Le due missioni della Global Sumud Flottilla, entrambe interrotte dall’intervento della Marina militare israeliana, si sono svolte nell’autunno 2025 e nella primavera del 2026 e, nonostante nessuna delle due sia riuscita a consegnare materialmente i beni di prima necessità a Gaza, i promotori e gli analisti ne sottolineano il valore politico e simbolico, capace di riaccendere i riflettori dei media internazionali sulla crisi umanitaria della Striscia. In particolare, ci si è anche chiesto, a seguito di numerose denunce pervenute, se tale comportamento dello Stato ebraico potesse configurare i reati di sequestro di persona, di danneggiamento, di tortura, lesioni personali aggravate, di competenza della Procura della Repubblica di Roma per le imbarcazioni battenti bandiera italiana, ai sensi dell’art. 8 del codice penale (delitto politico commesso all’estero), il cui comma 3 prevede che “agli effetti della legge penale è delitto politico ogni delitto che offende un interesse politico dello Stato, ovvero un diritto politico del cittadino”.
Secondo i magistrati romani, le imbarcazioni hanno subito degli “abbordaggi navali avvenuti in violazione del diritto internazionale”, a seguito dei quali i membri dell’equipaggio e gli attivisti sono stati sottoposti a trattamenti degradanti e violenze. Tra le persone iscritte nel registro degli indagati figurano anche i ministri pro-tempore della Difesa Israel Katz e della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir.
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1. Le due missioni della Global Sumud Flottilla
La Global Sumud Flotilla (“Flottiglia del Ṣumūd globale”) è un’iniziativa umanitaria internazionale dalle forti connotazioni politiche portata avanti da alcuni settori della società civile con l’obiettivo di rompere il blocco israeliano della Striscia di Gaza, rifornire di viveri e medicinali la popolazione palestinese affetta dalla carestia come conseguenza dei combattimenti nella Striscia e cercare di stabilire un corridoio umanitario.
Tra la fine di agosto e settembre 2025, circa 40 imbarcazioni sono salpate da diversi porti del Mediterraneo, tra cui Barcellona, Genova, Otranto, Catania, Augusta, Tunisi e Syros.
A bordo viaggiavano più di 500 attivisti provenienti da 44 delegazioni nazionali, inclusi medici, giornalisti e figure di rilievo internazionale (come l’ambientalista Greta Thunberg). La missione trasportava centinaia di tonnellate di aiuti umanitari essenziali, tra cui cibo, acqua e medicinali.
Come riportato dalle testimonianze dirette dei partecipanti, la marina militare israeliana ha intercettato e bloccato la flotta in acque internazionali nei giorni 1 e 2 ottobre. Durante le operazioni, le forze israeliane hanno preso il controllo delle imbarcazioni e requisito le attrezzature di bordo e, successivamente, attivisti, politici e giornalisti che erano imbarcati sono stati condotti al porto di Ashdod, una città israeliana a sud di Tel Aviv a circa 40 chilometri dalla Striscia di Gaza, dove sono stati identificati dalle autorità israeliane. Da qui sono stati trasferiti in una prigione ad alta sicurezza, quella di Ketziot, nel deserto del Negev nel sud di Israele, che è nota per le condizioni di detenzione particolarmente dure.
Nonostante il blocco del 2025, l’iniziativa è proseguita anche nel maggio 2026, arrivando a mobilitare una flotta ancora più ampia (circa 71 imbarcazioni). Nel giugno 2026, una delle navi della Flotilla è persino riuscita a forzare il blocco navale e a raggiungere le coste di Gaza.
Durante le operazioni le forze navali israeliane non hanno atteso l’avvicinamento alla Striscia, ma hanno intercettato la flotta a oltre 960 chilometri da Gaza abbordando circa 22 imbarcazioni al largo di Creta (in piena zona SAR della Grecia) e nei pressi di Cipro. L’intervento in acque internazionali è stato definito dagli attivisti e da diversi parlamentari europei come un “atto di pirateria internazionale”. Gli attivisti fermati (più di 400 civili di circa 40 nazionalità) hanno denunciato di essere stati sottoposti a pestaggi, insulti, umiliazioni sistemiche e privazioni. Una volta trasferiti coattivamente in territorio israeliano, sono stati trattenuti prima del definitivo rilascio e rimpatrio.
2. I provvedimenti della Procura della Repubblica di Roma
La Procura della Repubblica di Roma ha iniziato a iscrivere formalmente le autorità israeliane nel registro degli indagati a partire dal 7 e 8 giugno 2026, per poi allargare l’inchiesta all’intera catena di comando il 16 ottobre 2026.
Secondo gli elementi raccolti a seguito degli esposti presentati da circa 50 cittadini italiani rimpatriati, la condotta delle forze israeliane avrebbe violato i diritti fondamentali e il diritto internazionale.
Durante la fase di abbordaggio, i militari avrebbero preso il controllo dei mezzi con la forza, provocando il danneggiamento e l’inagibilità di diverse imbarcazioni, sequestrando le apparecchiature di comunicazione e le telecamere di bordo.
I magistrati di Piazzale Clodio hanno formalmente iscritto nel registro degli indagati ben 14 esponenti di spicco delle autorità israeliane, ricostruendo l’intera catena di comando politica, militare e penitenziaria.
Il fascicolo d’indagine, aperto in seguito agli esposti presentati, ipotizza reati di estrema gravità:
- tortura e trattamenti crudeli, disumani o degradanti (art. 613-bis del c.p.);
- sequestro di persona (art. 605 c.p.) con le circostanze aggravanti previste dagli articoli 112 c.p. (numero di persone concorse nel reato superiore a cinque) e 585 c.p. (uso delle armi);
- lesioni personali aggravate (art. 582 c.p., in combinato disposto con l’art. 583 c.p. -lesioni gravi o gravissime) e l’art. 585 c.p. (aggravanti speciali);
- rapina (art. 628 c.p.), la confisca delle barche e dei viveri potrebbe configurare il reato in relazione al sequestro di beni personali e attrezzature giornalistiche. Nell’evento di cui si discute potrebbe configurarsi una rapina propria (art. 628, comma 1, c.p.) perché la violenza o la minaccia sono stati contestuali alla sottrazione della cosa. Le aggravanti sono consistite nell’uso di armi da guerra (rapina a mano armata, art. 628, terzo comma, n. 1);
- danneggiamento con pericolo di naufragio per le modalità violente con cui sono stati condotti gli abbordaggi in acque internazionali (art. 429 c.p.).
L’aspetto più rilevante a livello internazionale dell’iniziativa della magistratura romana è il coinvolgimento diretto dei massimi vertici del governo e della sicurezza di Israele. Tra i 14 indagati figurano, infatti, Israel Katz, in qualità di Ministro della Difesa e Itamar Ben-Gvir, Ministro della Sicurezza Nazionale (nei suoi confronti pesa anche l’accusa specifica di aver rivolto parole di scherno e umiliazione agli attivisti nel porto di Ashdod mentre si trovavano immobilizzati, inginocchiati e con le mani legate), i massimi vertici dell’IDF (le Forze di Difesa Israeliane), inclusi i comandanti della Marina Militare e i responsabili della Polizia israeliana e dell’Amministrazione Penitenziaria (il servizio carcerario incaricato della detenzione temporanea degli attivisti prima del rimpatrio).
L’indagine ha superato i…
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