La Manovra 2027 mette da parte 850 milioni di euro l’anno per sostenere l’uscita dal lavoro: nel triennio 2027-2029 la dotazione complessiva raggiunge 2,55 miliardi. Il testo, già bollinato dalla Ragioneria generale dello Stato e trasmesso alla Camera, affida a un successivo provvedimento legislativo la definizione delle misure e delle condizioni di accesso. Intanto viene ridotta la rivalutazione degli assegni medio-alti. Per chi è vicino alla pensione c’è anche un’opzione più immediata: il bonus Giorgetti, che consente di ricevere in busta paga una parte dei contributi a carico del lavoratore.
Manovra 2027: le novità previdenziali
Il disegno di legge di Bilancio interviene su più fronti. Istituisce un fondo triennale per misure di accompagnamento all’uscita dal lavoro, proroga l’Ape sociale per il 2027 con i relativi requisiti, e modifica la perequazione, cioè l’adeguamento delle pensioni all’inflazione. Per i lavoratori prossimi alla pensione, il bonus Giorgetti può tradursi invece in una somma aggiuntiva in busta paga, se sono maturati i requisiti previsti e si sceglie di continuare a lavorare.
Le misure hanno destinatari e tempi diversi. Il fondo dovrà essere ripartito secondo regole che saranno stabilite con un successivo intervento legislativo; l’Ape sociale è già disciplinata e viene prorogata; la perequazione riguarda gli importi degli assegni. Il bonus è rivolto a chi ha raggiunto i requisiti per una forma di pensione anticipata e rinvia il pensionamento.
Per orientarsi conviene guardare separatamente a tre aspetti: le possibilità di uscita anticipata, gli aumenti annuali delle pensioni e l’eventuale incremento del netto in busta paga. Le conseguenze cambiano a seconda della misura e della posizione individuale.
Lo stanziamento per le ‘future’ misure per le pensioni è di 850 milioni di euro per ciascun anno dal 2027 al 2029, per un totale di 2,55 miliardi. Le risorse finanzieranno interventi che dovranno essere definiti con un successivo provvedimento legislativo.
La norma-quadro richiama misure per favorire l’uscita dal lavoro, anche a beneficio di categorie specifiche in difficoltà, e possibili interventi sugli ammortizzatori sociali. La scelta delle misure e dei criteri per distribuire i fondi sarà affidata alla norma attuativa.
La Lega presenta lo stanziamento come un primo passo verso il superamento della legge Fornero e indica tra gli obiettivi una forma di flessibilità per chi ha 64 anni e almeno 36 anni di contributi. Il partito ha prospettato una nuova versione di Quota 100, con uscita volontaria e calcolo contributivo dell’assegno. In questa ipotesi il ricalcolo potrebbe comportare un importo inferiore rispetto a quello ottenuto seguendo il percorso ordinario: la pensione sarebbe determinata sulla base dei contributi versati.
Forza Italia mette in primo piano le tutele per le persone più fragili e richiama il sostegno alle pensioni minime, alle lavoratrici e ai giovani con carriere discontinue. La proposta a 64 anni delineata dalla Lega riguarda invece un’uscita volontaria legata a requisiti di età e contribuzione. Per i lavoratori in condizioni di particolare difficoltà, il partito azzurro indica la necessità di strumenti mirati.
Il fondo potrà finanziare una o più misure. La Lega si aspetta che il passaggio attuativo avvenga a gennaio 2027; la Manovra demanda la definizione delle regole a un successivo intervento legislativo, che potrà prendere anche la forma di un disegno di legge.
Uscita a 64 anni: la proposta sul tavolo
Nel dibattito sulla Manovra sono state prospettate formulazioni diverse. Una proposta politica indica l’uscita a 64 anni con almeno 36 anni di contributi; nella discussione compare anche il ricalcolo contributivo dell’assegno. Sono gli elementi associati all’ipotesi di maggiore flessibilità finanziata attraverso il fondo.
La definizione della misura dovrà stabilire chi potrà accedere, da quando, con quale decorrenza e secondo quale formula di calcolo. A incidere sull’importo, nell’ipotesi di una pensione calcolata interamente con il metodo contributivo, sarebbero la storia assicurativa individuale, i contributi versati e i parametri di trasformazione applicabili. Per confrontare il risultato con quello del percorso ordinario servirebbe un calcolo personalizzato, dopo l’approvazione della disciplina.
La spesa previdenziale in crescita limita i margini per introdurre formule estese a platee ampie. Il Documento programmatico di finanza pubblica stima il costo delle pensioni intorno a 352 miliardi di euro nel 2026 e a 367 miliardi nel 2027, pari al 15,3% del prodotto interno lordo nel 2027. Lo stanziamento da 850 milioni l’anno è destinato a sostenere interventi selettivi.
Ape sociale confermata per il 2027
L’Ape sociale viene prorogata per il 2027. È un sostegno ponte accessibile a determinate categorie a partire da 63 anni e 6 mesi; l’anzianità contributiva richiesta varia in base alla condizione personale e lavorativa. I requisiti indicati vanno da 30 a 36 anni di contributi.
Tra i destinatari figurano disoccupati che rientrano nelle condizioni previste, caregiver, persone con invalidità e lavoratori impegnati in mansioni gravose. L’accesso dipende dall’appartenenza a una delle categorie tutelate e dal possesso dei relativi requisiti.
Per la proroga sono previsti 180 milioni di euro aggiuntivi nel 2027 e 370 milioni nel 2028. Sono inoltre programmati stanziamenti negli anni successivi, fino al 2032. L’Ape sociale è incompatibile con i redditi da lavoro dipendente o autonomo; resta ammesso il lavoro autonomo occasionale entro il limite di 5.000 euro lordi all’anno.
Chi valuta questa possibilità deve considerare insieme l’età minima e l’anzianità contributiva richiesta. La categoria di appartenenza determina quale requisito contributivo si applica. La proroga mantiene così un canale rivolto a chi si trova in condizioni di maggiore fragilità, mentre l’ipotesi di pensione volontaria a 64 anni segue criteri differenti.
Sei fasce per la rivalutazione degli assegni
Nella Manovra 2027 peggiora anche il sistema di rivalutazione pensionistica, che ripristina un meccanismo di perequazione in sei fasce, simile a quello utilizzato nel 2023. La quota di inflazione riconosciuta diminuisce al crescere dell’importo della pensione. Per i trattamenti fino a quattro volte il minimo INPS è previsto l’adeguamento pieno; oltre quella soglia, l’indicizzazione viene ridotta progressivamente.
Il calcolo fa riferimento all’importo complessivo della pensione. Per il 2027, il trattamento minimo indicato è pari a 611,85 euro mensili. Da questo valore derivano le soglie lorde dei sei scaglioni:
- Fino a 2.447,40 euro, cioè quattro volte il minimo: rivalutazione al 100%;
- oltre quattro e fino a cinque volte il minimo, fino a 3.059,25 euro: rivalutazione all’85%;
- oltre cinque e fino a sei volte il minimo, fino a 3.671,10 euro: rivalutazione al 53%;
- oltre sei e fino a otto volte il minimo, fino a 4.894,80 euro: rivalutazione al 47%;
- oltre otto e fino a dieci volte il minimo, fino a 6.118,50 euro: rivalutazione al 37%;
- oltre dieci volte il minimo, sopra 6.118,50 euro: rivalutazione al 32%.
Le percentuali indicano la parte dell’indice d’inflazione riconosciuta a ciascuna fascia. Con un indice annuale pari a una certa percentuale, per…
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