Al Forum promosso da Novartis, il confronto tra istituzioni e industria rilancia il tema della competitività farmaceutica italiana, tra attrattività degli investimenti, certezza delle regole e accesso tempestivo alle nuove terapie. Dal governo arrivano aperture sulla revisione del payback e sul rafforzamento delle risorse per l’innovazione
29/10/2026
La capacità di attrarre investimenti, sostenere la ricerca e garantire ai pazienti un accesso tempestivo alle nuove terapie è diventata una questione centrale per la competitività dell’Italia e dell’Europa. In uno scenario in cui Stati Uniti e Cina accelerano sul fronte dell’innovazione farmaceutica, il continente europeo è chiamato a ripensare le proprie politiche industriali e sanitarie, superando le frammentazioni regolatorie e costruendo condizioni più favorevoli allo sviluppo delle scienze della vita. È attorno a queste priorità che si è sviluppato il confronto del “Forum salute e innovazione: rafforzare la competitività in Italia e in Europa”, promosso da Novartis con il supporto organizzativo di Forum in Masseria e Comin & Partners, che ha riunito a Roma rappresentanti del governo, delle istituzioni regionali, dell’industria farmaceutica e della comunità scientifica.
La sfida del governo tra innovazione e competitività
A richiamare il ruolo delle politiche pubbliche è stato innanzitutto il ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha individuato nella capacità dei sistemi sanitari di tenere il passo con il progresso scientifico una delle principali sfide dei prossimi anni. L’innovazione procede infatti a una velocità che le norme e la burocrazia non sempre riescono a seguire. “Non possiamo non cogliere le opportunità che ricerca e industria ci portano, dobbiamo assicurare che l’industria continui a investire in Italia e che i pazienti italiani possano avere accesso in tempi rapidi ai farmaci innovativi”, ha sottolineato, ribadendo l’impegno a lavorare per ampliare il fondo innovazione.
Una sfida che investe direttamente anche la politica industriale, e qui il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha messo enfasi sulla velocità come uno dei principali fattori della competizione internazionale. “Accelerare sia nel campo della ricerca, della produzione, nell’accesso al mercato. Il fattore maggiore per la competitività è l’accelerazione”, ha osservato, indicando nella semplificazione, nella riduzione della burocrazia e nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale alcune delle leve su cui intervenire, a livello nazionale ed europeo.
Sul versante internazionale, il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato il contributo della farmaceutica alle esportazioni italiane, richiamando la necessità di diversificare i mercati di destinazione anche alla luce delle nuove tensioni commerciali. “La farmaceutica rappresenta per noi un’industria di grandissima qualità che ci permette di occupare spazi in tantissimi mercati”, ha dichiarato, ribadendo l’importanza di rafforzare la presenza delle imprese italiane oltre i tradizionali mercati europei e statunitensi.
Dal governo sono arrivati anche segnali sulla revisione del payback. Tajani ha annunciato che “nella manovra ci sarà un segnale per quanto riguarda il payback, che è molto atteso dalle imprese che innovano e investono di più”. Un orientamento confermato da Urso, secondo cui l’obiettivo è procedere verso un migliore utilizzo del meccanismo e, quando possibile, il suo superamento, per evitare che diventi un freno agli investimenti.
La competizione globale e il rischio europeo
La dimensione internazionale della sfida è stata al centro anche degli interventi dei vertici di Novartis. Secondo Giovanni Caforio, Board Chair del gruppo, il progresso scientifico sta aprendo prospettive terapeutiche senza precedenti, ma la capacità dell’Europa di tradurle in benefici per i pazienti è sempre più condizionata dalla competizione globale.
“Per i pazienti, la promessa dell’innovazione scientifica non è mai stata così grande. Eppure l’Europa sta perdendo terreno nella competizione globale per l’innovazione farmaceutica”, ha avvertito Caforio. Per invertire questa tendenza, occorre riconoscere salute e innovazione come asset strategici di lungo periodo, creando condizioni più prevedibili per gli investimenti e accelerando l’accesso alle nuove terapie.
Una preoccupazione condivisa dal presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, che ha richiamato il rapido superamento della Cina negli studi clinici. Per Cattani, Italia ed Europa si trovano a un punto di svolta, nel quale è necessario conciliare due obiettivi: preservare la capacità industriale e mantenere l’attrattività del mercato europeo per lo sviluppo e il lancio dei nuovi farmaci.
Il presidente di Farmindustria ha ricordato il peso economico del comparto, ricordando che nel 2025 la farmaceutica ha generato un saldo commerciale europeo superiore a 220 miliardi di euro. Un contributo che, nella sua lettura, giustifica una governance di livello strategico, capace di coordinare politiche industriali, ricerca e sanità.
Per Patrick Horber, President International di Novartis, la capacità di attrarre innovazione dipende dalla qualità dell’ecosistema in cui le imprese operano. “L’innovazione va dove viene riconosciuta e valorizzata”, ha osservato, indicando tra le priorità “regole prevedibili, una solida tutela della proprietà intellettuale, maggiori investimenti nei farmaci innovativi e percorsi di accesso per i pazienti capaci di tenere il passo con la scienza”.
Payback e accesso, i nodi della governance italiana
Se la competitività rappresenta la cornice generale, è sul terreno delle regole e del finanziamento dell’innovazione che emergono alcune delle principali criticità del sistema italiano.
A partire dal payback farmaceutico, sul quale Federico Mambretti, Country President e amministratore delegato di Novartis Italia, ha richiamato la necessità di un intervento capace di restituire prevedibilità alle imprese. “Il payback è oggi una delle principali fonti di incertezza per il settore: aumenta l’esposizione delle imprese e rende più complessa la pianificazione degli investimenti di lungo periodo”, ha spiegato.
La proposta avanzata da Mambretti è quella di “introdurre un tetto temporaneo, non superiore ai livelli del 2023”, come misura di stabilizzazione in attesa di una riforma strutturale. Il tema, secondo il manager, deve essere inserito in una riflessione più ampia sul superamento dei silos di spesa e sulla necessità di riconoscere il valore generato dall’innovazione farmaceutica, anche in termini di qualità della vita, produttività e sostenibilità del sistema.
Sulla stessa questione è intervenuto Cattani, richiamando il peso crescente dei ripiani a carico delle aziende e la necessità di definire un percorso pluriennale di uscita dall’attuale meccanismo.
La prospettiva delle istituzioni è stata illustrata da Francesco Zaffini, presidente della Commissione Affari sociali del Senato, che ha ricondotto il problema alla necessità di individuare risorse e priorità all’interno del bilancio sanitario. La definizione di un tetto al payback richiede infatti una scelta politica e finanziaria, così come il rafforzamento dei…
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Andrea Macaluso
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