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Foto: Paracetamolo / Analog Milano
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In arrivo il 20 novembre “RIVA”, il nuovo album di Salba distribuito in digitale da Artist First.
Con questo nuovo lavoro, Salba costruisce un racconto in cui le esperienze personali diventano materia per interrogarsi sul proprio modo di stare al mondo.
Le città, gli incontri e i legami alimentano una scrittura libera e frammentaria, sostenuta da un suono caldo e analogico che intreccia cantautorato italiano e sensibilità contemporanea.
Ne emerge un disco in equilibrio tra introspezione e apertura, in cui anche l’incertezza trova spazio e valore, trasformandosi in un’occasione per accogliere nuove prospettive senza rinunciare alle proprie radici.
Biografia
Salba è un cantautore che costruisce la propria identità tra immagini urbane e una scrittura diretta, capace di trasformare esperienze personali in racconti condivisibili.I suoi primi lavori si muovono all’interno di un immaginario fatto di città, notti e relazioni in bilico, con produzioni essenziali che lasciano spazio alla parola e all’atmosfera. Con il tempo, il suo percorso artistico evolve verso una dimensione più ampia, mantenendo un linguaggio immediato ma aprendosi a sonorità più ricche e suonate. Un’evoluzione che riflette anche un ritorno a una dimensione più autentica,legata alle radici siciliane dell’artista.Tra collaborazioni e crescita artistica, Salba continua a sviluppare un percorso coerente e in movimento, in cui ogni brano rappresenta un passaggio, una direzione, un cambiamento.
Contatti
INFORMAZIONI E ASCOLTO IN ANTEPRIMA A SOLO SCOPO PROMOZIONALE, NON DIFFONDERE PRIMA DEL 20/11/2026.
SALBA – RIVA
(20/11/2026, distribuzione Artist First)
Artwork: Paracetamolo / Analog Milano
Lettering: Giuseppe Occhipinti
«Conoscere, approfondire e poi sparire di nuovo». È forse tutta qui, in questa frase, la natura di “RIVA”, il nuovo LP di Salba: nel desiderio di attraversare le cose fino in fondo e, subito dopo, sentirne il bisogno di allontanarsi. Non per fuggire necessariamente da qualcosa, ma per lasciarsi attraversare da ciò che accade, dalle persone che arrivano, dai luoghi che cambiano significato, dalle versioni di noi stessi che incontriamo lungo il percorso.
La riva è il punto in cui la terra smette di essere terra e comincia l’acqua. Un confine che, più che separare, mette in comunicazione due mondi. È da qui che prende forma il viaggio di Salba: da un luogo che suggerisce una partenza ma anche la possibilità di tornare, in un movimento continuo tra ciò che conosciamo e ciò che ancora non sappiamo. “RIVA” non racconta una trasformazione radicale, non mette in scena la reinvenzione di un’identità: racconta piuttosto quel lento slittamento dello sguardo che avviene quando iniziamo a vedere le cose da una distanza diversa.
Il disco si muove così tra città e periferie emotive, notti che sembrano non finire, case nuove, feste, treni, strade e incontri fortuiti. Sono luoghi reali che finiscono per diventare stati d’animo, coordinate provvisorie di un’esistenza in movimento. Milano può essere una possibilità, Roma può assomigliare a Berlino, la Sicilia può tornare a farsi origine e approdo: la geografia di “RIVA” non è tanto quella dei luoghi quanto quella delle sensazioni che questi luoghi custodiscono.
Dentro questo viaggio c’è il desiderio di cambiare senza necessariamente diventare qualcun altro, di perdere per un momento i propri riferimenti per capire meglio cosa resta quando tutto intorno si sposta. E ci sono soprattutto gli altri: persone che entrano nella nostra vita quasi per caso, che modificano traiettorie già tracciate, che a volte diventano una destinazione inattesa e altre volte una distanza da imparare ad attraversare. Anche la fragilità, allora, smette di essere qualcosa da nascondere e diventa una forma di conoscenza, un modo diverso di stare dentro le cose.
Musicalmente e nella scrittura, “RIVA” costruisce un racconto frammentario e mobile, nel quale immagini, riferimenti e scorci di vita convivono senza bisogno di essere ricondotti a un’unica direzione. In questo senso il disco può evocare, per la libertà con cui accosta mondi e suggestioni, quella capacità di Franco Battiato di trasformare luoghi, citazioni e dettagli quotidiani in una geografia personale e continuamente cangiante. Allo stesso tempo, nella voce e nell’immediatezza del racconto di Salba si può rintracciare una sensibilità vicina a quella di Daniele Silvestri, filtrata però attraverso una scrittura più istintiva e contemporanea.
“RIVA” è, in definitiva, un disco sul movimento. Sul partire e sul tornare, sul perdersi e sul ritrovarsi, sulla necessità di lasciare qualcosa alle spalle senza sapere esattamente cosa ci aspetta dall’altra parte. Un disco che non pretende di risolvere le proprie domande, ma sceglie di abitarle, lasciandole aperte come una strada ancora da percorrere.
Perché forse crescere non significa sapere finalmente dove andare, ma imparare a stare sulla soglia abbastanza a lungo da poter scegliere, ogni volta, se restare o ripartire.
«”RIVA” è un confine. È il punto in cui la terra incontra il mare, il luogo in cui qualcosa finisce e, nello stesso istante, può cominciare qualcosa di nuovo. È la linea che separa ciò che conosciamo da quello che ancora non possiamo prevedere. È da questa immagine che nasce “RIVA”, il nuovo disco di Salba. La copertina racconta un momento sospeso, tra terra e cielo, luce e ombra. È l’immagine di un passaggio, di qualcosa che sta per cominciare. Un’immagine che evoca il passaggio, un’apertura verso qualcosa che ancora non si conosce. È da lì che nasce “RIVA”. Dalla necessità di cambiare direzione, di lasciare una parte conosciuta della propria vita e attraversare qualcosa di più grande, caotico e imprevedibile per tornare a guardare il mondo con occhi diversi. Riva significa rinascita, ma non come punto di arrivo: come movimento, come possibilità di tornare a vivere con curiosità, libertà e desiderio. Cercare il silenzio, persino la noia. Tornare a innamorarsi delle piccole cose che accadono senza averle programmate. Conoscere persone, luoghi, storie; approfondire, lasciarsi contaminare e poi ripartire.
Conoscere, approfondire e poi sparire di nuovo. Un viaggio continuo.
Da questa idea nasce anche il carattere musicale dell’album: un disco caldo, analogico, italiano e contaminato, in cui la scrittura cantautorale incontra una dimensione urbana e una ricerca sonora fatta di strumenti suonati, arrangiamenti organici e registrazioni analogiche. Un suono fisico, vivo, nel quale la materia degli strumenti diventa parte del racconto. La malinconia non è l’opposto della libertà: in “RIVA” convivono.
Il viaggio comincia dalla title track che ne definisce immediatamente la direzione anche dal punto di vista sonoro. Il brano nasce da un’immagine precisa: «Mi vedo galoppare su un cavallo bianco, lungo una spiaggia del Marocco». Per molto tempo era rimasto un sogno; dopo la scelta di partire è diventato realtà, e proprio da quell’esperienza è nata la canzone. Poi il disco entra nelle città e negli incontri. “Elastico” è urbano, dinamico, fatto di movimento e di possibilità: cambiare pelle, allontanarsi e avvicinarsi senza…
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