Quando uno dei comproprietari utilizza in via esclusiva un immobile comune, l’altro può chiedere un’indennità per il mancato godimento del bene? La questione si pone frequentemente dopo la revoca dell’assegnazione della casa familiare, quando l’ex coniuge continua ad abitare nell’immobile in comproprietà. Il diritto all’indennità, tuttavia, non sorge automaticamente: occorre verificare i presupposti della pretesa, la prova dell’impedimento al godimento del bene e il momento dal quale decorre l’obbligo di pagamento. Per approfondimenti in materia, consigliamo il volume “Guida pratica alla divisione dei beni in comunione legale”, di Leonarda D’Alonzo, acquistabile cliccando su Shop Maggioli o su Amazon.

Guida pratica alla divisione dei beni in comunione legale
La guida affronta in modo pratico e operativo le questioni connesse allo scioglimento della comunione legale tra coniugi e alle successive operazioni di divisione dei beni. Pensata per supportare il lavoro quotidiano del professionista, l’opera offre un percorso chiaro per gestire una fase spesso complessa e conflittuale, nella quale occorre ricostruire patrimoni, flussi finanziari, diritti, debiti e responsabilità.
Il volume analizza le principali problematiche applicative alla luce della più recente giurisprudenza e propone strumenti di immediata utilità: schemi divisionali, modelli di atti giudiziari, formule contrattuali, tabelle di ripartizione ed esempi pratici. Ampio spazio è dedicato ai profili probatori e fiscali, con particolare attenzione ai casi più delicati: conti correnti cointestati, occulti o detenuti all’estero, immobili abusivi o indivisibili, aziende, quote societarie, donazioni indirette, pignoramenti e fallimento di un coniuge.
Il volume consente di:
- Comprendere le differenze tra comunione legale, separazione dei beni e comunione convenzionale
- Individuare correttamente i beni oggetto di comunione immediata e quelli rientranti nella comunione de residuo
- Gestire la procedura di divisione, con attenzione a rimborsi, restituzioni e onere della prova
- Affrontare la divisione di immobili, beni mobili, conti correnti, titoli, polizze, quote societarie e aziende
- Valutare il regime fiscale dei beni comuni anche dopo la divisione
- Ricostruire responsabilità, debiti, pignoramenti, fallimento e procedure di sovraindebitamento
- Orientarsi nella disciplina europea dei regimi patrimoniali tra coniugi
Il taglio dell’opera è concreto: non un trattato teorico, ma un manuale operativo che accompagna il professionista dalla ricostruzione della massa comune fino alla redazione dell’accordo finale, con l’obiettivo di arrivare a soluzioni chiare, eque e solide sotto il profilo giuridico.
Punti di forza
- Approccio pratico-operativo alla divisione dei beni in comunione legale.
- Schemi, tabelle, esempi e formule per il lavoro professionale.
- Analisi aggiornata della giurisprudenza più rilevante.
- Focus su profili fiscali, probatori e patrimoniali complessi.
- Contenuti aggiuntivi inclusi con l’acquisto del volume.
Uno strumento indispensabile per affrontare con metodo e sicurezza le questioni patrimoniali legate alla crisi coniugale e allo scioglimento della comunione legale. Acquista ora la guida e porta nello studio professionale un supporto operativo aggiornato, completo e subito utilizzabile.
Leggi descrizione
Leonarda D’Alonzo, 2026, Maggioli Editore
21.00 €
19.95 €
Guida pratica alla divisione dei beni in comunione legale
La guida affronta in modo pratico e operativo le questioni connesse allo scioglimento della comunione legale tra coniugi e alle successive operazioni di divisione dei beni. Pensata per supportare il lavoro quotidiano del professionista, l’opera offre un percorso chiaro per gestire una fase spesso complessa e conflittuale, nella quale occorre ricostruire patrimoni, flussi finanziari, diritti, debiti e responsabilità.
Il volume analizza le principali problematiche applicative alla luce della più recente giurisprudenza e propone strumenti di immediata utilità: schemi divisionali, modelli di atti giudiziari, formule contrattuali, tabelle di ripartizione ed esempi pratici. Ampio spazio è dedicato ai profili probatori e fiscali, con particolare attenzione ai casi più delicati: conti correnti cointestati, occulti o detenuti all’estero, immobili abusivi o indivisibili, aziende, quote societarie, donazioni indirette, pignoramenti e fallimento di un coniuge.
