La programmazione ideata da Chiara Giordano, direttrice artistica del Teatro di Tradizione Alfonso Rendano, trova nel Barbiere di Siviglia – Ballet una delle espressioni più eloquenti di quella progettualità culturale che ambisce a sottrarre il repertorio storico alla semplice conservazione, restituendolo alla vitalità del presente. Ieri sera, 31 ottobre, il palcoscenico cosentino ha accolto la Compagnia Artemis Danza, diretta da Monica Casadei, protagonista di una rilettura coreutica del capolavoro di Gioachino Rossini che ha saputo coniugare rigore compositivo, esuberanza espressiva e intelligenza drammaturgica.
L’operazione si è distinta per una qualità tutt’altro che scontata: affrontare un’opera universalmente riconoscibile senza ridurla a una successione di citazioni, ammiccamenti o trasposizioni illustrative. Casadei ha scelto, piuttosto, di attraversare l’universo rossiniano, intercettandone gli impulsi ritmici, la febbrile mobilità, l’ironia e la straordinaria capacità di mettere in moto le relazioni umane. La danza si è fatta così strumento di interpretazione, linguaggio autonomo attraverso il quale una vicenda settecentesca ha potuto rivelare una sorprendente prossimità con le inquietudini dell’uomo contemporaneo.
La scelta di Chiara Giordano merita, in questa prospettiva, un riconoscimento particolare. Inserire nella stagione del Rendano una produzione capace di mettere in comunicazione il melodramma italiano e la ricerca coreografica contemporanea significa riconoscere al teatro musicale una funzione che trascende la riproposizione del repertorio. Significa, soprattutto, comprendere che i grandi classici continuano a generare pensiero quando vengono interrogati con consapevolezza, sensibilità e autentica libertà artistica.
Il nucleo drammaturgico della creazione risiede nella trasformazione di Figaro, personaggio che attraversa la storia del teatro europeo con la propria inesauribile capacità d’iniziativa, la scaltrezza, l’arguzia e il talento nel volgere le circostanze a proprio vantaggio. Dalla penna di Beaumarchais alla consacrazione musicale rossiniana, il barbiere ha incarnato una forma di intelligenza pratica capace di sovvertire gerarchie e disinnescare convenzioni.
Nella lettura di Monica Casadei, questa energia assume una fisionomia pienamente contemporanea. Figaro diventa il prototipo dell’individuo immerso in una società competitiva, dominata dalla necessità di raggiungere risultati, governare il tempo, rispondere alle aspettative e dimostrare incessantemente la propria efficienza. Gli abiti manageriali e il dinamismo dell’azione concorrono a definire un ambiente nel quale l’intraprendenza si trasforma in una risorsa indispensabile, mentre il successo sembra costituire la misura prevalente dell’affermazione personale.
L’intuizione coreografica si rivela particolarmente felice perché evita di confinare il personaggio nella dimensione del ritratto individuale. Figaro si moltiplica, si diffonde nei corpi della compagnia, diventa un principio d’azione che investe l’intero spazio scenico. La sua identità assume una consistenza collettiva: ciascun danzatore partecipa alla costruzione di una figura plurale, nella quale si riflettono le aspirazioni, le ambizioni e i meccanismi di competizione propri della contemporaneità.
Questa disseminazione del protagonista costituisce uno degli aspetti più interessanti della ricerca di Casadei. Il personaggio smette di appartenere soltanto alla trama e si converte in una categoria interpretativa, in un modello umano riconoscibile nelle dinamiche della società odierna. La vicenda rossiniana acquista così una seconda profondità: dietro la brillantezza dell’intreccio affiorano le tensioni di un mondo che esalta l’efficienza, premia l’intraprendenza e impone all’individuo un incessante esercizio di adattamento.
La coreografia restituisce tale contraddizione attraverso una scrittura del movimento incisiva, nella quale la rapidità dell’azione e la disposizione dei corpi concorrono a definire una scena mobile, attraversata da impulsi e contrapposizioni. Il risultato è una drammaturgia fisica che dialoga con la tradizione senza soggiacervi, facendo emergere la persistente attualità del personaggio.
La scrittura coreografica di Monica Casadei: precisione, energia e visione
Il merito maggiore della produzione risiede nella personalità della sua ideatrice e coreografa. Monica Casadei dimostra una notevole capacità di organizzare la materia scenica, governando la pluralità dei corpi e convertendo la partitura musicale in una struttura dinamica coerente. La sua scrittura coreografica rivela una precisa coscienza del rapporto tra movimento e drammaturgia: ogni azione concorre alla definizione di un clima, ogni configurazione collettiva contribuisce a orientare la percezione dello spettatore, ogni variazione ritmica partecipa alla costruzione del discorso teatrale.
La coreografa affronta Rossini con una consapevolezza che va oltre la suggestione immediata della musica. La vivacità del compositore pesarese, la sua irresistibile propensione al moto e quella peculiare capacità di accumulare energia sino a produrre autentiche esplosioni sonore diventano materia per una composizione fisica articolata. Il movimento non si limita a seguire la musica: ne intercetta le strutture, ne amplifica le tensioni, ne traduce l’architettura in una successione di immagini corporee.
È proprio in questa corrispondenza fra struttura musicale e organizzazione coreografica che si misura la qualità della proposta. La brillantezza rossiniana trova una declinazione visiva, mentre la danza contemporanea imprime al materiale originario una diversa densità espressiva. Ne deriva un confronto fecondo fra due forme artistiche, ciascuna delle quali conserva la propria specificità e, nello stesso tempo, contribuisce a rinnovare le possibilità dell’altra.
Casadei rivela inoltre una notevole capacità di pensare la compagnia come organismo unitario. La scena si costruisce attraverso equilibri, contrasti, accelerazioni e relazioni spaziali che richiedono un controllo rigoroso dell’insieme. La pluralità dei danzatori diventa elemento compositivo essenziale: il gruppo produce immagini, disegna traiettorie, determina densità e rarefazioni, trasformando il palcoscenico in uno spazio continuamente ridefinito dall’azione.
È una concezione della coreografia che presuppone visione d’insieme, disciplina formale e sensibilità teatrale. In questo risiede la forza della firma artistica di Casadei, capace di mantenere riconoscibile il proprio linguaggio senza disperdere la matrice musicale dalla quale la creazione prende avvio.
Una compagnia di qualità: il corpo come strumento d’interpretazione
Accanto alla statura artistica della coreografa, la serata ha posto in evidenza il valore del lavoro collettivo. I ballerini e le ballerine di Artemis Danza hanno sostenuto la complessità della costruzione con partecipazione, precisione e una presenza scenica funzionale alla natura dinamica dello spettacolo. La loro prova ha contribuito in maniera determinante alla riuscita dell’impianto coreografico, restituendo l’immagine di una compagnia capace di operare con coesione all’interno di una partitura fisica esigente.
Nella danza contemporanea, l’espressività individuale acquista pieno significato quando si integra in una visione complessiva. Il gesto del singolo…
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Ernesto Mastroianni
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