Le nuove Linee
Guida per i compositi fibrorinforzati a matrice polimerica
,
approvate dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici nell’agosto
2026 e
commentate qui dall’ing. Cristian Angeli
, collocano alcune
prove di accettazione nel momento stesso dell’esecuzione: per i
sistemi realizzati in situ i campioni vengono confezionati durante
la posa e l’esito delle prove arriva necessariamente dopo. In quel
caso è la disciplina tecnica a stabilire la successione fra
produzione e controllo. Accanto a questi accertamenti ne esistono
altri, che possono essere svolti prima di una successiva
lavorazione e che invece intervengono quando il materiale è già
entrato nell’opera. È di questi che si occupa l’analisi che
segue.

Nei lavori pubblici l’accettazione dei materiali consente alla
produzione di avanzare, ma non esaurisce la possibilità di
verificare ciò che è stato eseguito. Quando il controllo interviene
su un materiale o una lavorazione già entrati nell’opera,
accertarne l’idoneità rimane possibile; non rimangono
necessariamente disponibili, invece, le alternative che esistevano
prima della posa.

La distinzione interessa direttamente chi governa la commessa,
perché il tempo del controllo e quello della produzione possono
seguire percorsi differenti. Una verifica può conservare pienamente
il proprio valore tecnico e giuridico anche quando, nel frattempo,
l’avanzamento dei lavori ha modificato le condizioni nelle quali
sarà possibile intervenire.

Accettazione dei materiali e controllo: cosa prevede l’Allegato
II.14

L’articolo 4 dell’Allegato
II.14 al D.Lgs. 36/2023
stabilisce che materiali e
componenti siano messi in opera soltanto dopo l’accettazione del
direttore dei lavori. La stessa disposizione precisa che
l’accettazione definitiva si ha solo dopo la posa, restando fermi i
diritti e i poteri della stazione appaltante in sede di
collaudo.

Il materiale che ha superato un primo controllo ed è entrato
nell’opera rimane quindi verificabile attraverso soggetti diversi e
in momenti differenti dell’esecuzione.

I commi successivi confermano questa continuità. I materiali
portati in contabilità rimangono a rischio e pericolo
dell’esecutore e possono essere rifiutati dal direttore dei lavori
anche quando difetti o inadeguatezze emergano dopo l’accettazione e
la messa in opera. Il comma 3 prevede inoltre che il direttore dei
lavori o l’organo di collaudo dispongano prove o analisi ulteriori
rispetto a quelle previste dalla legge o dal capitolato speciale
d’appalto, quando ritenute necessarie dalla stazione appaltante per
stabilire l’idoneità dei materiali o dei componenti, con spese a
carico dell’esecutore.

L’ordinamento regola dunque ciò che può accadere dopo la posa e
attribuisce le relative conseguenze contrattuali. Se l’accertamento
successivo conduce al rifiuto, possono rendersi necessarie la
rimozione e la sostituzione del materiale. Se conferma l’idoneità,
l’opera può rimanere nella condizione in cui si trova.

Questa attribuzione delle responsabilità non rende equivalenti i
momenti nei quali il controllo viene eseguito. Rimuovere un
materiale già incorporato può costituire un obbligo dell’esecutore,
ma comporta operazioni differenti rispetto al suo rifiuto prima
della posa. Nel frattempo la commessa può avere continuato a
costruire su quella parte dell’opera.

Controlli sui materiali dopo la posa: cosa cambia per
l’impresa

Prima della posa, l’esito negativo di una verifica interviene su
qualcosa che deve ancora diventare opera. Un materiale può essere
respinto, una fornitura sostituita, una soluzione modificata mentre
le lavorazioni successive non vi si sono ancora appoggiate.

Quando la stessa esigenza di controllo emerge più tardi, il
quesito tecnico può essere identico, ma la decisione che dovrà
utilizzare la risposta appartiene a una condizione diversa della
commessa.

Un materiale già posto in opera può essere stato coperto da una
lavorazione successiva, un componente può essere diventato parte di
un sistema più esteso e un elemento direttamente osservabile al
momento della posa può richiedere, successivamente, un sondaggio,
un carotaggio o uno smontaggio per essere nuovamente raggiunto.
Sono circostanze note a chi lavora in cantiere, ma acquistano un
significato ulteriore se si considerano le decisioni che devono
essere assunte sulla base della verifica.

Prima della posa, la decisione interessa prevalentemente ciò che
deve ancora essere realizzato. Dopo la posa, può coinvolgere anche
ciò che esiste già, le lavorazioni collegate e le attività che
hanno assunto quella parte dell’opera come dato acquisito. Alcune
alternative rimangono praticabili, altre richiedono di intervenire
su quanto è stato costruito e altre ancora perdono progressivamente
la propria utilità operativa.

La differenza permane anche quando l’esito della verifica è
favorevole. La conferma dell’idoneità consente di proseguire senza
rimozioni, ma non restituisce alla commessa le condizioni materiali
e decisionali che esistevano prima dell’avanzamento delle
lavorazioni.

L’ordinamento può conservare aperta la possibilità di accertare
ciò che è stato realizzato e può stabilire chi debba sopportarne le
conseguenze. L’esecuzione, intanto, continua a modificare lo stato
fisico dell’opera sul quale quel controllo dovrà intervenire.

Direzione lavori e impresa: il rapporto tra verifiche e avanzamento
dei lavori

Nei lavori pubblici questa distinzione assume un rilievo
particolare, perché chi esegue l’opera non coincide con chi
esercita le funzioni di accettazione dei materiali e neppure,
necessariamente, con chi sarà chiamato a verificarla in sede di
collaudo.

L’esecutore approvvigiona, organizza e realizza le lavorazioni
secondo il progetto e le prescrizioni contrattuali. Il direttore
dei lavori esercita durante l’esecuzione le proprie funzioni di
controllo e accettazione. L’organo di collaudo interviene
successivamente, disponendo della documentazione formata durante i
lavori e dei poteri di verifica che gli competono.

Questa separazione risponde alla struttura del contratto
pubblico e alle esigenze di tutela della stazione appaltante.
Comporta, tuttavia, che la sequenza produttiva e quella dei
controlli non siano completamente sovrapponibili.

L’impresa deve far avanzare le attività sulla base delle
condizioni che in quel momento consentono di procedere, mentre la
possibilità di ulteriori verifiche rimane aperta anche dopo il
superamento di una fase produttiva.

Occorre però distinguere le informazioni disponibili al momento
dell’esecuzione da quelle emerse soltanto in seguito. Una verifica
richiesta successivamente non dimostra, di per sé, che avrebbe
dovuto essere effettuata prima. Attribuire retroattivamente alla
commessa conoscenze che non possedeva significherebbe giudicare una
decisione precedente sulla base di elementi acquisiti soltanto
dopo.

Diversa è la situazione nella quale il requisito da verificare
era già noto e l’avanzamento delle lavorazioni era destinato a
modificare le condizioni di accessibilità o di accertamento. In
quel caso il momento del controllo assume un rilievo operativo
autonomo, perché la produzione sta progressivamente riducendo le
possibilità di intervenire nelle stesse condizioni.

Verifiche sui materiali: quando effettuarle prima delle lavorazioni
successive

Il comma 4 dell’articolo 4…


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