Con l’arrivo dell’autunno torna puntuale l’attenzione sulle infezioni respiratorie che accompagneranno i mesi più freddi. La stagione 2026/27 si presenta, secondo le indicazioni disponibili al momento, all’insegna della co-circolazione di diversi virus respiratori: accanto all’influenza sono attesi anche RSV, SARS-CoV-2 e rhinovirus.
Nel documento presentato da IQVIA, il professor Fabrizio Pregliasco stima complessivamente 12-14 milioni di casi di infezioni respiratorie nel corso della stagione, dopo una stagione precedente che avrebbe superato i 15 milioni di casi. Si tratta, va precisato, di una stima previsionale, non di un numero già registrato.
Uno degli elementi da tenere sotto osservazione sarà la possibile presenza di una fase di circolazione virale anticipata: più virus potrebbero iniziare a circolare prima del picco dell’influenza, creando una sorta di “pre-stagione” caratterizzata da un progressivo aumento delle infezioni e degli accessi agli studi dei pediatri e dei medici di famiglia. L’influenza, secondo lo scenario delineato da Pregliasco, dovrebbe invece diventare protagonista soprattutto nel cuore dell’inverno.
Per le famiglie, dunque, il punto non è soltanto prepararsi all’influenza in senso stretto, ma imparare a orientarsi in una stagione nella quale febbre, tosse, raffreddore e altri sintomi respiratori possono avere origini virali diverse.
Il Ministero della Salute ricorda infatti che durante l’inverno circolano numerosi virus responsabili di infezioni respiratorie e che il vaccino antinfluenzale protegge specificamente dai virus influenzali, non dagli altri virus respiratori.
Particolare attenzione va riservata ai bambini piccoli e alle persone più vulnerabili. L’ISS sottolinea che l’influenza può avere un decorso più impegnativo, con rischio di complicanze, soprattutto in alcune categorie tra cui bambini, anziani, donne in gravidanza e persone con patologie croniche. Per la stagione 2026/27, inoltre, il Ministero della Salute ha confermato la raccomandazione della vaccinazione antinfluenzale per i bambini dai 6 mesi ai 6 anni, oltre che per le donne in gravidanza e per altre categorie a rischio.
Come proteggere i bambini a casa e a scuola
Autunno e inverno significano per i bambini anche più tempo trascorso in ambienti chiusi, tra casa, scuola, nido e attività extrascolastiche, condizioni che favoriscono la circolazione dei virus respiratori. Per questo la prevenzione non si affida a un unico gesto, ma a un insieme di comportamenti quotidiani.
Vaccinazione, igiene delle mani, corretta igiene respiratoria, ricambio dell’aria e attenzione ai sintomi sono gli strumenti indicati dalle autorità sanitarie per contribuire a ridurre il rischio di contagio e, soprattutto, le conseguenze più importanti dell’influenza.
Ecco alcune misure da mettere in pratica:
- vaccino antinfluenzale: una protezione importante anche per i più piccoli. Per la stagione 2026-2027 il Ministero della Salute indica la vaccinazione antinfluenzale come la misura più efficace per prevenire l’influenza e le sue complicanze. Il vaccino è indicato a partire dai 6 mesi di vita e, tra i principali destinatari dell’offerta attiva e gratuita, ci sono i bambini dai 6 mesi ai 6 anni. La vaccinazione è inoltre raccomandata alle donne in gravidanza, agli over 60 e alle persone di qualsiasi età con determinate condizioni che aumentano il rischio di complicanze
- insegnare ai bambini a lavarsi bene le mani. È una delle abitudini più semplici e importanti da trasformare in una routine, soprattutto al rientro da scuola o dal parco, prima di mangiare, dopo aver tossito o starnutito e dopo essersi soffiati il naso. L’ISS raccomanda di lavare regolarmente le mani e di asciugarle correttamente; quando acqua e sapone non sono disponibili, possono essere utilizzati prodotti a base alcolica. Per i bambini, più che imporre una regola astratta, può essere utile associare il lavaggio delle mani a momenti fissi della giornata, così da trasformarlo progressivamente in un comportamento automatico
- educare alla corretta igiene respiratoria. Tossire o starnutire in un fazzoletto monouso, da eliminare subito oppure nell’incavo del gomito, evitando di coprire bocca e naso con le mani, aiuta a limitare la diffusione delle secrezioni respiratorie. Dopo essersi soffiati il naso, aver tossito o starnutito è importante lavarsi le mani. È un insegnamento particolarmente utile in età scolare, quando i bambini condividono quotidianamente spazi e oggetti con molti coetanei
- arieggiare regolarmente gli ambienti. Il ricambio dell’aria è un’altra delle misure indicate dall’ISS per contribuire a ridurre il rischio di trasmissione dei virus respiratori. Vale a casa, ma anche negli ambienti scolastici: durante la stagione fredda è quindi importante non rinunciare completamente all’aerazione dei locali
- quando compaiono i sintomi, meglio fermarsi. Un bambino con una malattia respiratoria febbrile non dovrebbe essere mandato a scuola o al nido semplicemente per non interrompere la routine familiare
- alimentazione e stile di vita: nessun “superfood” contro l’influenza. Un’alimentazione varia ed equilibrata è parte di uno stile di vita sano, ma non esistono alimenti specifici che possano impedire a un bambino di contrarre l’influenza. È quindi più corretto puntare sulla quotidiana varietà della dieta, sull’idratazione adeguata, sul riposo e, compatibilmente con l’età e le condizioni del bambino, sull’attività fisica. Il professor Pregliasco indica infatti riposo e idratazione tra gli elementi della gestione della malattia e sottolinea l’importanza di non continuare le normali attività quando si è sintomatici. L’alimentazione, dunque, va presentata come parte della salute generale del bambino, non come una terapia o una protezione specifica dall’influenza
- proteggere anche i più vulnerabili. La prevenzione individuale ha una ricaduta anche sulla comunità familiare. Questo è particolarmente importante quando in casa ci sono neonati, persone anziane, donne in gravidanza o familiari con condizioni che aumentano il rischio di complicanze.
Cosa fare ai primi sintomi
Quando compaiono i primi segnali di un’infezione respiratoria — naso chiuso o che cola, tosse, febbre, stanchezza, malessere — la prima regola è osservare il bambino nel suo insieme, senza concentrarsi esclusivamente sul numero indicato dal termometro.
Nella maggior parte dei casi le infezioni respiratorie virali si risolvono spontaneamente e le cure sono soprattutto rivolte ad alleviare i sintomi e a favorire il recupero. Per i genitori significa soprattutto garantire al bambino liquidi a sufficienza, lasciarlo riposare e aiutarlo a respirare meglio quando il naso è congestionato.
Idratazione e riposo: perché liquidi e sonno sono la prima vera cura
Quando un bambino ha la febbre o respira e tossisce più del solito può perdere più liquidi; per questo è importante incoraggiarlo a bere regolarmente. L’acqua è la scelta principale, mentre nei lattanti va proseguito l’allattamento secondo le consuete modalità. Una buona idratazione contribuisce inoltre a mantenere più fluide le secrezioni, rendendole più facili da eliminare.
L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù raccomanda una buona idratazione nelle sindromi influenzali e parainfluenzali e sottolinea che, se il bambino è inappetente, non è necessario forzarlo a mangiare: nei primi giorni è più importante…
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Francesca Scarabelli
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