L’espansione delle fonti aperte ha modificato il confine tra ciò che è pubblico e ciò che è realmente conoscibile. Dati isolati, apparentemente banali, possono acquistare un valore informativo molto elevato quando vengono correlati, verificati e inseriti in una sequenza coerente. Lo studio dell’ETH Zürich dedicato alla Unit 8200 israeliana offre un esempio particolarmente efficace: una struttura militare ad alta segretezza può essere descritta, almeno in parte, attraverso informazioni pubblicamente accessibili. Anche le fonti istituzionali italiane documentano da anni l’impiego dell’OSINT [1] nel Comparto intelligence e, più di recente, l’interesse per SOCMINT [2], scraping [3], API [4], social media monitoring [5] e GenAI [6].

Per il giurista il problema non è quindi soltanto reperire un dato, ma stabilire quando possa essere raccolto, quanto sia attendibile e con quali cautele possa diventare prova. È in questo passaggio, dalla disponibilità alla verificabilità, che l’OSINT incontra privacy, processo civile e intelligenza artificiale.

Consiglio: l’evoluzione delle tecnologie digitali pone nuove questioni giuridiche in materia di accesso abusivo ai sistemi informatici, acquisizione delle prove e responsabilità penale. Per approfondire questi temi si segnala il volume “Investigazioni e prove digitali”, acquistabile cliccando su Shop Maggioli o su Amazon.


Investigazioni e prove digitali


Investigazioni e prove digitali

Il volume si propone come una guida chiara e aggiornata per professionisti del diritto, consulenti forensi, tecnici informatici e forze dell’ordine che devono orientarsi nel complesso panorama dell’investigazione e della prova digitale. Le tecnologie emergenti stanno radicalmente trasformando il contesto giuridico: blockchain, crypto asset, NFT e smart contract, un tempo considerati di nicchia, sono oggi elementi centrali nelle indagini di polizia giudiziaria, nelle controversie civili e nelle consulenze tecniche forensi.
Il testo affronta, con taglio pratico, questioni complesse come la tracciabilità delle transazioni su registri distribuiti, l’attribuzione e il sequestro di wallet digitali e la gestione di flussi finanziari illeciti, e i relativi risvolti giuridici: la trasferibilità mortis causa dei crypto asset, i problemi di proprietà e autenticità legati agli NFT, e l’applicazione concreta degli smart contract in ambito patrimoniale e contrattuale.
Gli autori, con un solido background pratico, dedicano ampio spazio alle attività investigative in ambienti cifrati, con un focus specifico sulla raccolta, conservazione e analisi della prova digitale, rispondendo alle crescenti esigenze di validità e affidabilità richieste dai contesti giudiziari. 

MARCO STELLA
Docente presso l’Accademia e la Scuola di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza nelle materie di Informatica, Open Source intelligence e investigazioni online. Autore di numerose pubblicazioni e relatore in convegni sui temi della Social Network Analysis, della Blockchain Intelligence e delle applicazioni di Intelligenza Artificiale.

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Il caso Unit 8200: quando una struttura segreta emerge dalle fonti aperte

Nel 2019 il Center for Security Studies dell’ETH Zürich pubblicò lo studio di Sean Cordey dedicato alla Unit 8200, unità SIGINT [7] delle Forze di difesa israeliane. Il lavoro è interessante non tanto perché svela un singolo elemento riservato, quanto perché mostra il funzionamento dell’analisi OSINT: raccogliere tracce disperse, confrontarle, attribuire loro un diverso grado di affidabilità e distinguere ciò che è documentabile da ciò che appartiene a reputazione, propaganda o narrazione mediatica. L’autore presenta infatti l’obiettivo come quello di separare, per quanto possibile, «myth, propaganda and reality». [8]

La ricerca ricostruisce storia, organizzazione, cultura interna, processi di selezione, rapporti con il settore privato e capacità attribuite all’unità. Descrive inoltre Hatzav, componente OSINT che, secondo le fonti esaminate, avrebbe monitorato nel tempo televisioni, radio, stampa, internet e social media. Il punto metodologico è più importante del dettaglio operativo: anche una realtà costruita per essere opaca produce una scia informativa. Se le tracce vengono conservate e correlate, possono generare conoscenza nuova senza ricorrere, almeno nella fase di ricerca, a intercettazioni o accessi abusivi.

Dalla fonte all’intelligence: il valore nasce dalla correlazione

L’OSINT non coincide con una ricerca avanzata su Google. Una pagina web, una fotografia, una mappa, un profilo professionale, un dominio internet o un post social costituiscono soltanto fonti. Il salto qualitativo avviene quando dati provenienti da contesti differenti vengono comparati, datati, geolocalizzati e verificati reciprocamente. Informazioni prive di particolare significato, considerate singolarmente, possono far emergere una relazione, una cronologia o una circostanza che nessuna fonte rendeva esplicita.

Per il diritto è utile distinguere tre livelli. La fonte è il luogo dal quale il dato viene acquisito; l’informazione è ciò che quella fonte rappresenta; l’inferenza è la conclusione ricavata collegando più informazioni. La distinzione è essenziale perché un’inferenza plausibile non diventa automaticamente un fatto. L’analista, il consulente o l’avvocato devono poter ricostruire il percorso logico che conduce dalla fonte alla conclusione e indicare quali passaggi siano direttamente verificabili e quali, invece, abbiano natura interpretativa.

Dalla Unit 8200 all’AISE: cosa dicono davvero le fonti pubbliche italiane

Il confronto con l’Italia richiede prudenza. Le fonti pubbliche non consentono di descrivere procedure operative riservate né di attribuire ad AISE o AISI [9] l’impiego di uno specifico strumento in una determinata attività. Consentono però di documentare che le fonti aperte fanno parte da tempo dell’orizzonte informativo del Comparto.

Già la Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza relativa al 2011 segnalava un «costante e sistematico monitoraggio» delle fonti aperte e specificava che, nel caso dell’AISE, esso aveva riguardato anche testi in lingue rare. [10]

Il quadro pubblico è oggi molto più tecnologico. Nel 2026 il Sistema ha ricercato professionalità con capacità avanzate di OSINT, SOCMINT e analisi deep/dark web [11], includendo espressamente tool OSINT, automazione dello scraping, gestione di API, piattaforme di social media monitoring, analisi di contenuti testuali e multimediali, geolocalizzazione e valutazione dell’affidabilità delle fonti. [12]

La Relazione al Parlamento 2026 aggiunge un elemento ulteriore: cinque casi studio elaborati con intelligenza artificiale generativa, esclusivamente su dati…


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 Guido De Vito

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