche l’organico dei carabinieri si è ridotto. Solo recentemente il commissariato è stato potenziato con tre nuove unità, che consentiranno anche di rafforzare i turni notturni.
È quindi necessario continuare a investire sulla sicurezza, ma senza rappresentare la città come un luogo privo di controlli o di presidio del territorio. Anche questo contribuisce a mantenere il dibattito ancorato ai fatti.
La questione che dovrebbe stare al centro: la demografia
C’è un dato che più di altri dovrebbe orientare la discussione: la demografia. Nel 2024 Chianciano Terme è passata da 6.990 a 7.096 residenti. Ma dietro l’aumento complessivo si nasconde una dinamica molto significativa: sono nati 24 bambini e sono morte 92 persone, con un saldo naturale di -68. Nello stesso anno gli iscritti all’anagrafe sono stati 403 e i cancellati 229, con un saldo migratorio di +174. Il saldo complessivo è stato quindi di +106 abitanti.
Detto in modo semplice: Chianciano Terme ha perso 68 abitanti per effetto della dinamica naturale e ne ha recuperati 174 grazie alla mobilità migratoria. Non è un’opinione politica. È un bilancio demografico. E non riguarda soltanto i richiedenti asilo. Al 1° gennaio 2024 gli stranieri residenti erano 1.372, pari al 19,6% della popolazione. Tra le comunità più numerose figuravano quella rumena, filippina, pakistana e ucraina.
Questo dato non significa che ogni residente straniero sia automaticamente integrato, occupato o economicamente autosufficiente. La residenza, da sola, non dimostra né il lavoro né il reddito né il contributo fiscale individuale. Dimostra però che la componente migratoria è già una parte rilevante della realtà demografica della città.
Ed è qui che il dibattito dovrebbe cambiare prospettiva. Una città che registra pochissime nascite, molte più morti che nascite e una popolazione che rischia di invecchiare non può guardare alla mobilità migratoria soltanto come a una minaccia. Deve chiedersi come governarla e, soprattutto, come trasformarla in una componente di una strategia demografica più ampia.
Gli alberghi erano in crisi prima dei migranti
Anche sul patrimonio alberghiero occorre evitare semplificazioni. Gli alberghi dismessi non sono diventati tali perché sono arrivati i migranti. Erano già dismessi o sottoutilizzati. La stessa pianificazione comunale ha individuato strutture alberghiere chiuse, contenitori urbani dismessi, un mercato immobiliare problematico, difficoltà nella gestione delle strutture ricettive, la diminuzione della popolazione, la perdita di importanza del termalismo e la diminuzione delle presenze turistiche.
Tra i problemi individuati compare anche un «deficit di imprenditorialità e managerialità». Il Comune ha indicato inoltre nella riconversione degli alberghi una possibile opportunità di riqualificazione urbana e diversificazione economica.
La Prefettura, nel dicembre 2025, ha collegato i fenomeni di degrado anche alla dismissione delle strutture alberghiere, sottoponendo a controllo dodici immobili.
Il punto, allora, è semplice: il migrante non ha creato l’albergo abbandonato. In alcuni casi può essere entrato dentro una crisi urbana già esistente, aggravandone gli effetti o rendendoli più visibili. Ma qui c’è anche una responsabilità che non può essere elusa: quella della classe imprenditoriale.
Una parte del patrimonio alberghiero di Chianciano Terme non può contribuire alla ripresa della città se non viene accompagnata da investimenti, riqualificazione e dalla volontà di adeguare strutture e servizi agli standard e alle aspettative del mercato attuale.
Non si può chiedere alla città di tornare attrattiva senza interrogarsi anche sulla qualità dell’offerta. Il mercato turistico è cambiato e gli alberghi devono essere in grado di rispondere alle nuove esigenze dei visitatori. La rigenerazione di Chianciano passa quindi anche dalla capacità degli imprenditori di investire, innovare e ripensare il prodotto turistico.
Il nodo dei CAS
I CAS non sono una politica di sviluppo. Un Centro di accoglienza straordinaria è uno strumento di prima accoglienza temporanea per richiedenti protezione internazionale. Garantisce ospitalità e servizi essenziali durante la permanenza e l’attesa della definizione della posizione, ma non è costruito come una filiera di lungo periodo fatta di formazione, qualificazione professionale, lavoro, autonomia abitativa e piena integrazione.
Dal 2023, inoltre, alcuni strumenti fondamentali per l’integrazione — come i corsi di italiano, l’orientamento legale e quello al territorio — sono stati esclusi dai servizi obbligatori della prima accoglienza.
E qui emerge la contraddizione: se una città ha bisogno di nuovi abitanti e di lavoratori, mantenere centinaia di persone in una condizione temporanea e sospesa non può essere…
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Ivano Zeppi
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