La violazione dell’obbligo di consenso informato non comporta automaticamente il risarcimento del danno alla salute. Il paziente deve dimostrare che, se fosse stato adeguatamente informato sui rischi e sulle alternative terapeutiche, avrebbe rifiutato il trattamento. Lo ha ribadito il Tribunale di Roma con la sentenza n. 12343/2026, distinguendo il danno derivante dall’errore medico dalla lesione del diritto all’autodeterminazione e chiarendo quali prove sono richieste per ottenere il risarcimento. Per approfondimenti in materia, consigliamo il “Manuale pratico operativo della responsabilità medica”, acquistabile cliccando su Shop Maggioli o su Amazon.


Manuale pratico operativo della responsabilità medica


Manuale pratico operativo della responsabilità medica

La quinta edizione del Manuale pratico operativo della responsabilità medica offre una guida aggiornata e sistematica per orientarsi nelle questioni più attuali della malpractice sanitaria, alla luce dell’entrata in vigore della Tabella Unica Nazionale per il risarcimento del danno non patrimoniale da macrolesioni e del decreto attuativo dell’art. 10 della Legge Gelli-Bianco sui requisiti minimi delle coperture assicurative.
Il volume affronta con taglio pratico-operativo i principali profili civilistici, processuali, assicurativi, penali e contabili della responsabilità medica, fornendo al professionista un quadro completo per gestire correttamente casi complessi, controversie risarcitorie e questioni applicative legate alla prova, al nesso di causalità, alla perdita di chance e alla liquidazione dei danni.
Particolare attenzione è dedicata alle novità normative e giurisprudenziali più recenti, con approfondimenti su consenso informato, autodeterminazione del paziente, mediazione, tentativo obbligatorio di conciliazione, azione diretta, responsabilità dello specializzando e danno erariale nel comparto sanitario.

Punti di forza

  • Analisi aggiornata alla Tabella Unica Nazionale introdotta dal d.P.R. n. 12/2025 per il risarcimento dei danni da macrolesioni.
  • Approfondimento sul decreto attuativo della Legge Gelli-Bianco in materia di requisiti minimi delle polizze assicurative per strutture sanitarie e professionisti.
  • Trattazione completa delle principali questioni della malpractice medica: consenso informato, nesso causale, perdita di chance, danni risarcibili e onere della prova.
  • Focus operativo sugli aspetti processuali, sulla mediazione e sul tentativo obbligatorio di conciliazione ex art. 696-bis c.p.c.
  • Esame dei profili penali della responsabilità sanitaria, delle linee guida, della colpa medica e delle più recenti questioni giurisprudenziali.
  • Approfondimento su responsabilità dello specializzando e danno erariale nel comparto sanitario.
  • Struttura chiara e sistematica, pensata per supportare il professionista nella valutazione dei casi e nella gestione del contenzioso.

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In un contesto in rapida evoluzione, segnato dall’applicazione della Tabella Unica Nazionale e dall’adeguamento delle coperture assicurative sanitarie, disporre di un quadro aggiornato è essenziale per evitare errori interpretativi e affrontare con sicurezza le controversie in materia di responsabilità medica.
Questo volume consente di accedere in un’unica opera a normativa, orientamenti giurisprudenziali e soluzioni operative, offrendo un supporto immediatamente utilizzabile nello studio, nella consulenza e nel contenzioso.

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Francesco Angelini, Francesco Barucco, Bruno Tassone, 2026, Maggioli Editore

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Drenaggio al posto dell’intervento: il caso arrivato al Tribunale di Roma

Una signora, affetta da febbre e dolori addominali resistente a terapia farmacologica, si recava presso un ospedale romano, dove veniva sottoposta ad una tac all’addome da cui risultava una sovraestensione dell’appendice vermiforme in fossa iliaca destra e una condizione di appendicopatia acuta.

All’esito del suddetto esame, i sanitari consigliavano l’esecuzione di un intervento chirurgico di appendicite. Tuttavia, poche ore dopo, un diverso sanitario dell’ospedale effettuava una seconda consulenza chirurgica, prevedendo l’esecuzione di un drenaggio percutaneo, anziché l’esecuzione dell’intervento chirurgico d’urgenza.

Nelle ore successive, secondo la paziente senza che fosse acquisito il suo consenso informato, i medici procedevano con l’esecuzione del drenaggio del liquido presente all’interno dell’addome della paziente.

Un paio di giorni dopo, la paziente veniva dimessa dall’ospedale ed invitata a recarsi nuovamente presso la struttura dopo una settimana circa al fine di effettuare un controllo di ambulatorio per rimuovere il drenaggio pelvico ancora presente. La paziente, quindi, si recava nuovamente presso la struttura sanitaria all’appuntamento concordato per la rimozione del drenaggio, senza però che i sanitari approfondissero la sua condizione inter addominale.

Poiché i dolori all’addome continuavano a persistere anche dopo la suddetta visita ambulatoriale, il giorno successivo la paziente si recava presso un’altra struttura sanitaria dove veniva sottoposta ad un intervento chirurgico per appendicite acuta con peritonite.

Ritenendo errata la scelta del sanitario del primo ospedale romano di procedere con un drenaggio anziché con l’intervento chirurgico, e lamentando inoltre la mancata acquisizione del consenso informato, la paziente si rivolgeva al Tribunale di Roma.

Chiedeva di accertare la responsabilità professionale del chirurgo e della struttura sanitaria, sia per l’inadeguatezza del trattamento scelto sia per la violazione dell’obbligo informativo. Domandava inoltre il risarcimento dei danni che riteneva derivati dalla prolungata permanenza di liquido purulento intraperitoneale.

In particolare, lamentava un danno biologico permanente pari al 35%, un danno temporaneo e un danno estetico conseguente all’incisione praticata nel successivo intervento chirurgico. Deduceva inoltre una possibile riduzione della capacità riproduttiva e una sofferenza interiore connessa alla malattia.

Entrambi i convenuti si costituivano in giudizio sostenendo che il consenso informato della paziente all’esecuzione del drenaggio percutaneo fosse stato validamente acquisito e che non fosse configurabile alcun danno all’apparato riproduttivo della paziente, nonché che quest’ultima non avesse fornito la prova del nesso di causalità fra i danni lamentati e la scelta del medico di adottare il drenaggio percutaneo anziché l’intervento chirurgico.

Responsabilità medica e consenso informato: cosa deve provare il paziente

Il tribunale di Roma ha evidenziato come alla fattispecie in questione debba essere…


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 Avv. Pier Paolo Muià

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