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- Affrontare la divisione di immobili, beni mobili, conti correnti, titoli, polizze, quote societarie e aziende
- Valutare il regime fiscale dei beni comuni anche dopo la divisione
- Ricostruire responsabilità, debiti, pignoramenti, fallimento e procedure di sovraindebitamento
- Orientarsi nella disciplina europea dei regimi patrimoniali tra coniugi
Il taglio dell’opera è concreto: non un trattato teorico, ma un manuale operativo che accompagna il professionista dalla ricostruzione della massa comune fino alla redazione dell’accordo finale, con l’obiettivo di arrivare a soluzioni chiare, eque e solide sotto il profilo giuridico.
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Leonarda D’Alonzo, 2026, Maggioli Editore
21.00 €
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Immobile in comproprietà: quali diritti ha il comproprietario escluso dal godimento?
Quando viene meno il provvedimento di assegnazione della casa coniugale, per esempio a seguito della revoca o del venir meno dei presupposti legati ai figli, e l’ex coniuge continua a occupare l’immobile in comproprietà, può instaurarsi una situazione di utilizzo esclusivo di un bene comune priva di un titolo legittimante.
In tale scenario, il comproprietario non assegnatario conserva la facoltà di tutelare la propria quota e di far valere i propri diritti patrimoniali attraverso due rimedi principali, che non operano in via automatica, ma richiedono un’iniziativa formale.
Il primo strumento a disposizione è l’azione di divisione giudiziale, attraverso la quale il comproprietario può chiedere lo scioglimento della comunione.
Il secondo rimedio consiste nella richiesta di un’indennità per il mancato godimento del bene, qualora ricorrano i presupposti per riconoscere un pregiudizio derivante dall’uso esclusivo dell’immobile da parte dell’altro comproprietario.
Quale rito si applica alla domanda di indennità di occupazione?
Qualora il comproprietario intenda agire in giudizio per ottenere il pagamento dell’indennità da mancato godimento del bene comune, la scelta del rito processuale deve conformarsi alla specifica natura giuridica della pretesa.
La domanda formulata dal comproprietario escluso dal godimento dell’immobile non è assimilabile all’azione di occupazione sine titulo derivante da rapporti locatizi o assimilati, per la quale opera la riserva di rito di cui all’art. 447-bis c.p.c.
L’azione diretta a far valere l’uso esclusivo della cosa comune e la relativa pretesa indennitaria trova fondamento nella disciplina della comunione e nel rispetto delle facoltà spettanti ai singoli partecipanti.
Di conseguenza, il giudizio si introduce dinanzi al Tribunale competente mediante atto di citazione oppure ricorso nelle forme del procedimento semplificato di cognizione, ai sensi dell’art. 281-decies c.p.c., ove ne ricorrano i presupposti.
Occorre inoltre considerare l’obbligatorietà del previo esperimento della mediazione nelle controversie in materia di diritti reali, secondo quanto previsto dalla disciplina vigente.
Il danno da mancato godimento è in re ipsa oppure deve essere dimostrato?
Laddove, a causa della natura del bene o per qualsiasi altra circostanza, non sia possibile un godimento diretto tale da consentire a ciascun partecipante alla comunione di fare parimenti uso della cosa comune, il proprietario che non può goderne ha diritto al risarcimento dei danni, previa richiesta formale di utilizzo del bene rimasta inadempiuta.
Tale richiesta deve dimostrare la volontà del comproprietario di utilizzare il bene, così da rendere evidente l’abuso consistente nell’uso esclusivo che impedisce l’esercizio del pari diritto di godimento.
In questo senso si è espressa la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10264 del 18 aprile 2023.
La questione deve essere esaminata anche alla luce della sentenza delle Sezioni Unite n. 33645/2022, secondo cui il danno da occupazione abusiva di un immobile non può ritenersi automaticamente sussistente in re ipsa, trattandosi di un danno-conseguenza.
Il proprietario che agisce per ottenere il risarcimento deve quindi allegare e provare l’effettiva lesione del proprio patrimonio, derivante, ad esempio, dall’impossibilità di…
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Avv. Simone Maisto
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