Due conferenze internazionali, al King’s College di Londra e a Bletchley Park, hanno riunito studiosi ed ex dirigenti dei servizi per discutere la storia e le trasformazioni dell’intelligence. Al centro del confronto, il rapporto tra ricerca storica e pratica operativa, il costo crescente dello spionaggio, l’innovazione tecnologica e la cooperazione internazionale
16/10/2026
Londra – Questa settimana mi sono recato nel Regno Unito per presentare le mie ricerche di storia dell’intelligence in due convegni internazionali. Dall’11 al 13 ottobre, il King’s College di Londra ha ospitato il convegno annuale della Society for Intelligence History (SIH), organizzato insieme al King’s Centre for the Study of Intelligence. Subito dopo, dal 14 al 16 ottobre, il testimone è passato a Bletchley Park, sede delle attività britanniche di crittoanalisi durante la Seconda guerra mondiale, dove il Government Communications Headquarters (GCHQ) e il Bletchley Park Trust hanno organizzato la seconda National Intelligence History Conference, dedicata alla cooperazione internazionale. Due appuntamenti distinti, ma complementari. A Londra, il confronto ha coinvolto accademici, ricercatori ed ex dirigenti dei servizi britannici, tra cui figure provenienti dai vertici del GCHQ, del Secret Intelligence Service (SIS/MI6) e del Joint Intelligence Committee (JIC). A Bletchley Park, il programma ha previsto interventi del giornalista Gordon Corera e dell’ex direttore del SIS Richard Moore.
L’interesse dei due convegni va oltre la ricostruzione delle operazioni del passato, più o meno recente; i dibattiti hanno infatti riguardato spesso questioni direttamente rilevanti per i servizi di oggi: il costo crescente dello spionaggio, la dipendenza dalle tecnologie private, le relazioni tra alleati, l’integrazione delle fonti informative, i modelli di formazione del personale dell’intelligence e l’insegnamento della materia in senso ampio, e la capacità degli apparati informativi di apprendere dalle esperienze precedenti. Sintetizzando in due righe il consenso emerso nel corso dei due eventi potremmo affermare che: lo studio della storia dell’intelligence serve non soltanto a comprendere il passato, ma anche, sotto molti aspetti, a migliorare la pratica professionale dei servizi, soprattutto in una fase di rapide trasformazioni tecnologiche e organizzative.
Perché studiare la storia dell’intelligence
La storia dell’intelligence contribuisce alla comprensione dell’evoluzione del sistema internazionale, della gestione delle crisi e dei meccanismi decisionali dei governi. La documentazione storica consente infatti di ricostruire non soltanto quali informazioni fossero disponibili, ma anche come venissero raccolte, analizzate e trasmesse e in che modo influenzassero le decisioni politiche.
La ricerca storica può offrire anche un contributo operativo. Lo studio delle operazioni del passato permette di comprendere l’evoluzione della tecnica professionale (tradecraft) e dei processi organizzativi ossia l’insieme delle competenze, procedure e tecniche e meccanismi di funzionamento attraverso cui i servizi operano nell’interesse dello Stato e della collettività. La ricostruzione di operazioni di reclutamento, gestione delle fonti, comunicazioni clandestine, controspionaggio e cooperazione tra servizi consente di individuare problemi ricorrenti, soluzioni adottate e fattori che ne hanno determinato il successo o il fallimento. Naturalmente, tecniche utilizzate durante la Guerra fredda potrebbero essere ormai non replicabili nelle condizioni tecnologiche e politiche odierne, il valore di studiare operazioni e attività del passato risiede tuttavia nel contributo a comprendere la logica delle scelte operative, i vincoli affrontati dagli operatori e le modalità attraverso cui hanno cercato di superarli.
Cia e MI6: organizzazioni diverse, culture professionali simili
Il confronto tra servizi britannici e americani offre un esempio dell’importanza di distinguere tra strutture organizzative, funzioni operative e culture professionali. La Central Intelligence Agency (Cia) e il SIS britannico sono spesso trattati come omologhi. Anche se in realtà presentano differenze strutturali importanti.
La Cia integra raccolta clandestina, analisi strategica, capacità tecnologiche e operazioni coperte. Possiede una specifica Directorate of Analysis e, nell’ambito della Directorate of Operations, dispone anche di personale specializzato in attività paramilitari. Il SIS è invece prevalentemente orientato alla raccolta clandestina all’estero. Non dispone di una struttura paramilitare permanente equivalente a quella statunitense, né di una direzione di analisi strategica paragonabile a quella della Cia. Nel sistema britannico, la produzione di valutazioni integrate per il governo è affidata principalmente alla Joint Intelligence Organisation. Se però il confronto viene ristretto alle componenti dedicate alla raccolta clandestina, emergono somiglianze molto maggiori. Il SIS e quello che dal 2005 al 2015 fu denominato National Clandestine Service della Cia, oggi nuovamente Directorate of Operations, condividono caratteristiche importanti nella cultura professionale e nelle modalità di funzionamento.
Lo spionaggio costa sempre di più
Tra le questioni più interessanti discusse a Londra figura quella della “economia dell’intelligence”, ancora relativamente poco esplorata dalla letteratura accademica. Una valutazione emersa durante il confronto tra studiosi e addetti ai lavori riguarda il forte aumento del costo unitario di alcune attività di spionaggio: in poche parole l’espansione delle capacità di sorveglianza e controspionaggio, la digitalizzazione delle comunicazioni e la crescente difficoltà di operare contro obiettivi protetti rendono le operazioni non solo più complesse ma molto più onerose. L’integrazione di tecnologie all’avanguardia, sistemi satellitari, spyware di vario genere, e capacità di elaborazione e fusione attraverso intelligenza artificiale (AI) richiede investimenti considerevoli, ciò nonostante i costi di aggiornamento e mantenimento possano poi mantenersi relativamente contenuti nel tempo (aspetto che favorisce i servizi che dispongono delle maggiori risorse finanziarie e quelli che, come quelli britannici, possono condividere capacità e infrastrutture con partner stranieri).
A complicare ulteriormente il quadro contribuisce anche la diffusione al settore privato di capacità di raccolta tecnica e processazione di informazioni. L’esperienza britannica mostra che l’esternalizzazione di determinate funzioni non comporta necessariamente una riduzione dei costi. Alle spese contrattuali devono aggiungersi quelle di supervisione, sicurezza, integrazione dei sistemi e mantenimento delle competenze necessarie per controllare i fornitori. Il problema riguarda quindi sia la sostenibilità economica dell’intelligence sia la capacità delle organizzazioni pubbliche di conservare il controllo sulle tecnologie impiegate.
Il SIS e il nuovo equilibrio tra tecnologia e tecnica professionale
Questi cambiamenti stanno modificando anche la composizione professionale dei servizi. Durante il confronto londinese è stata richiamata una stima secondo cui tra un quarto e un terzo del personale del SIS sarebbe oggi impiegato in funzioni tecnologiche. Pur non essendo verificabile attraverso le informazioni…
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Niccolò Petrelli
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