Il contratto di lavoro intermittente, nato per regolare le prestazioni discontinue, può favorire forme di lavoro irregolare e precarietà occupazionale. Esaminiamo insieme le criticità della disciplina, dai limiti della forma scritta ai requisiti anagrafici, fino all’indennità di disponibilità, proponendo possibili interventi per rafforzare le tutele dei lavoratori. Per approfondimenti in materia, consigliamo il nuovo volume “Controversie di lavoro e previdenziali”, acquistabile cliccando su Shop Maggioli o su Amazon.

Controversie di lavoro e previdenziali
Una guida pratica e aggiornata per orientarsi nel rito del lavoro e nel sistema previdenziale, con un taglio operativo che affianca all’analisi della disciplina la giurisprudenza e un formulario pronto per l’attività professionale.
Il volume analizza in modo organico le principali questioni processuali relative alle controversie di lavoro e previdenziali, seguendo l’evoluzione della disciplina fino agli interventi più recenti. Particolare attenzione è dedicata al rito del lavoro, alle modifiche collegate alla riforma Cartabia, alle controversie in materia di licenziamento, alla negoziazione assistita, alle udienze a distanza e alla trattazione cartolare.
La seconda parte approfondisce il sistema previdenziale italiano, i ricorsi amministrativi e giudiziari, gli obblighi contributivi, gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, il processo previdenziale, la giurisdizione pensionistica, la consulenza tecnica, la prescrizione e la decadenza.
L’impostazione pratica è rafforzata da una selezione di giurisprudenza e da un formulario che raccoglie atti utili nelle principali fasi del contenzioso lavoristico e previdenziale.
Vantaggi chiave
- Quadro completo del rito del lavoro, dalla competenza all’introduzione del giudizio, fino ad appello e Cassazione.
- Aggiornamento sulle più recenti evoluzioni normative e giurisprudenziali, comprese le novità successive alla riforma Cartabia.
- Approfondimento delle controversie in materia di licenziamento e delle procedure conciliative e alternative al giudizio.
- Trattazione operativa del contenzioso previdenziale, con focus su INPS, INAIL, infortuni, malattie professionali e obblighi contributivi.
- Giurisprudenza selezionata a supporto delle questioni più ricorrenti.
- Formulario con modelli per il processo del lavoro e previdenziale.
- Formule disponibili anche online in formato compilabile, per agevolarne l’utilizzo e la personalizzazione nella pratica professionale.
- 176 pagine di contenuti operativi, pensati per una consultazione rapida.
Tra i contenuti
- Rito del lavoro, competenza per materia e territorio e attuale assetto processuale.
- Costituzione del convenuto, consulenza tecnica, cambio di rito, sentenza ed esecutorietà.
- Controversie in materia di licenziamento, negoziazione assistita, udienze a distanza e trattazione cartolare.
- Appello e giudizio in Cassazione.
- Decreto ingiuntivo in materia di lavoro.
- Sistema previdenziale, ricorsi amministrativi e giudiziari, INPS e INAIL.
- Infortuni sul lavoro, malattie professionali, danno biologico e processo previdenziale.
- Prescrizione e decadenza.
- Formulario e rassegna di giurisprudenza.
Un supporto operativo per affrontare il contenzioso
Dalla corretta individuazione del rito e del giudice competente alla predisposizione degli atti, il volume consente di avere in un unico strumento disciplina, orientamenti giurisprudenziali e modelli operativi. Le formule disponibili anche online in formato compilabile rendono la consultazione ancora più immediata e funzionale.
Acquista il volume e tieni a disposizione una guida pratica e aggiornata per gestire con maggiore sicurezza le controversie di lavoro e previdenziali.
Vito Salvatore Manfredi
Avvocato con patrocinio presso le magistrature superiori, relatore in seminari e autore di diverse pubblicazioni in materia lavoristica. È stato membro del CdA AGAM e giudice d’appello nella commissione arbitrale dell’ENCI.
Leggi descrizione
Vito Salvatore Manfredi, 2026, Maggioli Editore
26.00 €
24.70 €
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Genesi ed evoluzione sistematica dell’istituto
Il contratto di lavoro intermittente fa il suo ingresso nell’ordinamento italiano con il d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276 (c.d. riforma Biagi), configurandosi originariamente come una figura “speciale” di lavoro subordinato, pensata per far emergere e regolamentare prestazioni sporadiche e discontinue, storicamente collocate nell’area del lavoro nero o del lavoro occasionale. Già nel 2003, l’architettura è quella di un contratto subordinato caratterizzato dalla discontinuità della prestazione e dalla possibilità di chiamata del lavoratore, con rinvio alla contrattazione collettiva per l’individuazione delle attività o dei periodi in cui l’istituto può essere utilizzato. L’idea di fondo è che il lavoro intermittente sia una tipologia eccezionale, ancorata a esigenze oggettive di discontinuità e, quindi, delimitata da fonti collettive e amministrative.
Con il d.lgs. n. 81/2015, il legislatore procede a un riordino organico delle tipologie contrattuali, abrogando gran parte delle disposizioni del d.lgs. n. 276/2003 e trasferendo la disciplina del lavoro intermittente nel nuovo testo, agli articoli 13 e 18. L’art. 13 definisce il contratto di lavoro intermittente come il contratto, anche a termine, mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore che ne può utilizzare la prestazione in modo discontinuo o intermittente, secondo esigenze individuate dalla contrattazione collettiva, anche con riferimento a periodi predeterminati della settimana, del mese o dell’anno. Si conferma, dunque, la struttura di rapporto subordinato “a chiamata”, con prestazione non continuativa e un forte ruolo dei contratti collettivi e, in via sussidiaria, del decreto ministeriale (d.m. 23 ottobre 2004, che rinvia alla tabella delle occupazioni discontinue del r.d. n. 2657/1923).
Nello stesso tempo, il d.lgs. n. 81/2015 stabilizza e rafforza le ipotesi soggettive: il contratto intermittente può essere concluso “in ogni caso” con soggetti di età inferiore a 24 anni (purché le prestazioni si svolgano entro il venticinquesimo anno) e con soggetti con più di 55 anni, anche pensionati. La disciplina, letta unitamente alla giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea (C-143/16), legittima il licenziamento del giovane al compimento dei 25 anni, consacrando una vera e propria forma di rapporto a “termine anagrafico”.
Sul piano della forma, l’art. 15, nella sua versione originaria, richiede la forma scritta ai fini della prova e un contenuto minimo, ma con un livello di dettaglio inferiore rispetto a quello che verrà imposto successivamente dal d.lgs. n. 104/2022. L’accento è posto soprattutto sulla prova del contratto e sulla tracciabilità delle chiamate…
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Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Avv. Simone Maisto
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