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La Conferenza di Cuneo afferma “No alle esecuzioni, sì alla Resistenza” e sostiene il cambiamento democratico organizzato in Iran
Sindaci italiani, ex parlamentari, rappresentanti dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) e membri della comunità iraniana hanno partecipato alla conferenza “No alle esecuzioni, sì alla Resistenza” presso il Municipio di Cuneo il 23 ottobre 2026 | Foto: TargatoCN.
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CUNEO, 23 ottobre 2026 — Funzionari eletti italiani, ex parlamentari, rappresentanti dell’Associazione Nazionale Partigiana Italiana (ANPI), difensori dei diritti umani e membri della comunità iraniana si sono riuniti presso il Municipio di Cuneo per una conferenza dal titolo “No alle esecuzioni, sì alla Resistenza”, condannando il crescente ricorso alla pena capitale in Iran ed esprimendo sostegno a una transizione democratica guidata dall’interno dell’Iran. I relatori hanno tracciato parallelismi tra la Resistenza antifascista italiana e la lotta contro la dittatura in Iran, ponendo l’accento sui prigionieri politici, le donne, i giovani e la Resistenza organizzata all’interno del Paese.
La signora Maryam Rajavi, presidente-eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI), ha inviato un videomessaggio alla conferenza, definendo il crescente ricorso alle esecuzioni un segno di vulnerabilità, piuttosto che di forza, delle autorità clericali. L’assemblea ha inoltre respinto sia l’intervento militare straniero sia la restaurazione dell’ex monarchia, sostenendo che il futuro dell’Iran dovrebbe essere determinato dalla sovranità popolare e da un movimento interno organizzato per il cambiamento democratico.
La signora Rajavi ha ricordato il rapporto di lunga data tra Cuneo e la Resistenza iraniana, inclusa la decisione del 2008 di instaurare un gemellaggio con Camp Ashraf, che all’epoca ospitava migliaia di membri dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI) in Iraq.
“Oggi Cuneo è al fianco della popolazione di Ashraf e delle Unità di Resistenza”, ha dichiarato. “È al fianco dei manifestanti in Iran, il cui sangue ha macchiato le strade, e al fianco della lunga fila di persone condannate a morte”.
La signora Rajavi ha affermato che le esecuzioni di prigionieri politici si sono intensificate dall’ultima guerra, compresa l’esecuzione di nove membri dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (OMPI/MEK), mentre molti altri detenuti hanno ricevuto condanne a morte o sono stati sottoposti a processi che potrebbero portare all’esecuzione. Ha citato il caso della prigioniera politica venticinquenne Arghavan Fallahi, condannata a morte principalmente per il suo sostegno all’OMPI, dopo mesi di torture.
Messaggio di Maryam Rajavi a Cuneo: Le esecuzioni rivelano l’instabilità del regime | 23 ottobre 2026
La presidente-eletta del CNRI ha sostenuto che l’intensificazione della repressione rivela la paura che le autorità provano nei confronti della società.
“Se questo regime avesse un minimo di stabilità, non ricorrerebbe a queste esecuzioni”, ha affermato. “Tuttavia, queste atrocità non lo salveranno dal rovesciamento. Né potranno terrorizzare la società iraniana, specialmente i giovani coraggiosi. Non potranno scoraggiare coloro che lottano per una repubblica democratica. Non potranno spegnere la fiamma della resistenza”.
Ha posto particolare enfasi sulle Unità di Resistenza che operano all’interno dell’Iran. “Oggi, più che mai, le Unità di Resistenza stanno colpendo i centri di repressione. I giovani ribelli si sono sollevati per affrontare il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie. Operai, studenti, infermieri e pensionati stanno ampliando le loro proteste”, ha affermato la signora Rajavi.
Nonostante decenni di uccisioni, incarcerazioni e repressioni successive, ha affermato, “una Resistenza organizzata continua ad avanzare all’interno delle città iraniane”. La signora Rajavi ha dichiarato che l’obiettivo è un futuro in cui non ci sia spazio per “né una dittatura religiosa né una monarchica”.
Passando alla politica europea, la signora Rajavi ha descritto il sistema clericale come più debole che mai e ha accusato i sostenitori della condiscendenza con il regime di accettare l’immagine che Teheran dà di sé stessa, ovvero quella di un sistema immutabile e senza alternative.
“In verità, esiste una sola soluzione ai disastri che questo regime causa all’Iran, alla regione e al mondo: il suo rovesciamento da parte del popolo iraniano e della sua resistenza organizzata”, ha affermato.
La signora Rajavi ha chiesto al governo italiano di subordinare le relazioni con Teheran alla cessazione delle esecuzioni e ha esortato l’Italia e la comunità internazionale a riconoscere sia la lotta del popolo iraniano per il cambiamento politico, sia la lotta dei giovani ribelli contro le Guardie Rivoluzionarie.
La sindaca di Cuneo, Patrizia Manassero, già membro del Senato italiano, ha dato il benvenuto ai partecipanti evidenziando la storica identificazione della città con la resistenza alla dittatura. Ha affermato che i valori di resistenza, libertà e democrazia sono profondamente radicati nella storia di Cuneo e degli altri Comuni rappresentati alla conferenza, ricordando la lotta dell’Italia contro la dittatura nazifascista.
Manassero ha inoltre ricordato la decisione di Cuneo del 2008 di riconoscere Camp Ashraf come città gemellata, descrivendola come espressione di solidarietà con i membri della Resistenza iraniana costretti ad abbandonare il proprio Paese. “Continuiamo a essere al fianco di questa espressione della vostra Resistenza”, ha affermato, riferendosi al movimento rappresentato alla conferenza.
Nonostante la distanza che separa l’Italia dall’Iran, ha affermato Manassero, le istituzioni locali non possono rimanere indifferenti rispetto ai manifestanti che rischiano la prigione e la pena di morte. “Dobbiamo comunque perseverare e restare al vostro fianco, nella speranza che la luce della libertà possa splendere al più presto”, ha dichiarato.
L’ex senatore italiano Roberto Rampi, che è stato anche membro della Camera dei Deputati e della delegazione italiana all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, ha tracciato un parallelo diretto tra la tradizione partigiana italiana e gli iraniani che hanno portato avanti la resistenza politica per decenni.
Rampi ha affermato che Cuneo era particolarmente adatta a ospitare una discussione di questo tipo per via della sua storia come “terra della Resistenza”. Ha osservato che molti iraniani resistono all’interno del Paese, mentre altri, in esilio, continuano la loro lotta da oltre quarant’anni.
Ha inoltre evidenziato il rifiuto storico della dittatura dello scià, sostenendo che gli iraniani che combattono oggi fanno parte di una tradizione politica che si era opposta alla monarchia prima ancora di scontrarsi con il regime clericale.
Il senatore Rampi ha respinto con fermezza l’intervento militare straniero come soluzione alla crisi iraniana. Ha affermato che il CNRI e la Resistenza iraniana si sono sempre opposti a una guerra imposta dall’esterno perché sarebbe controproducente, e ha descritto il recente intervento militare come disastroso in termini sia umanitari che politici.
Allo stesso tempo, ha messo in guardia dal permettere che l’opposizione alla…
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