Dalla Russia all’Iran, il terrorismo sponsorizzato dagli Stati cambia natura. Reclutamento online, criminalità organizzata, criptovalute e intermediary sacrificabili trasformano la violenza clandestina in un servizio acquistabile a distanza. Una mutazione che impone all’Europa di ripensare profondamente le strategie di intelligence, controspionaggio e sicurezza nazionale
02/11/2026
Il terrorismo del XXI secolo sta attraversando una trasformazione che rischia di modificare radicalmente le categorie attraverso le quali le democrazie occidentali interpretano le minacce alla sicurezza nazionale. Non si tratta soltanto dell’evoluzione tecnologica delle organizzazioni estremiste, né della crescente disponibilità di strumenti digitali per pianificare attentati. Il cambiamento è più profondo: riguarda la progressiva trasformazione del terrorismo in un servizio esternalizzato, acquistabile, organizzabile e gestibile a distanza, anche da apparati statali. È il paradigma del Terrorism-as-a-Service (TaaS), una nuova configurazione della violenza clandestina nella quale Stati, organizzazioni criminali e individui reclutati attraverso piattaforme digitali finiscono per convergere all’interno di reti operative flessibili, temporanee e difficilmente attribuibili. A supporto della conferma di questo scenario troviamo alcuni recenti studi che confermano come reti russe e iraniane, attive in Europa tra il 2022 e il 2026, abbiano di fatto trasformato il terrorismo non più in una militanza ideologica ma in una proiezione di molteplici prestazioni criminali commissionate nell’ambito di precise strategie politiche da conseguire.
Dalla radicalizzazione ideologica al terrorismo su commissione
Per decenni, i modelli tradizionali dell’antiterrorismo hanno privilegiato l’analisi dei processi di radicalizzazione, delle appartenenze ideologiche e delle strutture organizzative dei gruppi estremisti. Il terrorismo di matrice jihadista, quello politico e quello etnonazionalista hanno storicamente presentato, pur con differenze sostanziali, un elemento comune: l’esistenza di una motivazione ideologica capace di orientare il comportamento degli esecutori. Il modello emergente rompe parzialmente questo schema, poiché l’esecutore di un attentato può non conoscere il mandante, non condividere alcuna causa politica e persino ignorare la reale finalità strategica dell’operazione alla quale partecipa. In altri termini, può trattarsi di un piccolo criminale, di un soggetto economicamente vulnerabile, di un giovane reclutato online o di un individuo attratto esclusivamente dalla prospettiva di un compenso. L’ideologia, di conseguenza, viene sostituita dalla remunerazione, l’appartenenza organizzativa dalla disponibilità occasionale e la fedeltà politica da una relazione contrattuale clandestina. Questa trasformazione introduce una criticità fondamentale per gli apparati di sicurezza: un individuo privo di precedenti estremisti potrebbe diventare improvvisamente l’esecutore di un’operazione riconducibile agli interessi strategici di una potenza straniera. Il tradizionale profilo del terrorista, pertanto, rischia di perdere parte della propria efficacia predittiva.
Il modello operativo: esternalizzazione, reclutamento e direzione digitale
Questo nuovo modello operativo, che sta assumendo particolare rilevanza nell’ambito del terrorismo e della criminalità organizzata, si basa su tre dinamiche fondamentali.
- Esternalizzazione della violenza. Gli apparati statali possono affidare determinate operazioni a intermediari criminali che, a loro volta, reclutano ulteriori soggetti. Si costruiscono così catene operative multilivello, nelle quali la distanza tra il mandante e l’autore materiale rende particolarmente complessa l’attribuzione delle responsabilità.
- Reclutamento opportunistico. Le organizzazioni criminali e le piattaforme digitali consentono di individuare soggetti disponibili a compiere attività illegali dietro compenso, indipendentemente dalle loro convinzioni.
- Direzione a distanza. È probabilmente la più innovativa, e si basa sull’utilizzo di applicazioni di messaggistica come Telegram, WhatsApp e Snapchat che permettono di instaurare relazioni operative senza contatti fisici. Le criptovalute possono agevolare il trasferimento dei compensi, mentre gli intermediari locali consentono di reperire risorse umane sul territorio.
La conseguenza è la nascita di una sorta di mercato clandestino della violenza geopolitica, nel quale il mandante può commissionare un’operazione senza mobilitare direttamente personale appartenente ai propri servizi di intelligence. Non è difficile individuare le analogie con il modello del Cybercrime-as-a-Service, che ha trasformato la criminalità informatica in un ecosistema di servizi specializzati. La differenza sostanziale risiede nell’obiettivo: non soltanto ottenere un profitto economico, ma produrre effetti politici, strategici e psicologici funzionali agli interessi di uno Stato.
Il primo caso di studio: la strategia russa tra sabotaggio e destabilizzazione attraverso intermediari
I casi riconducibili alla Russia evidenziano come il ricorso a soggetti criminali reclutati online possa rappresentare un’evoluzione delle tradizionali attività clandestine attribuite agli apparati di intelligence militare. Dopo l’invasione dell’Ucraina del febbraio 2022, l’espulsione di numerosi funzionari russi dai Paesi europei ha contribuito, secondo gli autori, a rendere più interessante il ricorso a reti alternative di reclutamento. Emblematico è il caso dell’incendio doloso del marzo 2024 contro un magazzino londinese contenente forniture destinate all’Ucraina, comprese apparecchiature satellitari Starlink. L’operazione coinvolse Dylan Earl, un giovane britannico con precedenti attività criminali, che aveva stabilito contatti attraverso Telegram con soggetti associati al gruppo Wagner. Earl divenne un intermediario, reclutando ulteriori persone per l’esecuzione dell’attacco. Ancora più preoccupante è il caso dei pacchi incendiari spediti nel luglio 2024 attraverso reti logistiche europee. Secondo le indagini richiamate nello studio, una rete di almeno 22 persone avrebbe partecipato a un’operazione attribuita al GRU russo – il servizio di informazioni militari delle Forze armate della Federazione Russa – con dispositivi incendiari destinati a transitare attraverso infrastrutture del trasporto merci. Il rischio che uno di questi dispositivi potesse attivarsi durante un volo civile dimostra come operazioni apparentemente circoscritte possano generare conseguenze strategiche incontrollabili. Il punto centrale è che l’impiego di esecutori scarsamente addestrati non elimina la pericolosità dell’operazione: può, al contrario, aumentarne l’imprevedibilità. Un apparato di intelligence che utilizza criminali occasionali rinuncia infatti a una parte significativa del controllo operativo tradizionalmente esercitato sui propri agenti.
Secondo caso di studio: il modello iraniano, tra convergenza tra apparati statali e criminalità organizzata
Anche l’Iran rappresenta un esempio significativo dell’evoluzione del terrorismo sponsorizzato dagli Stati. Storicamente, le operazioni clandestine riconducibili a Teheran sono state associate soprattutto al Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica, alla Forza Quds e a organizzazioni alleate come Hezbollah….
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Antonio Teti
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