L'INTERVISTA
Perché un business angel americano investe in startup italiane: per Joe Zadeh “le persone contano più delle idee”
Il Business Angel dell’Anno 2026 ed ex Airbnb racconta a EconomyUp perché punta prima di tutto nelle persone. Trasferitosi a Bologna dalla Silicon Valley, sostiene 13 startup italiane e vede nella semplificazione della burocrazia un’opportunità di business. “Il talento qui c’è: per crescere serve una visione internazionale”.
“Non scelgo le realtà su cui investire in base ai settori di mercato e nemmeno alle idee: io punto innanzitutto sulle persone. Devo percepire l’energia, l’ottimismo, la resilienza, la voglia di fare. Le idee costano poco e, se una persona vale, può trasformare un’idea mediocre in un business eccellente”. Così dice a EconomyUp Joe Zadeh, imprenditore, manager e investitore statunitense, tra i protagonisti della crescita di Airbnb, che oggi vive a Bologna e sostiene anche le startup italiane.
Zadeh è il Business Angel dell’Anno 2026: il riconoscimento gli è stato consegnato l’8 ottobre alle OGR Torino, durante la cerimonia organizzata dal Club degli Investitori nell’ambito di Wave by Vento. Tra i primi ad entrare in una Airbnb agli albori (è stato il nono dipendente e il terzo ingegnere del software), nella piattaforma ha ricoperto per anni incarichi di responsabilità e guidato il lancio di Airbnb Experiences. Oggi è anche nel consiglio di amministrazione di Musixmatch, advisor di Vento e docente alla Bologna Business School.
Nell’intervista a EconomyUp racconta il passaggio dalla Silicon Valley all’Italia, le lezioni apprese lavorando in una società estremamente innovativa, i criteri con cui sceglie gli imprenditori da affiancare. Parla di quasi ottanta investimenti a livello internazionale, dei risultati del suo portafoglio italiano e di un’opportunità che definisce “monetizzare la burocrazia“: costruire aziende capaci di semplificare e automatizzare gli adempimenti burocratici, in Italia ma anche nel resto del mondo.
Come nasce un angel investor
Come è diventato un angel investor?
Per molte persone che lavorano nel settore tecnologico è un passaggio naturale. È anche uno degli aspetti che fanno funzionare bene gli ecosistemi: le persone crescono dentro aziende di successo e vedono da vicino come si costruisce un’impresa. Possono continuare a lavorarci oppure andarsene, ma intanto conoscono colleghi, amici o amici di amici che avviano nuove attività. Diventano così una fonte naturale dei primi capitali per nuove aziende. Soprattutto nella Silicon Valley, è abbastanza normale che qualcuno con il mio percorso cominci a investire. Probabilmente sarebbe più insolito se non lo facesse.
Come si è evoluta la sua attività di investitore?
Ho fatto i primi investimenti nel 2014, quando lavoravo ancora in Airbnb. All’inizio erano occasionali: investitori che conoscevo mi proponevano opportunità nelle fasi iniziali, pensando che la mia esperienza potesse essere utile.
Poi sono successe due cose. Sono diventato scout per Sequoia Capital: questi programmi mettono a disposizione capitali del fondo da investire, perché ritengono che la persona da loro incaricata possa avere accesso a opportunità interessanti, anche se non ha ancora la liquidità per farlo personalmente.
Successivamente, dopo aver lasciato Airbnb e dopo la sua quotazione in Borsa, ho avuto le risorse per effettuare investimenti con capitali miei. Ho cominciato a prendere questa attività più seriamente tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021.
Airbnb, da un appartamento alla crescita globale
Facciamo un passo indietro. Qual è il percorso che l’ha portata in Airbnb?
Sono nato a Orange, in California, a una decina di minuti da Disneyland, un posto che frequentavo spesso da bambino. Poi ho studiato informatica alla Northwestern University, vicino a Chicago, e successivamente ho intrapreso un dottorato al Caltech, tornando nella California meridionale.
Una parte del mio lavoro di dottorato riguardava la ricerca scientifica, un’altra lo sviluppo di un’applicazione web per la scienza. Mi sono accorto che mi interessava di più costruire l’applicazione. Ho deciso quindi di trasferirmi a San Francisco e lavorare in un’azienda.
La prima esperienza è durata pochi mesi: non era l’azienda giusta per me. Poi ho trovato Airbnb e sono entrato come terzo ingegnere del software e nono dipendente. Lavoravamo in un appartamento con tre camere da letto, nel quartiere SoMa, vicino alla stazione di Caltrain. Tre fondatori e tre ingegneri lavoravano al sito in una camera, mentre in soggiorno c’erano le persone dell’assistenza clienti. Quella era Airbnb.
Come ha conosciuto i fondatori e cosa l’ha convinta a entrare?
Passavo molto tempo su Hacker News, la comunità online legata a Y Combinator, e avevo visto che Airbnb cercava ingegneri. In quel periodo stavo facendo colloqui anche con un’altra azienda. Non avevo un’auto e una persona di quella società mi stava accompagnando alla stazione: per tutto il tragitto non faceva che parlare di quanto fosse interessante Airbnb.
Sono andato sul sito e mi ha colpito subito. Durante gli studi post-laurea facevo couchsurfing: viaggiavo dormendo gratuitamente sui divani delle persone. A volte era molto scomodo, capitava anche di dormire sul pavimento, ma mi piaceva moltissimo stare con le persone del posto. All’epoca molti pensavano che fosse un’idea folle; io ero convinto invece che fosse un bellissimo modo di viaggiare. Quando su Airbnb ho visto che si poteva affittare una casa progettata da Frank Lloyd Wright spendendo meno che in un hotel, tutto si è incastrato.
Poi, durante i colloqui, ho letto una lettera di un host di New York. Diceva che senza Airbnb avrebbe perso la casa durante la crisi finanziaria del 2008. Ho capito che il valore non riguardava soltanto i viaggiatori: chi aveva uno spazio disponibile poteva ricavare un reddito dai propri beni, pagare il mutuo. È stato questo a conquistarmi.
Che cosa ha imparato lavorando in Airbnb?
La lezione principale è stata imparare a imparare. Il dottorato mi aveva aiutato proprio in questo: affrontare l’incertezza, capire come acquisire nuove conoscenze.
In una realtà che progredisce molto rapidamente, quello che fai sei mesi o un anno prima può essere facilmente superato. Devi agire velocemente, osservare i risultati, capire dove hai sbagliato e dove hai fatto bene, poi adattarti e cambiare. Quando eravamo nove persone, nessuno aveva esperienza nel far crescere un’azienda del genere. Abbiamo appreso lungo il percorso, anche grazie a ottimi investitori e…
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Luciana Maci
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